Il Divin Poema di Foligno, nel 1472 realizzata a due passi da Piazza Grande la prima edizione a stampa della “Commedia” di Dante

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Giovanni Bosi, Foligno / Umbria

Dal punto di vista commerciale l’iniziativa fu fallimentare, ma certo è che quell’11 aprile 1472 a Foligno era stata compiuta un’impresa culturale storica: la prima edizione a stampa della “Divina Commedia” di Dante Alighieri. Oggi di quella tiratura ne esistono nel mondo appena trentadue esemplari originali, stimato ciascuno un milione di dollari.

 

(TurismoItaliaNews) Se il divin poema è conosciuto ed apprezzato nei cinque continenti per il suo grande valore letterario e poetico, grazie anche al contributo di artisti come Roberto Benigni, ancora non tutti sanno che il primo libro stampato dell’opera dantesca è un primato tutto folignate. Nella città della Quintana, come ormai per antonomasia è ribattezzata Foligno, in Umbria, sono orgogliosi di questo particolare e non a caso la Biblioteca Comunale di piazza del Grano è intitolata a Dante Alighieri.

La Biblioteca Comunale di Foligno e la grande targa di pietra con incise la prima e l'ultima pagina della "Divina Commedia" stampata a Foligno

Il suggello è arrivato con l’apposizione sulla facciata principale del grande “cubo” di pietra bianca e rosa (firmato dall'architetto Arriguo Rudi) di una lastra di pietra su cui sono incise la prima e l’ultima pagina della Divina Commedia. E cioè quell’editio priceps che il prototipografo maguntino Giovanni Numeister insieme ad Evangelista Angelini di Trevi e con la collaborazione dello zecchiere folignate Emiliano Orfini, diedero alle stampe in un palazzo a pochi metri da Piazza Grande, l’attuale piazza della Repubblica su cui si affaccia oggi il palazzetto Orfini (parte integrante del Palazzo comunale) sopra al cui ingresso campeggia una lapide che ricorda proprio questa circostanza.

E che a distanza di centinaia di anni, è tornato ad ospitare un apposito Museo voluto dal Comune di Foligno. Al cui interno c'è anche il busto bronzeo del massimo poeta della lingua italiana, realizzato dall’artista Sergio Marini, inizialmente collocato all’interno della Biblioteca (che fu istituita a palazzo Trinci da monsignor Michele Faloci Pulignani il 4 novembre 1946, mentre l’attuale nuova sede è stata inaugurata dal sindaco Maurizio Salari il 29 novembre 1997, nel mezzo della crisi sismica umbro-marchigiana). Legare i nomi di Dante e della Divina Commedia alla Biblioteca Comunale è ben più di un fatto simbolico: è riscoprire e valorizzare una peculiarità del territorio (dove nei secoli sono state attivissime cartiere per la produzione della carta e numerose tipografie), ma è anche un attestato per la stessa Biblioteca, riconosciuto contenitore culturale di grande pregio. Il suo è un patrimonio librario di circa 125mila volumi, con un fondo antico, ricco di manoscritti, incunaboli, cinquecentine, seicentine e libri rari del XVIII e XIX secolo.

Ma come si arrivò nel 1472 alla realizzazione della prima edizione a stampa della Divina Commedia? La diaspora dei primi tipografi tedeschi, dopo il sacco di Magonza del 1462, porta molti di essi a percorrere l’Italia, ricca e culturalmente avanzata, alla ricerca di mecenati, principi, vescovi, comunità, imprenditori che potessero finanziare la nuova, rivoluzionaria “artem artificialiter scribendi”. Uno di questi prototipografi, Johann Nuimeister, allievo di Johann Gutemberg, intorno al 1463 si trova a Foligno come copista di manoscritti. L’arte segreta trova i suoi mecenati nei fratelli Mariotto ed Emiliano Orfini, nobili imprenditori folignati. Emiliano, orafo e zecchiere pontificio, presta le sue alte qualità di incisore al disegno delle lettere per la stampa. La società tipografica folignate imprime nel 1470 il “De bello italico adversus Gothos” dell’aretino Leonardo Bruni, l’anno seguente le “Epistolae ad familiares” di Cicerone e, l’11 aprile 1472, la prima edizione della Divina Commedia in cui si sottoscrive anche Evangelista Angelini di Trevi, abitante in Foligno, ultimo apporto alla società editoriale.

L’esemplare usato nella stampa della Commedia di Foligno è stato individuato nel manoscritto trecentesco conservato nella Biblioteca del Seminario di Belluno, il cosiddetto “Lolliniano 35”, appartenente ai Danti del Cento, un gruppo di manoscritti trecenteschi della Divina Commedia ascrivibili all’officina scrittoria di Francesco di ser Nardo di Barberino, di cui si narra che “con cento Danti ch’egli scrisse, maritò non so quante figliole”. L’evento viene celebrato ogni anno con la Celebrazione Dantesca, nel periodo aprile - maggio, conferenze, letture. inoltre per valorizzare lo studio e la conoscenza del libro come supporto materiale, l'arte e la tecnica che ne hanno reso possibile lo sviluppo, viene organizzata anche una mostra mercato del libro antico “La Scrittura & l’Immagine”.

Spuntano nuovi documenti
Si svelano i segreti della famiglia che incoraggiò l’impresa

La novità è di quelle che studiosi e ricercatori sperano sempre di poter annunciare: il ritrovamento di antichi documenti che possano far luce su una particolare vicenda storica aggiungendo importanti tasselli in un mosaico che prende sempre più forma. Mosaico che in questo caso è quello della storia di Foligno e che, più esattamente, riguarda proprio il primato tutto cittadino: la prima edizione a stampa della Divina Commedia. Nella sezione folignate dell’Archivio di Stato, a palazzo Deli, è infatti saltato fuori un fascicolo che contiene gli incartamenti della famiglia Orfini tra il quattordicesimo e il diciannovesimo secolo. Un ritrovamento importantissimo.

Non occorre essere degli esperti per conoscere gli Orfini: il nome della loro famiglia è indissolubilmente legato alla prima edizione a stampa della “Divina Commedia” realizzata a Foligno l’11 aprile 1472. Una data storica per la città, perché la caratterizza quale luogo in cui, per la prima volta in Italia e nel mondo, è stato stampato il “divin poema” di Dante Alighieri. Giocoforza quello degli Orfini è un nome che affascina da sempre ricercatori e studiosi: lo zecchiere Emiliano Orfini fu sostanzialmente il promotore di quella primordiale iniziativa editoriale, attuata dallo stampatore tedesco Giovanni Numeister di Magonza, allievo del Gutemberg, e da Evangelista Angelini di Trevi. L’importantissimo ritrovamento è stato reso noto nel corso dell’assemblea annuale del’Associazione Orfini Numeister, nella suggestiva cornice di Acqua Santo Stefano. Non poteva esserci occasione migliore, visto che l’associazione guidata dalla professoressa Rita Marini ha voluto trarre il nome dal promotore (Emiliano Orfini) e dallo stampatore (Giovanni Numeister) della prima edizione a stampa della “Commedia”.

I tre francobolli che l'Italia ha emesso nel 1972 in occasione del quinto centenario della prima edizione a stampa della Divina Commedia, tra cui quella di Foligno insieme a Jesi e Mantova

Dettagli ulteriori sullo studio avviato sul materiale rinvenuto sono stati forniti dalla dottoressa Maria Rosaria Benvenuti: si tratta di un fondo complesso, con documenti di diversa natura, alcuni dei quali da restaurare. La prima lettura ha fatto subito emergere la grande abilità finanziaria degli antenati della famiglia Orfini, ma anche l’oculata gestione dinastica, con un evidente desiderio dei diversi componenti di perpetuare usi, costumi, tradizioni familiari alle future generazioni. Una famiglia peraltro di primo piano nel tempo, detentrice di cariche pubbliche ed ecclesiastiche. E c’è anche l’albero genealogico della famiglia, ricavato da un appunto manoscritto. I dati furono copiati da un albero genealogico seicentesco dipinto su tavola esistente nel palazzo Orfini, ma purtroppo perduto. Sono probabilmente incompleti e privi di date, ma possono servire per ulteriori ricerche nell’Archivio Orfini. I dati più recenti sono stati poi ricavati da pubblicazioni per nozze, necrologi e dalla tradizione orale.

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