Elea, la città delle “buone leggi”: il parco archeologico dell’odierna Velia racconta storie di uomini e mutamenti climatici

images/stories/campania/Velia06_Teatro01.JPG

Giovanni Bosi, Ascea / Campania

Un sito archeologico che va oltre quello che mostra oggi (e non è poco). Qui, intorno al 540 a.C., è arrivato il gruppo di esuli provenienti dalla città greca di Focea (nell’attuale Turchia, all’epoca occupata dai Persiani) ai quali si deve la fondazione dell’antica Elea, nome che deriva dalla vicina sorgente Hyele. Il mare era ad appena un centinaio di metri, adesso ben più lontano, a 750 metri di distanza. Conosciuta per le figure di Parmenide e Zenone, fondatori della scuola filosofica eleatica, la città raggiunse un periodo di grande sviluppo in età ellenistica e in gran parte dell’età romana, quando il suo nome diventa Velia.

 

(TurismoItaliaNews) In Campania, nell’entroterra cilentano, Velia è un luogo magnetico: per la bellezza dei reperti che conserva e per la storia che racconta. Oggi il panorama si presenta in condizioni diverse da quelle dei secoli scorsi per effetto di una successione di eventi climatici. Ma cosa è accaduto? “Al momento della fondazione della città il promontorio dell’acropoli è una penisola protesa sul mare per circa 400-500 metri con due ampie insenature a nord e a sud, protette da una serie di isolette e lagune – spiegano gli archeologi del Mibact – l’Alento e il Palistro sfociano a mare con due foci differenti. Questa morfologia costiera, tra la seconda metà del V e la prima metà del IV secolo a.C. subisce modificazioni radicali a causa di una successione di eventi climatici che determinano un accumulo di sabbie marine grossolane e depositi di sedimenti alluvionali provenienti dalla conoide naturale del Frittolo, provocando l’allontanamento della linea di costa e l’innalzamento del piano di campagna tra i 3 ed i 4 metri. Alla fine del V secolo d.C. tutta la piana velina è di nuovo interessata da alluvioni e colluvioni che, in circa 150-200 anni portano ad un ulteriore innalzamento del piano di campagna di altri 4-6 metri ed un corrispondente allontanamento della linea di costa”.

Elea, la città delle “buone leggi”: il parco archeologico dell’odierna Velia racconta storie di uomini e mutamenti climatici

Elea, la città delle “buone leggi”: il parco archeologico dell’odierna Velia racconta storie di uomini e mutamenti climatici

Le vicende di Elea sono ricche di rimandi alla storia mediterranea e ai contatti e alle tensioni con i popoli del Mare Magnum: Erodoto, lo storico greco vissuto nel V secolo a.C., ha scritto un appassionato racconto delle imprese dei Focei, abili navigatori e ricchi mercanti. Talmente abili nei traffici marittimi da suscitare la preoccupazione di Etruschi e Cartaginesi che, alleatisi, dichiarano guerra. E poi le famose “buone leggi” di Parmenide fondate sull’ordine e sull’uguaglianza tra cittadini, che consentono alla città un periodo di pace sociale e prosperità economica. Fino ai precoci rapporti di alleanza con Roma che, in cambio di navi ed aiuti militari, accorda autonomia politica ed economica; con il riconoscimento di Velia – il nuovo nome che debutta in questo periodo - quale Municipio Romano nell’88 a.C. e l’estensione della cittadinanza romana a tutti i cittadini, che conservano la facoltà di continuare ad usare la lingua greca e coniare moneta. Nel corso del I secolo a.C. il porto fluviale alla foce dell’Alento diventa base navale prima di Bruto e poi di Ottaviano, la città diventa luogo di villeggiatura per i ricchi romani e vi soggiornano Cicerone, Emilio Paolo ed Orazio. “L’insabbiamente dei porti velini e il mutato flusso commerciale romano che predilige le vie terrestri piuttosto che quelle marittime – sottolineano gli archeologi - determina una lenta ma pregressiva decadenza della città; paludi ed acquitrini invadono la zona pianeggiante e la vita si restringe essenzialmente sul promontorio”.

Con il Medioevo l’abitato si ritira sull’acropoli, dove viene costruito un castello. Di questo periodo si conservano la Torre angioina, resti di mura e due chiese, la cappella Palatina e la chiesa di Santa Maria. Le strutture architettoniche della città antica sono immerse in una vasta area di macchia mediterranea e di rigogliosi uliveti, costituendo uno splendido connubio tra archeologia e natura.

Elea, la città delle “buone leggi”: il parco archeologico dell’odierna Velia racconta storie di uomini e mutamenti climatici

Elea, la città delle “buone leggi”: il parco archeologico dell’odierna Velia racconta storie di uomini e mutamenti climatici

Elea, la città delle “buone leggi”: il parco archeologico dell’odierna Velia racconta storie di uomini e mutamenti climaticiTra le testimonianze più interessanti del parco archeologico, c’è ad esempio il cosiddetto “pozzo sacro”, profondo poco più di 6 metri, costruito con la tecnica “a scacchiera”, adottata nel III secolo a.C. Interpretato alla sua scoperta come luogo di culto, in realtà rientra in un articolato sistema di convogliamento e raccolta delle acque che percorreva la città antica. C’è il teatro, il cui impianto originario risale al 300 a.C., anche se la struttura attualmente visibile è il risultato di una ristrutturazione di età romana, intorno al II secolo d.C. La gradinata comprende 22 file di sedili, divisi in cinque settori di uguale altezza e poteva contenere circa 2.000 spettatori; è rimasto in funzione almeno fino al quinto secolo, quando l’impianto della cittadella medievale ha stravolto completamente tutta l’area dell’acropoli. Da guardare con attenzione è pure quel che resta delle case costruite sulle pendici meridionali del promontorio, utilizzando i dislivelli naturali: ciascuna abitazione è composta da due o tre vani con corti scoperti; la caratteristica è la tecnica costruttiva, che utilizza una muratura a secco con pietre tagliate a poligoni con spigoli ricurvi, peculiare della Ionia da cui provenivano i Focei.

Ma di certo il monumento più celebre della città antica è Porta Rosa, scoperta nel 1964: è un arco in pietra arenaria dalle tenui tonalità rosate, con una volta a tutto sesto sostenuta da due piedritti. “Non ha una funzione di porta – sottolineano gli archeologi – ma di sosstruzione al passaggio nella stretta gola e rientra nel programma di risistemazione della città della fine del IV secolo a.C.. Infatti il collegamento tra le due zone della città, a nord e sud del promontorio, viene potenziato con il taglio della collina nel punto più stretto della gola; possenti muri di contenimento, disposti a gradoni, ne sostengono i pendii, mentre una vera e propria porta, protetta da una torre posta sul crinale, che chiude il passaggio. L’arco monumentalizza il valico e consente, al di sopra, il passaggio della via che collega l’acropoli alla parte estrema del territorio della città, difeso dal fortilizio di Castelluccio”. Una frana databile alla metà del III secolo a.C. chiuderà il valico e ne cancellerà il percorso, sino alla sua riscoperta.

Elea, la città delle “buone leggi”: il parco archeologico dell’odierna Velia racconta storie di uomini e mutamenti climatici

Legata a Porta Rosa, c’è la Via di Porta Rosa, l’arteria principale della città che collegava il Quartiere settentrionale a quello meridionale. Larga 5 metri, con una pendenza nel tratto più ripido del 18%, è pavimentata con blocchetti di calcare posti di coltello, cordoli in blocchi squarati e, su un lato, una cunetta per il deflusso delle acque piovane. La costruzione, nell’ambito della risistemazione della città in età ellenistica (IV – III secolo a.C.) è ritenuta una delle opere di maggiore impegno e capacità tecnica.

L’Apostolo ritrovato. Intorno al quinto secolo qui furono ritrovate le spoglie dell’apostolo ed evangelista Matteo, rimaste sepolte per circa quattro secoli. Il corpo del santo, collocato in un vano costruito con i tipici mattoni velini, fu rinvenuto dal monaco Atanasio che lo trasferì nella chiesa di San Matteo al Duo Flumina a Casal Velina Marina, a circa 2 chilometri di distanza, sorta sulle vestigia della chiesa greca di San Zaccaria.

Elea, la città delle “buone leggi”: il parco archeologico dell’odierna Velia racconta storie di uomini e mutamenti climatici

Elea, la città delle “buone leggi”: il parco archeologico dell’odierna Velia racconta storie di uomini e mutamenti climatici

Suggerimenti per visitare il parco archeologico
I percorsi di visita suggeriti sono tre. Il primo ha una durata di circa un’ora e mezza e consente di visitare i principali monumenti della città antica. Si entra in città da Porta Marina Sud e si visita il complesso romano dell’Insula II e le Terme del Quartiere meridionale. Salendo lungo Via di Porta Rosa si costeggia il Santuario di Asclepio e si giunge a Porta Rosa. Scendendo, al bivio, si sale verso l’acropoli dove si visita il Quartiere Arcaico, il teatro e la terrazza superiore del tempio; si raggiunge la chiesetta medievale (la cosiddetta Cappella Palatina), sede di un lapidario, si ridiscende verso l’uscita.

Il secondo percorso, realizzabile in cinque ore, permette la visita ad un maggior numero di monumenti. Nel Quartiere meridionale il primo percorso viene integrato dalla visita ad una casa dell’Insula I e al circuito delle mura, fino alla Torre Circolare. A mezza costa si entra nel Santuario di Asclepio, visitandone la piazza e la fontana; lungo la salita di Porta Rosa si visita il complesso delle Terme ellenistiche. Sull’acropoli il percorso consente di completare la visita dei monumento del Santuario con i portici e la chiesetta settecentesca ed infine si sale lungo il crinale della collina visitando il Santuario di Poseidone e, percorrendo il circuito delle mura, si arriva alla sella di Porta Rosa. Scendendo dall’acropoli è possibile visitare il Quartiere occidentale e la Casa degli Affreschi.

Elea, la città delle “buone leggi”: il parco archeologico dell’odierna Velia racconta storie di uomini e mutamenti climatici

Elea, la città delle “buone leggi”: il parco archeologico dell’odierna Velia racconta storie di uomini e mutamenti climatici

Il terzo percorso si realizza in due giorni e consente la visita antica nella sua interezza, estesa anche all’organizzazione del territorio circostante. Il primo giorno è dedicato completamente alla visita della città, percorrendo l’intero circuito murario fino al fortilizio di Castelluccio, costeggiando, nella discesa verso il mare, il quartiere e le Terme al Vignale. Il secondo giorno è dedicato alla visita degli abitati disposti nell’entroterra, con i quali la città manteneva strette relazioni: Moio della Civitella, abitato lucano, racchiuso da una poderosa cinta muraria con una spettacolare porta d’ingresso, in una posizione di suggestiva bellezza, a controllo di un’ampia e splendida vallata; Roccagloriosa, abitato lucano a ridosso di Palinuro, racchiuso anch’esso da una poderosa cinta di mura.

 

Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
(A.F.)

 

Chi siamo

TurismoItaliaNews, il web magazine che vi racconta il mondo.

Nasce nel 2010 con l'obiettivo di fornire un'informazione efficace, seria ed obiettiva su tutto ciò che ruota intorno al turismo...

Leggi tutto

Questo sito utilizza cookie, di prima e di terza parte, per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la Cookie Privacy...