I mosaici di Pupput, l’area archeologica a due passi da Hammamet era la Colonia Aurelia Commoda Pia Felix Augusta

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Giovanni Bosi, Pupput / Tunisia

Il suo nome è cambiato più volte nel corso dei secoli, ma di certo Pupput (Colonia Aurelia Commoda Pia Felix Augusta Pupput secondo i Romani oppure Souk el-Obiod o Souk el-Abiod ) è un sito archeologico che ha molto da raccontare e da mettere in mostra, mosaici inclusi. Situato a una manciata di chilometri a nord-ovest della medina di Hammamet, era una colonia romana che ha tramandato ai posteri interessanti reperti . Siamo in Tunisia, dove le sorprese non finiscono mai.

 

(TurismoItaliaNews) Diciamo subito che questa area archeologica non è privilegiata tra i più blasonati e tutti straordinari, antichi siti della Tunisia mediterranea. Questa terra ha condiviso praticamente tutto con la penisola italica e “leggere” il passato attraverso l’archeologia evidenzia moltissimi capitoli in comune. Così anche a Pupput gli scavi condotti a seguito di scoperte occasionali, dovute all’edificazione in zona, hanno permesso di salvaguardare parte della necropoli e una grande zona residenziale del passato, con un complesso di impianti termici ed idraulici. Scavi che hanno portato alla luce arredi funerari ed elementi decorativi architettonici, in particolare pavimentazioni con mosaico che rivelano un agiato stile di vita.

Secondo quanto hanno potuto ricostruire gli storici, Pupput risulta menzionata per la prima volta nel 168 dopo essere stata eretta come una città amministrata da un consiglio di funzionari eletti, assumendo una certa importanza nel II e III secolo, periodo in cui ha consolidato il proprio assento con la realizzazione di numerosi monumenti pubblici. Nel Medioevo la città è stata poi difesa da una cittadella bizantina, finendo poi (come tutta la Tunisia) sotto il dominio arabo alla fine del VII secolo.

Il territorio su cui sorge è una regione agricola, densamente occupata nell’antichità, probabilmente abitata fin dal V secolo a.C. dai Berberi e dai Cartaginesi, anche se le abitudini puniche non sarebbero state assorbiti nella zona di Pupput. Da semplice vicus del territorio di Cartagine ai tempi di Antonino Pio, imperatore romano dal 138 al 161 (cui si devono ad esempio le Terme cartaginesi  ai piedi dell’attuale collina di Borj Djedid, assolutamente da visitare nella zona di Tunisi) Pupput raggiunge il rango di colonia onoraria sotto l’imperatore Commodus, tra il 185 e il 192. Stando a una dedica a Licinius risalente agli inizi del IV secolo e conservata al Museo del Bardo, il nome romano della città è Colonia Aurelia Commoda Pia Felix Augusta Pupput.

Ma cosa c’è da vedere a Pupput? Intanto le terme, espressione di una irrinunciabile qualità della via in epoca romana. E poi domus con peristili e mosaici di ottima fattura (da evidenziare che la scuola tunisina dei mosaici ha saputo raggiungere livelli altissimi come dimostrano le opere d’arte conservate al Bardo e negli altri musei tunisini), iscrizioni, sculture. Già nel diciannovesimo secolo veniva citata la presenza in zona di installazioni idrauliche (tra cui un acquedotto da Wadi el-Faouara a Siagu) e persino un teatro e un anfiteatro. Purtroppo c’è da rilevare che molti resti sono oggi scomparsi a causa delle successive trasformazioni urbanistiche.

La scoperta - ad appena 300 metri dal sito di Pupput – di quella che è la più grande necropoli romana in Africa ha consentito di superare la scarsità di testi e fare nuova luce sul passato della città. La casa con triclinium in bianco e nero (la stanza in cui veniva servito il pranzo) è tipica delle case dell’Africa romana, con un peristilio circondato da un viridarium circondato da un colonnato e fiancheggiato da una fontana; a nord del portico sono due spazi tra cui la sala da pranzo pavimentata con un mosaico bianco e nero.

L’edificio del satiro e della menade si articola in un lungo corridoio a nord intorno al quale si trovano una serie di appartamenti indipendenti, alcuni dei quali sono pavimentati con mosaici, tra cui un mosaico geometrico policromo con una scena del Satiro e di menadi che ha dato il nome alla struttura. La casa con il peristilio figurato (alla quale è annesso un complesso termale) è dotata di stanze pavimentate con mosaici con decorazioni policrome geometriche e floreali; il mosaico del cortile riproduce sul terreno l'ombra delle colonne del portico che la circondano, da cui deriva il nome dello stesso portico. La domus detta “del viridarium a nicchie” prende il nome dalle nicchie semicircolari del cortile centrale. Le terme di medie dimensioni hanno purtroppo perduto il loro frigidarium e la palestra, mentre la basilica è scomparsa sotto le fondamenta di un hotel; solo un mosaico tombale è stato salvato dall’Istituto nazionale del patrimonio.

Il tema dei mosaici è un argomento decisamente appassionante in Tunisia. Per averne contezza si deve andare necessariamente al Museo del Bardo, a Tunisi, allestito nell’antico Palazzo del bey rinnovato e ampliato nel 2012. E’ qui che si conserva una collezione unica di antichità romane, alle quali si aggiungono le testimonianze di tutta la storia della Tunisia, dall'antica Cartagine all'epoca ottomana. Quando si entra nell’ampio nuovo atrio del museo, in cui domina il colore bianco, l’attenzione è attratta dall’immenso mosaico che mostra scene mitologiche intorno al carro del dio Nettuno.

Da lì in poi è tutta una scoperta: le strane dee cartaginesi, le opere d'arte ellenistiche ripescate al largo di Mandia, le statue di marmo che ornavano i templi romani. Ma anche il patrimonio ebraico di Tunisi e le misteriose stele con raffigurate divinità numide. Non manca evidentemente l’arte islamica tunisina con astrolabi, manoscritti preziosi, ceramiche. Ma soprattutto l’ammirazione è per quei capolavori creati dai mosaisti della Tunisia, i piu rinomati del mondo romano. Realistici, vivi e ricchi di sottili sfumature, questi quadri raccontano le avventure di Ulisse e i lavori nei campi, i giochi nell'anfiteatro e gli dei dell'Olimpo. Davvero un appassionante viaggio nel tempo.

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