Umbria, a Collazzone tra Jacopone da Todi e Thadea d’Asburgo: l’antico borgo si racconta nell’Abbazia di San Lorenzo
Giovanni Bosi, Collazzone / Umbria
Arrivi a Collazzone e ti senti subito a casa. Qui si respira aria di Umbria a pieni polmoni, non solo perché il borgo riflette in tutto l’assetto e l’accoglienza tipica delle cittadine del cuore d’Italia, protetto com’è dalla cinta muraria con le sue torri, retaggio di un passato intriso di lotte e continue scaramucce per l’ingordigia territoriale dei confinanti più forti; ma anche perché qui hanno legato le loro sorti personaggi del calibro di Jacopone da Todi, “voce vigorosa e sconvolgente” e fra i più celebri autori di laudi religiose della letteratura italiana. E non solo…
(TurismoItaliaNews) A 469 metri di altitudine, attraversato dal Tevere e dal torrente Puglia, Collazzone è in posizione centrale in Umbria, con le colline ricche di querce, pini ed uliveti, coltura che lo annovera tra le produzioni di eccellenza dell’olio extravergine. E ovviamente anche tante tradizioni, come quella dei forni collettivi, luoghi di ritrovo soprattutto nel periodo di Pasqua, quando si utilizzano per la cottura di pane e schiacciate, secondo un rituale che riporta indietro nei secoli e che vede il Comune entusiasta nel sostenerlo con “eventi pensati per tramandare questo patrimonio culturare ed insegnare ad usare al meglio e in sicurezza questi forni disseminati sul territorio, spiegare quale tipo di legna utilizzare, come alimentarlo”, ci spiega il sindaco Anna Iachettini.
I luoghi di attrazione sono diversi. Il primo approccio arrivando nel borgo è la chiesa di San Lorenzo, sorta tra Ottocento e Novecento sull’originaria struttura della rocca media e con la facciata caratterizzata da decorazioni in cotto locale. E’ però il torrione o bastione d’osservazione del XVI secolo, integrato nelle mura castellane che cingevano Collazzone a partire dal tredicesimo secolo, a fornire un’immagine più puntuale dell’assetto medievale del borgo. Da vedere nell’attuale piazzetta Jacopone, ricavata dall’antico chiostro del monastero, è il portale attribuito al Vignola e ora ingresso del Palazzo Comunale.
Certamente un autentico scrigno di storia (intrigante) e di fede è l’Abbazia di San Lorenzo, complesso benedettino nell’omonima località non lontana da Colle di San Giovanni, con probabili collegamenti diretti con i Templari, al cui ordine cavalleresco sarebbe appartenuto il territorio. La prima citazione documentata risale al 1277, quando Oddone di Pietro dona all’Abate Guglielmo alcuni appezzamenti di terreno in questa località. “Le vicende storiche del complesso e della chiesa sono legate alla vita del Beato Simone da Collazzone, seguace di San Francesco e di Jacopone da Todi che qui si ritirò e probabilmente vi morì nella notte di Natale del 1306” ci viene spiegato durante la nostra visita.
Giocoforza l’antico edificio trasmette emozioni: la semplice struttura stile romanico, è però di grande effetto con le tre navate e la copertura di capriate e orditura in ligneo. Al di sotto, di più antica costruzione c’è la cripta romanica (che un tempo era molto più estesa), che nonostante alcune modifiche del XVII secolo conserva l’impianto originario con le volte a crociera e sottarchi che partono dalla colonna centrale in travertino. In uno spazio reso visibile, sono state depositati i resti delle persone che erano state sepolte nella chiesa. Una lapide duecentesca ricorda la sepoltura della contessa Matilde, morta nel 1240, moglie del conte Todino di Collazzone, madre del Beata Simone, di Emilia badessa del Convento delle Clarisse (che qui si insediò per volere dello stesso beato), di Elisabetta anch'essa terziaria francescana nel convento (con un nipote appartenente all’Ordine dei Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni).
Alle alterne vicende del complesso, a partire dalla donazione da parte del Vescovo di Todi nel 1235 ai Frati Minori Francescani, al successive insediamento delle Damianite Clarisse ed al definitivo abbandono del luogo nel 1370 per le numerose insidie delle bande armate delle opposte fazioni papali ed imperiali, sono seguiti secoli di incuria e depredazione fine all'età napoleonica quando l’immobile è passato in mani private nel 1806. Della chiesa la famiglia proprietaria ebbe lo jus patronato al quale rinunciò nel 1844 a favore del frate eremita francescano di origine francese Fra Carlo di Neustria e successivamente di un altro francese convertitosi dal protestantesimo in cerca di solitudine e meditazione, Carlo Letterier, per poi infine ritornare al patrimonio ecclesiale.
A Collazzone lega il suo nome anche Thadea d’Asburgo Margaritelli, una dei quattro figli naturali dell'imperatore Carlo V. Nata a Bologna agli inizi del 1523 a seguito di una relazione tra l’imperatore, all’epoca ventiduenne, e la “muy hermosa” Orsolina della Penna, arrivata l’anno prima nelle Fiandre al seguito del marito Valentino dei Cancellieri, la giovane nobildonna, “altramente chiamata la Pennina da Perugia” non è mai stata riconosciuta ufficialmente. Cresciuta in gran segreto proprio qui in Umbria, in un monastero di Collazzone, dopo la morte di Carlo V faticherà a fare emergere la verità. “Et se la Maestà Vostra trovarà questo essere la verità ch’io sia figlia (ancorché indegnissima) di quella felice et sancta memoria de l’imperatore Carlo V, che sia in gloria, la Maestà Vostra serà scarica adpresso il Signore Iddio et al mondo, et io contentissima” scrisse in una lettera indirizzata proprio a Carlo V, ritrovata nei carteggi del monarca. Di lì a qualche anno Thadea morì in solitudine a Roma, senza che, a quanto pare, la sua richiesta avesse mai ricevuto risposta.
La visita di Collazzone consente anche un riferimento a questa donna diventata figura cruciale in un mondo di imperatori, papi, sommi artisti e capitani di ventura, proprio a 500 anni dalla sua nascita, per la quale la Fondazione Giordano da tempo porta avanti un progetto di riscoperta e valorizzazione di questa singolare figura femminile, della sua storia avvincente e degli intrecci storici che la legano all’Umbria e soprattutto a Montefalco.







