La magia di Calcata tra antico e presente: su quello sperone di tufo affacciato sul Treja c’è una vitalità millenaria

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Giovanni Bosi, Calcata / Lazio

Calcata è un luogo magico perché il tempo sembra essersi fermato per sempre. In questo borgo abbarbicato su uno sperone di tufo proteso sulla Valle del Treja, tutto parla di storia e del passato. Ma questo solo finché non si entra nell’intimo di questo paesino, che ha rischiato di essere cancellato per sempre dalla nostra vista: quando si attraversa l’antica porta del castello, vera e propria star-gate, dentro si scopre una vitalità sorprendente…

 

(TurismoItaliaNews) Tale e quale. Questo modo di dire calza a pennello per Calcata, nobile borgo dalla storia sorprendente in provincia di Viterbo. Se l’immagine complessiva è quella medievale e rinascimentale, qui in realtà bisogna andare indietro nel tempo per millenni per risalire alle sue origini. Di giorno, l’impatto visivo è straordinario perché si coglie subito l’unicità del borgo medievale, ma se si arriva di notte stupore e perfino un po’ d’ansia assolgono il visitatore. Il quale attraversando la “bocchetta” (come qui chiamano l’unica porta urbana ricavata nelle mura fortificate del castello degli Anguillara) non si stupirebbe troppo di trovarsi di fronte un menestrello, un cavaliere o l’alfiere orgoglioso dei Signori del tempo.

E sì: una giornata a Calcata è come compiere un salto attraverso la storia. Le emozioni non mancano, così come non si può rimanere indifferenti allo sforzo congiunto di tante persone per far vivere il paese. Basti considerare che tutto il Comune oggi non arriva a mille abitanti e tra le mura antiche ci sono appena una settantina di persone: la vicenda di questi luoghi è legata inevitabilmente alla trasformazione del modo di vivere e di lavorare, ma anche ad una norma che nel periodo fascista ha messo a repentaglio l’esistenza del borgo e le sue case di tufo risalenti al ‘200, le strade lastricate sin dal ‘700 con grossi ciottoli di fiume, la piazza con la chiesa d’impianto rinascimentale, il palazzo baronale, il Granarone del 1632.… Il podestà fece iscrivere Calcata, in virtù di una legge speciale per i centri terremotati della Sicilia e della Calabria, tra i centri da risanare, con il trasferimento dei residenti in abitazioni non a rischio e il successivo abbattimento del paese. Ma Calcata non era e non è a rischio (tanto per intenderci la sua situazione non è quella di Civita di Bagnoregio) e solo una latente “disobbedienza civile” le ha consentito di arrivare intonsa sino a noi.

Antico e presente sono così le due anime di questo luogo: quando si cammina tra i vicoletti dai nomi romantici e stuzzicanti - dalla piazza Umberto Primo alla piazzetta San Giovanni, da via Porta Segreta a via Rupe Maggiore – si scopre quello che è oggi Calcata: un crogiuolo di arte, tradizioni, gastronomia e cultura. Ristorantini dove si tramandano le ricette di una volta, artisti e artigiani che producono ed espongono i loro prodotti, scorci mozzafiato e location che il cinema ha voluto in tante occasioni (indimenticabile la scena di “Amici Miei” girata nella piazza con lo scherzo del paese da abbattere per il passaggio dell’autostrada). Va detto che nella “storia di mezzo” del borgo, dalla fase dell’abbandono al momento della rivitalizzazione, si sono insediati tra le mura antiche artisti e “figli dei fiori” arrivati da Roma ma anche americani, belgi ed olandesi che in qualche modo hanno fatto sempre pulsare di vita le sue stradine.

Ed oggi – dopo che negli anni Novanta un decreto ha salvato Calcata dall’abbattimento coatto – il borgo cerca la sua definitiva affermazione turistica, con l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Sandra Pandolfi (alleata in questo progetto con il sindaco della vicina Mazzano Romano, Nicoletta Irato) impegnata a definire un turismo slow, spalmato in ogni periodo dell’anno, non solo nel weekend e non solo d’estate. Perché c’è un altro alleato di cui tener conto: intanto la Tuscia viterbese con il suo carico di storia di Etruschi e Falisci, e poi il Parco regionale della Valle del Treja, il cui territorio è fortemente caratterizzato dal paesaggio delle forre, pareti verticali scavate nelle rocce vulcaniche dalle acque del fiume, circondate da dolci rilievi collinari coltivati a orti, vigneti, uliveti e noccioleti. Uno scenario di grande suggestione su cui si affaccia Calcata. Quello che ha voluto assicurarsi anche il professor Paolo Portoghesi, architetto e urbanistica di fama internazionale, che ha eletto questo borgo a suo luogo di residenza, realizzandovi una casa (con una ristrutturazione ovviamente e un giardino che sono mitici.

“Con il progetto che stiamo sviluppando insieme ai due Comuni, alle associazioni di categoria e dei consumatori – ci spiega Vincenzo Peparello, presidente di Confesercenti Viterbo, responsabile marketing del Centro Sviluppo Imprese di Viterbo nonché anima di Visit Tuscia – pensiamo di  potenziare e consolidare il sistema ricettivo attraverso la realizzazione di un ‘albergo diffuso’ che consenta il recupero e l’utilizzo del prezioso patrimonio edilizio esistente, un percorso che può portare un sostegno all’economia e all’occupazione locale, oltre che un’integrazione al reddito delle famiglie”. Il progetto in questione è “I magnifici borghi del Parco del Treja” ed è quello presentato in tandem dai Comuni di Calcata e Mazzano Romano in collaborazione con il Parco, selezionato tra i vincitori del bando della Regione Lazio “Valorizzazione e promozione turistica dei borghi del Lazio”.

“Il nostro obiettivo – argomenta il sindaco di Calcata, Sandra Pandolfi - è il rafforzamento dell’offerta turistica nel territorio, attraverso lo sviluppo di un sistema integrato di promozione. Tra gli interventi, c’è l’allestimento del centro interpretativo sul paesaggio delle forre nei locali comunali situati nel borgo di Calcata. Il fine è far conoscere meglio questo prezioso patrimonio: il visitatore sarà condotto per mano attraverso i processi che hanno portato alla formazione della valle, dalle trasformazioni dei luoghi dovute allo sfruttamento delle risorse del passato, fino alla riappropriazione della natura, con l’interpretazione del paesaggio e la conoscenza degli ecosistemi attuali”.

In questo contesto, con la collaborazione di tutti, sono stati messi a punto pacchetti e circuiti in grado di allettare quanti sono alla ricerca di spunti diversi, ammalianti, in questi luoghi dove “i resti del tempo sono custoditi dal bosco, dalla terra che abbraccia ricordi di genti antiche. Tra i colli e le forre, la storia di Falisci, Etruschi, Romani, Calcata e Mazzano, borghi dal medioevo, immobili, muovono ogni epoca. Il fiume Treja, che fu Tevere, scorre da sempre e segna il tempo della Valle”.

I luoghi del gusto da non perdere

Per saperne di più
www.comune.calcata.vt.it
www.mazzanoromano.rm.gov.it
www.parcotreja.it

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