VENEZIA | L’acqua racconta gli dèi: a Palazzo Ducale la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”
C’è un filo invisibile che attraversa i secoli e scorre come acqua tra le civiltà: è il senso profondo del sacro, il bisogno umano di attribuire alla natura un valore generativo, terapeutico, identitario. A Venezia, nelle sale monumentali dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale, questo filo prende forma nella mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”, in programma dal 6 marzo al 29 settembre. Un percorso espositivo che invita il visitatore a immergersi in un universo simbolico affascinante e complesso, dove l’acqua non è semplice elemento naturale, ma principio di vita, luogo di guarigione e spazio di incontro tra uomini e divinità.
(TurismoItaliaNews) L’esposizione non si limita a presentare reperti archeologici: li inserisce in una narrazione ampia, stratificata, capace di restituire la profondità culturale delle pratiche religiose antiche. Attraverso oggetti votivi, testimonianze di santuari e tracce di rituali legati a fiumi, sorgenti e lagune, prende forma un racconto che riporta l’archeologia alla sua dimensione più autentica: quella di disciplina capace di interrogare il presente a partire dal passato. Nel dialogo tra il mondo etrusco e quello dei Veneti antichi emerge una sorprendente continuità di gesti, simboli e credenze, ma anche una pluralità di interpretazioni del sacro legate ai territori e alle comunità. L’acqua, in questo scenario, diventa specchio di identità collettive e crocevia di relazioni culturali, ricordando come i luoghi naturali siano stati, per millenni, spazi di culto e di costruzione sociale.
Visitare la mostra significa dunque compiere un viaggio che va oltre il dato storico: è un’esperienza che invita a riflettere sulle radici spirituali dell’Europa e sul rapporto, ancora attualissimo, tra uomo e ambiente. Un racconto che scorre lento e profondo, come le acque che lo hanno ispirato. L’esposizione propone un confronto inedito tra due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, indagando il ruolo fondativo dell’acqua nel mondo del sacro e nello sviluppo delle società del I millennio a.C. Mari, fiumi, sorgenti e acque termali emergono come luoghi di culto, guarigione, scambio e costruzione dell’identità collettiva. In mostra reperti archeologici di straordinario valore, molti provenienti da scavi recenti, concessi in prestito da prestigiose istituzioni museali italiane.
Il percorso espositivo accompagna il pubblico dai grandi santuari etruschi costieri e termali – da Pyrgi a San Casciano dei Bagni – ai porti adriatici di Adria e Spina, fino ai principali luoghi sacri del Veneto antico, come Montegrotto, Lagole, Este e Altino, documentando pratiche votive, culti salutari e dinamiche di integrazione culturale. Un racconto che mette in luce il dialogo e gli scambi tra l’area etrusca e quella veneta, lungo l’area compresa tra il basso corso dell’Adige e l’antico corso del Po.
Il percorso si apre con Gli Etruschi e il sacro, introduzione al mondo religioso etrusco, segnata dalla presenza della Testa di Leucothea da Pyrgi, straordinario prestito del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia: un’immagine potente e liminare, legata al mare e alla protezione dei naviganti, che introduce il tema dell’acqua come spazio sacro. Segue la sezione dedicata ai Sacri approdi dell’Etruria, con un focus, in due sale, su Vulci e Pyrgi. Di particolare rilievo è l’esposizione integrale del deposito votivo della Banditella, la più antica testimonianza nota in Etruria di un culto all’aperto legato a una sorgente. Il santuario portuale di Pyrgi è raccontato attraverso antefisse architettoniche e la copia delle celebri lamine d’oro, evocando il legame profondo tra culto, navigazione e potere politico.
Il progetto espositivo a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, è organizzato dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, realizzata in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati di Milano, che ospiterà un secondo momento espositivo nell’autunno del 2026 (14 ottobre - 10 gennaio 2027) rafforzando una collaborazione virtuosa tra istituzioni e territori, fondata sulla ricerca archeologica e sulla valorizzazione del patrimonio nazionale.