Un simbolo identitario da riportare a casa: per la Biga di Monteleone parte la battaglia diplomatica per il rientro in Italia
Per la Biga di Monteleone di Spoleto il Ministero della Cultura è al fianco del Comune: parte la battaglia diplomatica per il rientro in Italia. Dopo oltre vent’anni di battaglie, appelli e dossier, il sogno di riportare a casa il celebre reperto, oggi conservato al Metropolitan Museum of Art di New York, si fa più concreto. La sindaca Angelini: “Un momento storico. Restituire la biga significa restituire identità a un’intera comunità”. Perché si trova negli Usa.
(TurismoItaliaNews) L’annuncio è arrivato direttamente dalla sindaca Marisa Angelini, al termine di una videoconferenza tra i rappresentanti del Ministero – in particolare della Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio – e l’ente locale. Un confronto operativo, che dà seguito alla riunione del Comitato per il recupero e la restituzione delle opere italiane dall’estero, tenutasi lo scorso 10 giugno, e che segna una svolta decisiva in una delle più longeve e simboliche vertenze culturali italiane.
Il Comitato interministeriale, che include l’Avvocatura dello Stato, l’Ufficio legislativo del Ministero della Cultura e il Dipartimento per la tutela del patrimonio, ha espresso unanime sostegno alla richiesta di Monteleone. “È stato deliberato – ha chiarito la sindaca Angelini – di affiancare ufficialmente il Comune nell’azione diplomatica, con l’obiettivo di riportare la biga in Italia attraverso canali istituzionali e con il pieno supporto dello Stato”. A rafforzare la posizione italiana è una documentazione storica dettagliata, raccolta nel corso degli anni dal Comune e da studiosi indipendenti, che metterebbe in luce irregolarità e presunta cattiva fede nella modalità di acquisizione della biga nel primo Novecento. Secondo queste fonti, infatti, il reperto – rinvenuto per caso nel 1902 nella tomba di un notabile sabino – fu venduto per poche lire, passando di mano in mano tra collezionisti privati e mercanti d’arte, fino ad arrivare a Parigi e successivamente a New York, in un periodo in cui la normativa italiana già vietava l'esportazione di beni culturali.
La biga di Monteleone, datata al VI secolo a.C., è unico esemplare integro di carro cerimoniale etrusco noto al mondo. Oltre al valore artistico e archeologico, rappresenta per Monteleone e per l’Umbria un patrimonio identitario di inestimabile valore, capace di raccontare l’antichissima civiltà sabina e il ruolo centrale dell’Italia centrale nello scambio culturale tra mondo etrusco, greco e italico. A sostenere da anni la causa del Comune c’è anche l’avvocato Tito Mazzetta, esperto in diritto internazionale e membro della comunità italo-americana, che ha definito il sostegno del Ministero “una svolta storica e un importante riconoscimento della fondatezza della richiesta italiana”.
Per la sindaca Angelini, si tratta di un passaggio cruciale: “Oggi viviamo un momento storico. La diplomazia culturale può finalmente riscrivere una pagina di giustizia e di rispetto verso il nostro patrimonio. Riportare la biga a casa significa restituire identità a una comunità intera, ai suoi cittadini e al territorio che da sempre la rivendica con orgoglio”. L’auspicio è che il Metropolitan Museum scelga la via della restituzione volontaria, seguendo il modello già adottato in altri casi internazionali, e avviando una cooperazione culturale trasparente e rispettosa delle origini dei beni in suo possesso. Intanto, il Comune ha annunciato che proseguirà il lavoro diplomatico e tecnico in stretto raccordo con il Ministero, confidando in una soluzione positiva.
La vicenda della biga di Monteleone non è solo una questione di diritto patrimoniale, ma anche una riflessione più ampia sul ruolo dell’Italia nel recupero dei suoi tesori. In un tempo in cui l’etica del collezionismo internazionale è sempre più oggetto di discussione, il caso Monteleone torna a ricordare che ogni opera d’arte è anche un frammento di storia condivisa – e che la sua collocazione, più che geografica, dovrebbe essere culturale, giusta e consapevole.



