Bellezza, storia, tesori e grandi vini: in Libano tutto il gusto dell’antico Monastère St. Jean di Khounchara

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Giovanni Bosi, Khounchara / Libano

Una cantina per pregiate produzioni vinicole in uno dei più antichi monasteri del Libano. Un’eresia? Nient’affatto, perché rappresenta la continuità di una tradizione che a ben guardare è radicata, anzi è strettamente legata al Cristianesimo per il significato sacro del vino. E il tutto in un luogo che rappresenta moltissimo non solo per la fede: è qui che è nata la prima tipografia araba del Medio Oriente. E’ il Monastère St. Jean di Khounchara, sul Monte Libano. Siamo andati a vedere.

 

(TurismoItaliaNews) Essere in Libano e non andare al monastero di San Giovanni Battista sarebbe davvero un peccato. Per tanti motivi: per la sua bellezza, per il suo valore storico, per la storia che racconta, per i tesori che conserva, per degustare grandi vini. Partiamo da Beirut per spostarci verso il distretto di al-Matn, a 45 chilometri dalla capitale, fino a trovarci al cospetto del Monastère, costruito alla sommità di una collina caratterizzata nella parte sottostante da terrazzamenti e muretti a secco che sorreggono i filari di vite.

Bellezza, storia, tesori e grandi vini: in Libano tutto il gusto dell’antico Monastère St. Jean di Khounchara

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Ad attenderci c’è Padre Charbel: è lui a guidarci attraverso le bellezze dell’edificio sacro fondato tra il 1696 e il 1697 e gestito dai monaci dall'Ordine Chouerita Basiliano, che si ispirano cioè alla regola di San Basilio, nato nel 330 e morto nel 379. Il primo documento che attesta la produzione di vino fra queste mura è datato 1720, vino dolce destinato alla consacrazione durante la celebrazione della messa, quando questa zona era occupata dagli Ottomani e dunque in presenza del divieto di produrre alcolici se non per usi religiosi. Nel corso del tempo questa necessità ha spinto i monaci a migliorarsi sempre più, fino ad arrivare al 2006 quando è stata impiantata la vera e propria cantina secondo le tecniche dell’enologia moderna, con lo scopo di commercializzare il vino prodotto, impiegando vitigni tipici del Libano come l’Obeideh, che ricorda nel suo bouquet il gelsomino, o vitigni internazionali come il Cabernet Sauvignon, il Cabernet Franc, il Merlot, il Syrah o il Nebiolo.

Quassù, sotto i pini secolari del Monte Libano, le uve sono dorate dal potente sole della montagna e i segreti della terra (alti livelli di umidità e terreno filtrante) danno al vino un tocco di eccezionale armonia e finezza. “È puramente la conseguenza di una benedizione della Terra e del Cielo” dicono al monastero. La cornice è proprio quella del Monte Libano, la catena montuosa che si estende attraverso l'intero Paese, correndo parallelamente alla costa mediterranea e sulla quale ad alta quota sopravvivono boschi di cedri del Libano, con la spettacolare “Foresta dei cedri di Dio” protetta ed alcune zone dichiarate riserve naturali, come quella di Horsh Eden e la Riserva delle foreste di Tannourine.

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Di fatto in questa zona i monaci sono i soli a dedicarsi al vino, la cui produzione in Libano è comunque concentrata per lo più nella Valle della Bekaa. Con il brand “Cave du Monastère St Jean” si producono mediamente 30-35mila bottiglie tra Bianco, Rosso e Rosee destinato al mercato locale ma anche all’export in Francia e a Londra. Belle le etichette delle bottiglie e ottimi i contenuti: ad esempio lo Chateau Les Pins (assemblaggio di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Mouvèdre e Syrah) o il Cuvée Zakher – blend di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Syrah – è un omaggio ad Abdallah Zakher, il fondatore della prima stampa di caratteri arabi in Libano proprio in questo monastero, dove è anche allestito un museo con tutti pezzi originali: torchi manuali, caratteri mobili, lastre, arnesi, pubblicazioni, una macchina tipografica prodotta nel 1868 dalla famosa officina Amos Dell'Orto di Monza.

Tutto questo si deve, come detto, ad Abdallah Zakher (1684–1748), siriano di Aleppo, filosofo, teologo, scrittore, artigiano nonché tipografo: era un cristiano melchita al tempo del ristabilimento della comunione con la Chiesa di Roma, cui si deve nel 1733 la prima macchina da stampa nel Medio Oriente che utilizzava caratteri mobili arabi.

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Bellezza, storia, tesori e grandi vini: in Libano tutto il gusto dell’antico Monastère St. Jean di Khounchara

Il monastero (conosciuto anche come monastero et-Tabcheh) oltre alla sua collezione di icone e alla sua biblioteca, ha al suo interno tre chiese, una dedicata a San Giovanni Battista che risale al dodicesimo secolo, e un’altra intitolata a San Nicola con un’iconostasi in legno di quercia in rilievo.

La visita di ogni angolo del Monastère St. Jean si rivela insomma una grande esperienza, davvero imperdibile e soprattutto irrinunciabile.

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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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