La memoria del clima sotto chiave di ghiaccio: l’Antartide diventa custode del passato della Terra

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Angelo Benedetti

Dalle vette alpine al cuore dell’altopiano antartico, nasce il primo santuario mondiale per conservare la memoria dei ghiacciai montani. Un progetto senza precedenti che parla al futuro dell’umanità. Nel silenzio assoluto dell’Antartide, dove le temperature scendono stabilmente sotto i –50 gradi, la storia climatica del pianeta trova finalmente un rifugio sicuro. È stato inaugurato alla Stazione italo-francese Concordia il primo archivio al mondo destinato a conservare per secoli le carote di ghiaccio provenienti dai ghiacciai montani in via di scomparsa. Un traguardo storico per il progetto Ice Memory Foundation, che trasforma l’Antartide in una cassaforte naturale della memoria climatica globale.

 

(TurismoItaliaNews) Le carote di ghiaccio – veri e propri archivi dell’atmosfera del passato – custodiscono bolle d’aria, aerosol, tracce di inquinanti e polveri risalenti anche a migliaia di anni fa. Informazioni insostituibili che rischiano di andare perdute con l’accelerazione della fusione dei ghiacciai montani.

La memoria del clima sotto chiave di ghiaccio: l’Antartide diventa custode del passato della Terra

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Un progetto internazionale che segna un punto di svolta

L’apertura dell’Ice Memory Sanctuary rappresenta una tappa cruciale di un percorso iniziato nel 2015, quando il progetto Ice Memory venne lanciato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e dall’Università Ca’ Foscari Venezia, insieme a istituzioni scientifiche francesi e svizzere. Oggi, quel progetto si concretizza in una struttura unica al mondo, concepita per durare nel tempo senza l’uso di tecnologie invasive.

Le prime due carote archiviate provengono da ghiacciai alpini simbolo del cambiamento climatico: il Col du Dôme sul Monte Bianco e il Grand Combin, in Svizzera. Campioni prelevati da ghiacciai in rapido arretramento, ora messi al sicuro per le generazioni future.

Un viaggio lungo 50 giorni verso il cuore del continente bianco

Il trasferimento dei campioni è stato un’impresa logistica e scientifica di grande complessità. Dopo essere partite dall’Europa a metà ottobre 2025, le carote di ghiaccio hanno viaggiato per oltre 50 giorni a bordo della nave rompighiaccio Laura Bassi, salpata da Trieste. Il trasporto, avvenuto nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide, è stato gestito dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, mantenendo costantemente i campioni a –20 °C. Dopo aver attraversato Mediterraneo, Atlantico, Pacifico e Oceano Meridionale, il carico ha raggiunto la Stazione Mario Zucchelli e da lì è stato trasferito con un volo speciale, senza riscaldamento in stiva, fino a Concordia, a 3.233 metri di altitudine.

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Una grotta nel ghiaccio che sfida il tempo

L’Ice Memory Sanctuary non è un edificio nel senso tradizionale del termine. È una grotta scavata direttamente nella neve compatta dell’altopiano antartico: 35 metri di lunghezza, 5 di larghezza e altezza, a circa 5 metri sotto la superficie. Un’infrastruttura naturale, progettata dall’ENEA con la collaborazione dell’Istituto Polare Francese, che non utilizza materiali da costruzione né sistemi di refrigerazione meccanica.

La conservazione è garantita dalle condizioni ambientali estreme e stabili dell’Antartide, dove la temperatura media annua si aggira intorno ai –52 °C. Un ambiente ideale per proteggere i campioni da contaminazioni e fluttuazioni climatiche, nel pieno rispetto del Protocollo di Madrid sulla tutela ambientale del continente.

“Un patrimonio per i nostri figli”

Il valore simbolico e scientifico dell’iniziativa è stato sottolineato da Alberto II di Monaco, presidente onorario della Ice Memory Foundation: “La mia Fondazione è impegnata in Ice Memory fin dalla sua nascita. Oggi abbiamo una responsabilità storica: contribuire a costruire un patrimonio di archivi glaciali per i nostri figli”. Un impegno che nasce dalla consapevolezza di una perdita imminente. Dal 2000 a oggi, i ghiacciai hanno già perso circa il 5% della loro massa a livello globale, con punte regionali molto più elevate. Con essi rischiano di scomparire secoli di informazioni fondamentali per comprendere l’evoluzione del clima terrestre.

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Capsule del tempo per la scienza del futuro

Le carote di ghiaccio non sono solo testimonianze del passato, ma strumenti per il futuro. “Salvaguardando campioni fisici di gas atmosferici e inquinanti intrappolati nel ghiaccio, garantiamo che le future generazioni possano studiare il clima con tecnologie che oggi nemmeno immaginiamo”, spiega Carlo Barbante, vicepresidente della Ice Memory Foundation. Nel corso dei prossimi anni, decine di altre carote provenienti da Ande, Pamir e Caucaso raggiungeranno l’Antartide, andando a costituire un patrimonio scientifico concepito come eredità comune dell’umanità.

Verso una governance globale del ghiaccio

La sfida ora è politica e istituzionale. Nel quadro del Decennio delle Nazioni Unite per l’Azione nelle Scienze della Criosfera, sarà definito un modello di governance internazionale per garantire che questo patrimonio resti accessibile in modo trasparente ed equo. “Affinché queste carote possano servire la scienza tra cento anni, devono essere gestite come un bene comune globale”, afferma Thomas Stocker, presidente della Ice Memory Foundation.

“Siamo l’ultima generazione che può agire”

Il messaggio finale è un appello urgente all’azione. “Siamo l’ultima generazione che può salvare questi archivi di ghiaccio. Non è solo una responsabilità scientifica, ma un’eredità per tutta l’umanità”, conclude Anne-Catherine Ohlmann, direttrice della Ice Memory Foundation. Nel cuore gelido dell’Antartide, il passato del pianeta è ora al sicuro. Ma il tempo, per il resto dei ghiacciai del mondo, continua a scorrere velocemente.

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