Zante: i racconti incredibili del relitto più affascinante del mondo, divorato dalla salsedine, brunito dal sole e monumento di se stesso

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Giovanni Bosi, Zante / Grecia

Divorato dalla salsedine, brunito dal sole, reso monumento di se stesso e testimonial di una storia neppure troppo chiara. Adagiato sulla sabbia bianca, in una posizione che lo rende incredibilmente unico e ammaliante, oggi si rivela anche una sorta di gigantesco “manifesto” su cui scrivere di tutto, lanciare messaggi di amore e documentare il passaggio dei tantissimi curiosi che arrivano sin qui. Lui è il mercantile Panayiotis e lo scenario è quello mozzafiato della spiaggia di Navagio, una delle più rinomate della Grecia sulla costa nord-occidentale dell’Isola di Zante. Siamo andati a vedere.

 

(TurismoItalianews) L’attrazione è troppo forte. Quanto arrivi a Zákynthos, perla meravigliosa del Mar Jonio, è la prima cosa che vorresti andare a vedere. Perché è il luogo più famoso, più spettacolare, più avvincente, più meraviglioso. E perché è praticamente a metà tra il miracolo della natura e l’esito straordinario nientemeno che di... un incidente in mare: lo ricorda il suo nome, Navagio, che sta per “naufragio”. La spiaggia, incastonata fra altissime pareti di roccia bianca, si raggiunge soltanto via mare solcando acque cristalline per arrivare a gustarsi la scenografica situazione creatasi del tutto involontariamente in questa parte di Zante.

Zante: i racconti incredibili del relitto più affascinante del mondo, divorato dalla salsedine, brunito dal sole e monumento di se stesso

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Il relitto, arenatosi su quella che un tempo era intitolata ad Agios Georgios Sta Gremna, domina la spiaggia chiamata dal quel momento in poi a conservare e svelare il suo segreto ben custodito: “Nel suo petto bianco riposa lo scheletro arrugginito della nave mercantile Panayiotis. Era il 1982 quando la guardia costiera individuò la nave che trasportava un carico illegale. A causa dell’inseguimento che ne seguì, combinato alle cattive condizioni meteorologiche nella zona, la nave finì contro la terraferma, sino a rimanere irrimediabilmente ‘incatenato’ alla piccola baia dall’acqua cristallina” ci spiegano. Così, quando scendo dal battello che dal Porto di Agios Nikolaos mi ha condotto sino a Navagio, corro subito davanti al relitto, le cui dimensioni sono davvero notevoli! E mi rendo conto di come ruggine e salsedine stiano ormai banchettando a sue spese.

Ma è indiscutibilmente bello, maestoso e misterioso: molte parti dello scafo, della chiglia, della stiva e dei ponti non ci sono più, come letteralmente divorate e affacciarsi fra i buchi e i vuoti – stando attento alle lamiere arrugginite – è come compiere un viaggio nell’intimo della Panayiotis. Un sottile cordone delimita la nave e alcuni vigilantes controllano con discrezione che non ci si avvicini troppo o che non si tenti di entrarvi, in effetti è pericoloso. Ma lei, la nave, si presta benissimo alle migliaia di selfies che tutti vogliono scattarsi.
E’ proprio avvicinandoti che scopri come le pareti ossidate sono diventate “manifesti” per i tantissimi che nel corso del tempo hanno scritto o inciso date, simboli, messaggi d’amore, dediche in tutte le lingue possibili e immaginabili, a dimostrazione di come il relitto sia una celebrità mondiale. Soprattutto ora che si è tramutata in un’originale ed irripetibile scultura di pop art. Così perdersi nella lettura di tutti quei graffiti si rivela l’esperienza nell’esperienza. Il colore dell’acciaio ossidato spicca in tutto il suo splendore sullo sfondo delle pareti bianche della scogliera e sulla sabbia e sui piccoli ciottoli bianchi lucenti. Girare intorno alla nave, induce ad averne rispetto e ad immaginare quando navigava tra i flutti. Viene persino da chiedersi come sia stato possibile che una “creatura” così gigantesca abbia potuto galleggiare… Classico dubbio amletico di quando ci si trova al cospetto di una nave e ci si interroga sul principio di Archimede…

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Il viaggio nel “mistero” di Navagio si completa, approfittando della vista panoramica della spiaggia che dona un punto particolare sulla scogliera: dirigendosi verso il villaggio di Anafonitria, 30 km a nord-ovest del capoluogo, si raggiunge un’ardita piattaforma ancorata alla roccia nelle vicinanze del monastero di Agios Georgios ton Gkremnon, da cui si ha una vista impressionante del relitto, quella che poi compare su tutte le foto più famose di Zante, dove la selvaggia bellezza incontaminata della splendida spiaggia di Navagio è abbracciata dall’imponenza dello Jonio.

Del resto, Zante – verdeggiante, ricca di vallate fertili e un clima temperato – è un’isola di cui ci si innamora a prima vista: la sua diversità paesaggistica dona diversi tipi di scenari, dalle spiagge sabbiose in baie appartate dove le acque tranquille sono di un blu intenso, fino alle scogliere frastagliate e un mondo sottomarino brulicante di vita, a partire dalla tartaruga marina caretta caretta e dalla foca monachus monachus. Insomma il luogo idilliaco dove trascorrere una vacanza indimenticabile.

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A Zante, Grecia, per scoprire il meraviglioso parco marino dove si riproducono le tartarughe marine Caretta caretta

 

Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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