Il Tricolore per l'Unità e per i francobolli

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“Pongo ai voti la nuova formula proposta dalla Commissione: ‘La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a bande verticali e di eguali dimensioni”. Così, tra i generali e prolungati applausi, il 24 marzo 1947 il presidente dell’Assemblea Costituente, Ruini formulò il dettato dell’articolo 12 della nostra Carta Costituzionale facendo ufficialmente diventare il tricolore l’emblema dell’Italia e della sua unità. E proprio il Tricolore, simbolo delle celebrazioni del 150° dell'Unità d'Italia, torna sui francobolli che aprono il 2011.

 

(TurismoItaliaNews) Tutto questo, dopo che il 19 giugno ’46 un decreto legislativo presidenziale aveva stabilito la foggia provvisoria della bandiera della neonata Repubblica. Di fatto l’unica modifica era la sforbiciata, dal tricolore, dello stemma sabaudo. Proprio il tricolore, inevitabilmente, è il trait d’union delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e non a caso, il 7 gennaio 2011 diventa il soggetto privilegiato dell’emissione di valori postali che aprono ufficialmente le iniziative dedicate a questa importante ricorrenza. Per gli appassionati di filatelia, si tratta più esattamente di un francobollo autoadesivo e di un foglietto: il primo riproduce su campo bianco il logo ufficiale delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia; il secondo (impaginato da Tiziana Trinca) raffigura il tricolore della bandiera italiana attraversato idealmente da due nastri ondeggianti di colore verde e rosso che proseguono anche fuori dalla vignetta sia in alto che in basso. L’emissione, come di consueto, sarà accompagnata da un bollettino illustrativo a firma di Gianni Letta, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’Ufficio postale di Roma Quirinale, lo “Spazio Filatelia” di piazza San Silvestro a Roma e lo sportello filatelico dell’Ufficio postale di Reggio Emilia Centro utilizzeranno, il giorno di emissione, il rispettivo annullo speciale realizzato a cura della Filatelia di Poste Italiane. La storia del tricolore italiano quale bandiera nazionale, parte da lontano: era nato infatti a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, aveva decretato “che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori Verde, Bianco, e Rosso, e che questi tre colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti”.

Ma perché proprio questi tre colori? Lo spiega il Quirinale nel sito istituzionale della Presidenza della Repubblica: nell’Italia del 1796, attraversata dalle vittoriose armate napoleoniche, le numerose repubbliche di ispirazione giacobina che avevano soppiantato gli antichi Stati assoluti adottarono quasi tutte, con varianti di colore, bandiere caratterizzate da tre fasce di uguali dimensioni, chiaramente ispirate al modello francese del 1790. E anche i reparti militari “italiani”, costituiti all’epoca per affiancare l’esercito di Bonaparte, ebbero stendardi che riproponevano la medesima foggia. In particolare, i vessilli reggimentali della Legione Lombarda presentavano, appunto, i colori bianco, rosso e verde, fortemente radicati nel patrimonio collettivo di quella regione: il bianco e il rosso, infatti, comparivano nell’antichissimo stemma comunale di Milano (croce rossa su campo bianco), mentre verdi erano, fin dal 1782, le uniformi della Guardia civica milanese. Gli stessi colori, poi, furono adottati anche negli stendardi della Legione Italiana, che raccoglieva i soldati delle terre dell'Emilia e della Romagna, e fu probabilmente questo il motivo che spinse la Repubblica Cispadana a confermarli nella propria bandiera. Al centro della fascia bianca, lo stemma della Repubblica, un turcasso contenente quattro frecce, circondato da un serto di alloro e ornato da un trofeo di armi.

Il 14 marzo 1861, quando venne proclamato il Regno d’Italia, la bandiera continuò ad essere, per consuetudine, quella della prima guerra d’indipendenza. Ma la mancanza di una apposita legge al riguardo - emanata soltanto per gli stendardi militari - portò alla realizzazione di vessilli di foggia diversa dall’originaria, spesso addirittura arbitrarie. Soltanto nel 1925 si definirono, per legge, i modelli della bandiera nazionale e della bandiera di Stato. Quest’ultima (da usarsi nelle residenze dei sovrani, nelle sedi parlamentari, negli uffici e nelle rappresentanze diplomatiche) avrebbe aggiunto allo stemma la corona reale. Rimasta al suo posto fino alla nascita della Repubblica.

 

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