Nell’Oratorio l’antico splendore del ciclo pittorico secentesco restaurato

A Torino nella Sacrestia della Cappella di Sant’Uberto è finalmente riallestito, dopo un intervento di restauro curato dal Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, il ciclo pittorico del distrutto Oratorio della Compagnia di San Paolo, in origine annesso all'antico palazzo del Monte di Pietà della città sabauda. Per tale grandioso progetto furono chiamati i pittori di maggior successo sulla scena torinese.

 

 

(TurismoItaliaNews) Si tratta non solo di una delle più prestigiose imprese pittoriche del barocco piemontese, ma anche di uno dei più rilevanti cicli secenteschi interamente dedicati a San Paolo Apostolo, riunito ed esposto al pubblico per la prima volta dal 1876, nell'anno in cui si celebrano i 450 anni della fondazione della Compagnia di San Paolo.

 

 

Le dieci tele superstiti del ciclo secentesco - ideato da Emanuele Tesauro, il più grande letterato sabaudo del Seicento – oggi appartenenti alle collezioni d'arte di Intesa Sanpaolo, sono opera di diversi artisti di corte come Charles Dauphin e Bartolomeo Caravoglia, attivi anche per la Reggia sotto la regia dello stesso Tesauro.

Per tale grandioso progetto furono chiamati i pittori di maggior successo sulla scena torinese: il lorenese Charles Dauphin, tra gli artisti più accreditati a corte, i piemontesi Giovanni Bartolomeo Caravoglia, confratello sanpaolino, autore di ben sette quadri per l'Oratorio (di cui due oggi dispersi) e Giovanni Francesco Sacchetti. Non mancarono anche tempestivi aggiornamenti sulle novità pittoriche rappresentate dal genovese Pietro Paolo Raggi e dal trentino Andrea Pozzo (autore di un’opera aggiunta nel 1689, a ciclo ultimato, oggi perduta). Nel 1686 la Compagnia decise di ornare ogni tela con lo stemma del rispettivo confratello committente. Nello stesso periodo furono anche ridipinte in eleganti cartigli. alla base dei dipinti, le iscrizioni di Tesauro.

Il ciclo dell'Oratorio fornisce un'eccezionale panoramica sui protagonisti del Barocco piemontese del secondo Seicento. Quasi tutti erano membri della Compagnia di San Luca (associazione professionale degli artisti torinesi nata nel 1652). Alcuni, come Dauphin e Caravoglia, lavorarono nei maggiori cantieri sabaudi del tempo, dal Palazzo Reale al Palazzo di Città. A Venaria lo stesso Tesauro ideò, nel 1659-60, il programma iconografico della Reggia dove furono attivi Dauphin e Caravoglia (nella Sala di Diana) mentre Sacchetti fu l'autore del ritratto inciso della duchessa Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours in apertura del libro Venaria Reale. Palazzo di piacere e di caccia di Amedeo di Castellamonte.

Nel 1703 il ciclo pittorico fu trasferito nel nuovo Oratorio in via Monte di Pietà a Torino (definitivamente chiuso nel 1876) con un allestimento che mirava ad evidenziare l'importanza delle famiglie committenti delle opere piuttosto che la coerenza cronologica delle storie di San Paolo. Gli inventari settecenteschi specificano inoltre che i quadri avevano ricche cornici lignee, intagliate e dorate su fondo turchino (ora perdute), che uniformavano le diverse dimensioni delle tele.

L'allestimento proposto in mostra si ispira ai progetti iconografici di Tesauro, offrendo una lettura basata sulla sequenza cronologica delle storie di san Paolo.

Gli ambienti che terminano il percorso di visita sono dedicati a "Ombre e luci: la Fabbrica del Restauro", la storia degli ultimi due secoli della Reggia raccontata attraverso la rievocazione del periodo militare e dell'abbandono, dibattito culturale sul recupero funzionale e le nuove destinazioni d'uso, gli interventi di recupero, sino alla rinascita della fine anni Novanta avvenuta con il complesso lavoro del "Progetto La Venaria Reale", il più rilevante cantiere d'Europa per i beni culturali, che ha portato alla grande inaugurazione del 2007.

Ulteriori spazi allestiti nelle Botteghe del Cortile delle Carrozze ospitano la descrizione delle tecniche applicate, la storia e teoria del restauro, i materiali sperimentali sviluppati e portati a produzione.

 

 

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