Cirò: nel borgo calabrese di Aloysius Lilius, l’astronomo che ha stravolto il modo di calcolare i giorni del mondo

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Giovanni Bosi, Cirò / Calabria

Ogni borgo italiano nasconde l’imprevedibile. Bellezze, misteri, personaggi, tradizioni sono lì a portata di mano e attendono solo di essere scovati e conosciuti. Non è da meno Cirò, in provincia di Crotone, borgo immediatamente associato alla sua ottima Doc, primo vino calabrese ad aver ottenuto la Denominazione di Origine Controllata. Eppure questa cittadina è legata ad un’altra circostanza che ha cambiato la vita del mondo intero: il meccanismo del Calendario Gregoriano. Perché da ben 500 anni tutti applichiamo il sistema elaborato da Aloysius Lilius, Luigi Lilio, medico, matematico e astronomo del XVI secolo nato proprio a Cirò.

 

(TurismoItaliaNews) Arrivi a Cirò e non puoi fare a meno di affacciarti da uno dei tanti belvedere che punteggiano il perimetro del borgo. La silhouette massiccia del Castello Carafa, oggi di proprietà del Comune, incombe sul resto dell’abitato, che a sua volta spazia a tutto tondo su colline e campagna dominate da vigneti, ulivi e macchia mediterranea che degradano fino al mar Jonio. Da quassù c’è una sensazione di libertà quando con gli occhi spazi verso l’orizzonte, tra verde e blu. Paesaggi da millenni guardati e calcati da uomini e personaggi mitici.

Cirò: nel borgo calabrese di Aloysius Lilius, l’astronomo che ha stravolto il modo di calcolare i giorni del mondo

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Piazza Mavilia è il primo luogo in cui comincia l’approccio con il cuore antico di Cirò: il belvedere è infatti l’ingresso principale del borgo medievale riqualificato dal Comune con l’intento di creare un terrazzo sul mare. Effetto riuscito, perché le suggestioni sono notevoli. Suggestioni che continuano quando decidiamo di perderci in strade e stradine del centro storico, a partire da Corso Lilio, dedicato al più illustre personaggio del posto. Tutto qui parla di lui e inevitabilmente tutti ne sono fieri. A cominciare da Giovanna Stasi. Lei è casualmente la prima persona con cui ci fermiamo a parlare ciondolando per il centro storico e subito comincia a declinare bellezze e virtù di Cirò: cosa vedere, dove andare, come muoversi. Non sappiamo chi sia realmente e neppure lei sa chi siamo noi, ma il suo entusiasmo per Cirò è tale che, scherzando, le chiedo se per caso non sia il Sindaco. “No – risponde lei – sono il vice sindaco”.

Beh, tanto di cappello: arrivare in un luogo che non si conosce e trovare immediatamente una persona orgogliosa di presentarlo, fa la differenza. E naturalmente orgogliosa di rappresentarlo. E’ quella capacità di saper accogliere e trasmettere valori che non è scontato trovare. E del resto è stato così che abbiamo “fatto conoscenza” con Aloysius Lilius, al quale tutti dobbiamo – per dirla con le parole del ricercatore del Cnr Francesco Vizza – una svolta fondamentale nella storia del computo del tempo, quella legata all'introduzione del Calendario Gregoriano, che dal 1582 in poi ha radicalmente cambiato il nostro modo di scandire giorni, mesi e anni. Insomma, l’inventore del tempo moderno è nato qui a Cirò.

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Così la vice sindaco Giovanna Stasi ci invita subito a recarci al Polo museale in cui sono allestiti il museo di Luigi Lilio, il Museo del vino e della civiltà contadina e il Museo dedicato all’alchimia. Tre interessanti e diversi percorsi che raccontano questa cittadina calabrese che meritano di essere approfonditi. Accogliamo l’esortazione al volo e per raggiungere la nostra meta attraversiamo buona parte della cittadina, scoprendo altre imprevedibili attrazioni, come la serie di murales sul tema della tradizione vitivinicola realizzati sulle facciate delle case; e Castello Carafa, per la cui ristrutturazione il Mibact si appresta a stanziare al Comune di Cirò un finanziamento da 2 milioni di euro poiché diventato di proprietà pubblica dal 2018.

L’antica struttura di storia ne racconta parecchia visto che fu quasi certamente fatto costruire dai feudatari spinti da esigenze di difesa: posizionato nella parte alta del vecchio borgo, ha una pianta a forma trapezoidale con due torri angolari circolari e un bastione pentagonale merlato. Alla corte interna, delimitata da magazzini e stalle che sovrastano i sotterranei, si accede mediante un androne permettendo di scoprire il lastricato decorato con il disegno di una stella a nove punte attribuita (neanche a dirlo) al matematico astronomo Luigi Lilio.

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Finalmente arriviamo al museo, assolutamente attraente nei suoi allestimenti. Conosciamo in tal modo  il calabrese Luigi Lilio, vera anima della riforma del calendario che nel 1576 propose a papa Gregorio XIII la soluzione tecnica poi accettata (in realtà è stato il fratello Antonio a farlo perché nel frattempo Aloysius era morto) e introdotta ufficialmente il 4 ottobre 1582 con la bolla papale “Inter gravissimas”. Lilio aveva approfondito la questione delle fasi lunari mediante un complicato metodo, detto “delle epacte” (il numero di giorni di cui il comune anno solare di 365 giorni eccede il comune anno lunare di 354 giorni), che permetteva la determinazione della Pasqua senza passare attraverso i numeri d'oro del ciclo di Metone (con “numero d'oro” si intende quel numero da 1 a 19 che designa l'anno secondo il ciclo metonico, periodo dopo il quale le fasi lunari cadono negli stessi giorni dell'anno solare).

“Il calendario da lui elaborato è quello che permette di determinare senza incertezza e per sempre la data della Pasqua – spiega il ricercatore Francesco Vizza - nel corso dei secoli la discordanza tra le date del Calendario Giuliano, in vigore dal 46 a.C., e l'equinozio di primavera, impose la necessità di correggere le regole adottate per registrare il computo del tempo. Di questo problema soffriva in particolare la Chiesa cattolica che già dal Concilio di Nicea del 325 aveva legato al novilunio e all'equinozio di Primavera il suo mistero fondamentale: la Resurrezione di Cristo”. In buona sostanza si tratta di un calendario basato sull'anno solare, cioè sul ciclo delle stagioni: l'anno è composto da 12 mesi con durate diverse (da 28 a 31 giorni) per un totale di 365 o 366 giorni: l'anno di 366 giorni è il fatidico anno bisestile. Una curiosità: oggi solo Iran, Afghanistan, Etiopia e Nepal non utilizzano questo calendario solare; altri Paesi come India, Corea del Nord, Bangladesh, Israele, Pakistan e Myanmar accostano a quello gregoriano anche un calendario locale.

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Non solo Lilio comunque. Il Polo museale di Cirò racconta le tradizioni agricole del territorio e presenta i vini prodotti in zona, a partire dalla famosa Doc e si scopre anche il perché di tanto successo, a partire dalla storia millenaria e dalla presenza antica e ininterrotta nella tradizione di questi luoghi. Già agli inizi dell’ottavo secolo a.C., i Greci che arrivano da queste parti trovano insediati gli Enotri, grande popolo presente da secoli sulle coste meridionali e che traeva il proprio nome dall’Enotria, la terra nella quale veniva coltivata la vite a ceppo basso, sorretta da paletti, pratica comune a buona parte del sud Italia. E poi la specificità dei terreni, prevalentemente collinari, formatisi su depositi marini originati a partire dal Miocene (23-5 milioni di anni fa) sino al Pliocene, al Pleistocene e all'Olocene. Alle argille si alternano arenarie, sabbie, calcare e alcune zone particolari dette “terre rosse” con considerevoli quantità di ossidi di ferro. Per capire quanto sia rilevante per l’economia la produzione vitivinicola, basta pensare che la superficie del territorio destinato a vigneti nei comuni di Cirò, Cirò Marina e Melissa è di 20.000 ettari su cui lavorano 300 aziende, delle quali una cinquantina imbottigliano ed escono sul mercato con un proprio marchio.

Ma c’è anche il Museo dedicato all’alchimia, non a caso evidentemente: il teologo minorita e alchimista Giano Lacinio è nato a Cirò tra il 1502 e il 1505 ed è una figura importante nel panorama culturale del ‘500 grazie alla pubblicazione di una raccolta di testi alchemici di personaggi come Petro Bono, Raimondo Lullo, Ràzi, Arnaldo da Villanova, Alberto Magno e Michele Scoto, autori di rilievo della storia dell’alchimia. Ed è anche l’autore della realizzazione della Pietra Filosofale rappresentata in forma allegorica attraverso 22 vignette xilografiche contenute nella sua opera “Pretiosa Margarita Novella de Thesauro, ac praeciosissimo phylosophorum lapide, artis, huius divine typus et methodus: Collectanea ex Arnaldo, Raymundo, Rhasi, Alberto et Michaele Scoto”, stampata a Venezia nel 1546.

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Visitato il Polo Museale (ma prima di lasciarlo non perdetevi lo spettacolare colpo d’occhio sul centro storico dall’ultimo piano del palazzo) c’è letteralmente da perdersi nelle viuzze della cittadina: un autentico dedalo in cui si percepisce l’essenza più vera di Cirò, dalla biancheria stesa ad asciugare ai minuscoli vigneti che crescono da una casa all’altra, dai profumi che si propagano dalle cucine ai negozietti che vendono le eccellenze calabresi, fino ad arrivare al Bastione Cannone, una struttura del quattordicesimo secolo a forma pentagonale appartenuta al sistema difensivo di fortificazione. Il suo scopo era proteggere le “cortine” (tratti di mura rettilinei) che erano le porzioni di mura più esposte al tiro e agli attacchi. Inutile dire che anche da qui il panorama è fantastico.

Per saperne di più
www.comune.ciro.kr.it
www.polomusealeciro.it
www.facebook.com/museolilio 

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