APPENNINO | Palmiano scommette sulla terra: patata e tartufo diventano motori dell’economia di montagna nelle Marche

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Nascono entrambi sotto la superficie del suolo, ma raccontano due universi differenti. La patata porta con sé il lavoro dei campi, la tradizione agricola e una cucina popolare profondamente radicata nella comunità; il tartufo richiama il bosco, la ricerca, la stagionalità e una gastronomia ad alto valore. A Palmiano, piccolo territorio montano dell’Ascolano, queste due identità si incontrano per diventare qualcosa di più: gli elementi di una strategia che punta a trasformare le specificità locali in economia, attrattività e nuove opportunità.

 

(TurismoItaliaNews) È la prospettiva delineata dal Piano di Marketing Integrato “Palmiano Città della Patata”, presentato nel corso di un convegno che ha riunito istituzioni, amministratori e produttori. Un progetto costruito attorno a un prodotto simbolo, ma con un obiettivo decisamente più ampio: rendere riconoscibile Palmiano attraverso le sue risorse e creare una filiera capace di collegare agricoltura, trasformazione, ristorazione, commercio, accoglienza e turismo. Moderato dal giornalista Gabriele Costantini, responsabile comunicazione Uncem Marche, l’incontro ha messo al centro una questione cruciale per le piccole comunità montane: la possibilità di trasformare produzioni, tradizioni e paesaggio in un sistema economico in grado di generare valore senza perdere il legame con il territorio.

Emidio Ortolani

Il punto di partenza è la collaborazione. Giuseppe Amici, presidente dell’Unione Montana del Tronto e Valfluvione e presidente di Uncem Marche, ha ricordato il percorso compiuto per arrivare alla costruzione del progetto: “È stato un processo lungo, ma oggi questo nuovo Piano di marketing lascia un segno sul territorio”. Le specificità locali rappresentano infatti un patrimonio che può acquisire maggiore forza attraverso una progettualità condivisa, mettendo in relazione territori, istituzioni e sistemi economici.

Collaborare significa anche aggregare. Luigi Contisciani, presidente del Bim Tronto, ha evidenziato l’importanza della dimensione economica di questo passaggio: “Le azioni di aggregazione sono fondamentali per sviluppare filiere economiche e rendere scalabili i processi. Comunicazione e marketing sono oggi parte essenziale di questo percorso”. Per realtà imprenditoriali e territori di dimensioni contenute, la rete consente di raggiungere una massa critica differente, condividere strategie e strumenti e presentare le singole eccellenze come parti di una proposta territoriale riconoscibile. Un modello già sperimentato dal Bim Tronto in altri settori e che nelle produzioni locali può trovare un nuovo ambito di applicazione.

L’agricoltura montana, tuttavia, non riguarda esclusivamente chi produce. Andrea Maria Antonini, consigliere regionale e presidente della Seconda Commissione consiliare, ha collegato il tema alla tenuta complessiva delle aree interne, mettendo in relazione agricoltura, popolazione, infrastrutture e servizi. Secondo i dati richiamati durante l’incontro, circa il 25 per cento delle imprese agricole marchigiane opera nelle aree montane, mentre a questi territori sarebbe stato destinato circa il 67 per cento delle risorse della precedente programmazione del Psr, oggi Csr.

Palmiano scommette sulla terra: patata e tartufo diventano motori dell’economia di montagna

Numeri che restituiscono all’agricoltura di montagna una funzione non soltanto produttiva, ma anche economica, ambientale e sociale. “Con questi progetti disegniamo nuovi orizzonti economici per le aree interne. Senza processi economici solidi cresce il rischio di spopolamento e, con esso, quello di un progressivo depotenziamento delle infrastrutture”, ha sottolineato Antonini. Il rapporto è stretto: senza lavoro e impresa diventa più difficile trattenere la popolazione; con meno residenti aumenta la complessità nel garantire infrastrutture viarie e servizi essenziali come scuola, sanità e mobilità. Creare economia assume quindi un significato che supera il valore della singola produzione agricola e investe direttamente la possibilità di continuare a vivere e lavorare in montagna.

Un obiettivo legato anche alla capacità di programmare gli interventi. Andrea Pellei, dirigente della Direzione Programmazione integrata Risorse comunitarie e nazionali della Regione Marche, ha ricostruito il percorso della SVI-1 nell’ambito della Strategia Nazionale Aree Interne – Area Ascoli Piceno, insistendo sul valore dell’integrazione: “La sfida è fare in modo che la programmazione riesca a tradursi in interventi integrati e in risultati concreti sui territori”. Non una semplice successione di iniziative, dunque, ma strumenti differenti indirizzati verso una stessa traiettoria di sviluppo. Ed è su questo terreno che il progetto di Palmiano assume una fisionomia concreta.

Il sindaco Emidio Ortolani ha illustrato il Piano di Marketing Integrato partendo dall’idea di attribuire alla patata una funzione che supera la promozione del prodotto. L’obiettivo è farne un elemento identitario capace di rendere immediatamente riconoscibile il paese. “Vogliamo costruire intorno alla patata un’identità capace di raccontare Palmiano durante tutto l’anno, mettendo insieme prodotto, storia, territorio e promozione”, ha spiegato. Il Piano prevede un sito web dedicato, un’app interattiva, totem informativi, opuscoli e materiali di comunicazione. A fare da testimonial sarà Rubbiolo, mascotte scelta anche come filo conduttore dei laboratori didattici rivolti ai bambini.

Al Museo della Patata spetta invece il compito di dare un luogo fisico a questa identità, mettendo in relazione il prodotto con la memoria agricola, la cultura e la storia della comunità. Anche la tradizionale Sagra della Patata, organizzata la prima domenica di settembre, entra in una narrazione destinata a proseguire durante l’intero anno. Il prossimo appuntamento è fissato per settembre 2027. La strategia acquista un’ulteriore dimensione attraverso l’altra grande identità gastronomica locale. Palmiano appartiene infatti al circuito delle Città del Tartufo e proprio l’incontro tra patata e tartufo apre una prospettiva capace di unire gastronomia ed economia. Il tubero e il corpo fruttifero del fungo ipogeo hanno entrambi origine sotto terra, ma sono espressione di due componenti diverse dello stesso paesaggio: il campo e il bosco. Anche a tavola le differenze possono diventare complementarità. La versatilità della patata permette di valorizzare il profilo aromatico del tartufo; quest’ultimo, a sua volta, accresce il valore gastronomico della patata. Una relazione che può essere trasferita dal piatto al territorio, facendo lavorare insieme due identità anziché promuoverle separatamente.

Panorama spettacolare da Palmiano, nell'entroterra marchigiano

Gli interventi di Alfredo Cristofori di Patasibilla Srl ed Emidio Angellozzi di Angellozzi Tartuficoltura hanno riportato il confronto alla concretezza dell’impresa agricola. La produzione rimane la base, ma affiancarle trasformazione, comunicazione, marketing e commercializzazione significa avanzare lungo la filiera e aumentare la quota di valore generata e trattenuta localmente. È proprio questo il passaggio che amplia la portata di “Palmiano Città della Patata”: dal marketing del singolo prodotto al marketing del territorio. Patata e tartufo possono trasformarsi da beni da acquistare in motivazioni per raggiungere Palmiano, incontrare i produttori, visitare il Museo della Patata, partecipare alla Sagra, fermarsi nei locali e conoscere il paesaggio.

L’economia si estende così dall’agricoltura alla trasformazione, dalla ristorazione al commercio, dall’accoglienza al turismo. Il prodotto continua a essere protagonista, ma attorno ad esso prende forma un sistema più articolato: non soltanto vendere ciò che Palmiano produce, ma creare valore attorno al territorio che rende possibili quelle produzioni. Le conclusioni del senatore Guido Castelli, Commissario straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione sisma 2016, hanno riportato l’esperienza locale alla dimensione più ampia dell’Appennino. “Dobbiamo far crescere una cultura della collaborazione e costruire hub capaci di dare identità alle aree appenniniche, valorizzandone le specificità e rafforzandone la capacità di riconoscersi e di farsi riconoscere”.

Palmiano prova così a costruire il proprio percorso partendo da tre elementi: identità, territorio e collaborazione. Riconoscere le caratteristiche distintive di una comunità, collegare produzioni, imprese e istituzioni e trasformare questa rete in valore economico. Patata e tartufo ne sono l’immagine più immediata: tubero e fungo ipogeo, campo e bosco, cultura agricola e gastronomia. Due prodotti nati sotto terra che possono contribuire, sopra la terra, a far crescere filiere, attrattività e nuove ragioni per vivere, lavorare e investire nella montagna.

foto in apertura: Ortolani, Pellei, Amici, Antonini, Contisciani e Costantini

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