San Francesco, 8 secoli di immagini: ad Arezzo i grandi maestri raccontano il volto del Santo dal Medioevo al Novecento

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Otto secoli di arte per raccontare San Francesco e la straordinaria forza della sua immagine, capace di attraversare il Medioevo e arrivare fino al Novecento trasformandosi insieme alla sensibilità degli artisti e delle epoche. Arezzo celebra il Santo nell’ottavo centenario della morte, che ricorre il 4 ottobre 2026, con “L’immagine di Francesco – Dal Medioevo al Novecento”, grande mostra in programma dal 3 ottobre al 10 gennaio 2027 alla Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea e nella Chiesa di Sant’Ignazio.

 

(TurismoItaliaNews) L’esposizione riannoda anche lo speciale legame tra Francesco e la terra aretina, scenario di alcuni degli episodi più intensi e drammatici della sua vita, affidando all’arte il racconto di una figura che nei secoli ha ispirato alcuni dei maggiori protagonisti della storia figurativa. Il percorso riunisce opere di Margarito, Maestro del Crocifisso, Maestro di Figline, Tino Di Camaino, Beato Angelico, Sandro Botticelli, Andrea Della Robbia, Giorgio Vasari, Pietro Da Cortona, Annibale Carracci, Guercino, Jacopo Ligozzi, Luca Giordano, Federico Barocci, Lorenzo Lippi, Antonio Ciseri, Libero Andreotti e Gio Ponti.

A rendere eccezionale l’appuntamento è anche la provenienza delle opere: prestiti da istituzioni come il Met di New York, la National Gallery di Londra, il Lindenau Museum di Altenburg e i Musei Vaticani si affiancano a testimonianze custodite in chiese e luoghi sacri della Toscana e di altre regioni. Opere raramente movimentate avranno così l’occasione di essere ammirate insieme per la prima volta, componendo ad Arezzo un racconto per immagini lungo secoli attorno a una delle figure più riconoscibili della storia. L'esposizione si svolge tra la Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea (piazza San Francesco 4), confinante con la Basilica di San Francesco, celebre per i suoi capolavori d'arte e specialmente per il ciclo della Vera Croce affrescato da Piero della Francesca, e i suggestivi spazi dell'ex Chiesa di Sant'Ignazio (via Giosuè Carducci, 7), esempio straordinario di barocco aretino.

Alvise Vivarini: San Francesco e san Giovanni Battista - 1480 circa, tempera su tavola; Pavia, Musei Civici, Pinacoteca Malaspina

Alvise Vivarini: San Francesco e san Giovanni Battista - 1480 circa, tempera su tavola; Pavia, Musei Civici, Pinacoteca Malaspina

Curata da Cristina Acidini, con un comitato scientifico presieduto da Carlo Sisi formato da Sandro Bellesi, Stefano Casciu, Liletta Fornasari e Angelo Tartuferi, la mostra dà modo di appassionarsi a dipinti, ma anche sculture, volumi antichi, miniature e tempere che documenteranno, per campioni significativi, la diffusione dell'iconografia francescana in Toscana e in altri esempi italiani.

Ordinate in un percorso sostanzialmente cronologico - dal Medioevo al Novecento - con alcuni focus tematici, le quasi 80 opere d'arte e documenti provengono per la maggior parte dal territorio, dimostrando la lunga e costante devozione per San Francesco, senza però rinunciare a importanti e prestigiosi prestiti dall'Italia e dall'estero, come quelli del Metropolitan Museum of Art di New York, National Gallery di Londra, Art Museum di Worcester, Lindenau-Museum di Altenburg, Pinacoteca Vaticana, Gallerie degli Uffizi, Galleria Borghese di Roma, Chiesa di San Francesco a Locarno, le Gallerie dell'Accademia di Venezia, il Museo Civico d'Arte Antica di Pistoia, il Convento dei Cappuccini di Foggia, il Museo Schifanoia di Ferrara...

Arezzo

Arezzo

Da segnalare anche le presenze eccellenti da collezioni private e le numerose opere provenienti da chiese, pievi, monasteri e luoghi sacri in Toscana e in Italia, come il Duomo di Sanseplocro, le chiese francescane di Lucignano, Locarno, Castiglion Fiorentino e Pontremoli (Massa Marittima) o ancora San Francesco al Palco a Prato, il convento dei Cappuccini a Foggia e quello di Arezzo, la chiesa del convento di San Bonaventura a Bosco ai Frati (a San Pietro a Sieve, Firenze), quella di San Francesco a Montughi e di San Michele a Pontorme: per lo più tavole di difficile concessione e movimentazione, che questa mostra ha permesso di riunire per la prima volta, rendendole visibili a un pubblico più ampio grazie a un attento lavoro curatoriale, testimonianza della definizione di un'immagine che attraverso i secoli è anche espressione del mutare delle istanze culturali, religiose e artistiche.

San Francesco e il suo legame con la terra d'Arezzo

Proprio in terra d'Arezzo, Francesco visse alcuni degli episodi più intensi e drammatici della sua vita. Nella Leggenda maggiore di Bonaventura da Bagnoregio, Arezzo occupa un posto davvero speciale: "Quando il beato Francesco vide sopra la città di Arezzo i demoni esultanti e al suo compagno disse: "Va', e in nome di Dio scaccia i diavoli, così come dal Signore stesso ti è stato ordinato, gridando da fuori della porta"; e come quello obbedendo gridò, i demoni fuggirono e subito pace fu fatta".

Anche oltre il drammatico episodio, che Giotto illustrò magistralmente nella Basilica Superiore di Assisi, il legame della città e del territorio col grande santo assisiate fu lungo e intenso. Presso Cortona, dove si fermò nel 1211, Francesco fondò il convento di Celle. Sul monte de La Verna ricevette dal Crocifisso con ali di cherubino le stigmate, che avrebbe portato fino alla morte; e sul monte fu fondato uno dei più importanti conventi francescani d'Italia. Per questo, il territorio aretino è percorso dai cammini detti "Le vie di Francesco" promossi dalla Regione Toscana, che ripercorrono gli itinerari toccati dal santo e dai suoi confratelli nei loro spostamenti.

In apertura: Beato Angelico: San Francesco riceve le stimmate, 1440 - Tempera e oro su tavola - Musei Vaticani, Città del Vaticano

L'immagine di Francesco - Dal Medioevo al Novecento

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