La Casa delle Fate nel grembo della Sardegna: è pronto al marchio Unesco l’universo sotterraneo delle Domus de Janas

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Angelo Benedetti, Alghero / Sardegna

Un universo sotterraneo che risale a cinquemila anni fa: sono bel 3.500 Domus de Janas, ovvero sepolture scavate nella roccia che la tradizione popolare sarda ha battezzato con questo nome - ovvero “case delle fate” o “case delle streghe”, piccole dimore abitate da creature leggendarie di minuscola statura che instancabili tessevano splendide stoffe sui loro preziosi telai d’oro mentre intonavano dolci melodie. La Commissione Nazionale Unesco ha accolto la candidatura delle Domus de Janas della Sardegna a Patrimonio mondiale dell'Umanità. Il dossier passa ora all’esame degli organismi consultivi del Comitato del Patrimonio Mondiale, che ha sede a Parigi, per una valutazione sulla conformità dei criteri proposti alle linee guida Unesco. Il verdetto definitivo è atteso per I primi mesi del 2025.

 

(TurismoItaliaNews) Le domus de janas sono tombe preistoriche scavate nella roccia tipiche della Sardegna prenuragica. Si trovano sia isolate, che in grandi raggruppamenti formati anche da più di 40 tombe. A partire dal Neolitico recente fino all'età del bronzo antico (4400–2000 a.C.) queste strutture contraddistinguevano tutte le zone dell'isola, ad eccezione della Gallura. Ne sono state scoperte a migliaia, in media quasi una ogni 10 chilometri quadrati e si ipotizza che molte rimangano ancora da trovare.

Nella zona di Alghero c’è la Necropoli di Anghelu Ruju (3500-1800 a.C.), la più grande ipogeica della Sardegna

Nella zona di Alghero c’è la Necropoli di Anghelu Ruju (3500-1800 a.C.), la più grande ipogeica della Sardegna

Sono spesso collegate tra loro a formare dei veri e propri cimiteri sotterranei, con in comune un corridoio d'accesso (dromos) ed un ingresso a volte molto spazioso e con un soffitto alto. Dunque custodivano i defunti che così venivano “restituiti” alla dea Madre, divinità testimoniata dal rinvenimento di centinaia di statuette votive. Espressione di un'arte senza tempo, i simboli ancestrali, i focolari rituali e le porte fittizie che simulano il passaggio nell'aldilà, rappresentano l'inestimabile valore di uno dei siti più affascinanti e preziosi dell’Isola.

“L’uso di scavare tombe nelle roccia ha larga diffusione in tutta l’Isola – spiegano da Alghero Turismo - e testimonia l’abilità degli artigiani che erano in grado con pochi e rozzi strumenti di intervenire sulla roccia trachitica od arenaria preferibimente nelle falde delle colline o in pianori leggermente sopraelevati come nel caso di Anghelu Ruju. Il tipo di sepoltura rivela l’intenzione degli esecutori di riprodurre le abitazioni dei vivi riproponendo nelle pareti in pietra, con la tecnica del rilievo, le zoccolature, i travi lignei dei tetti a doppio spiovente e tutti gli altri elementi architettonici propri delle case in legno. Evidentemente vi erano particolari concezioni religiose e cultuali che consigliavano nell’architettura funeraria la riproposizione dell’architettura domestica secondo un filo ideale che doveva unire l’abitazione ed il luogo custode delle spoglie mortali”. Nelle pareti sono scolpiti diversi simboli religiosi come le false porte, che segnavano il passaggio al mondo ultraterreno, e le corna e le protomi taurine, rappresentazione schematica del dio Toro, che dovevano proteggere il sonno dei morti.

Nella zona di Alghero c’è la Necropoli di Anghelu Ruju (3500-1800 a.C.), la più grande ipogeica della Sardegna

Nella zona di Alghero c’è la Necropoli di Anghelu Ruju (3500-1800 a.C.), la più grande ipogeica della Sardegna

Nella zona di Alghero c’è la Necropoli di Anghelu Ruju (3500-1800 a.C.), la più grande ipogeica della Sardegna per il numero di tombe fino ad ora ritrovate: 38 grotticelle a più ambienti scavate nell’arenaria. Gli ambienti mostrano gli elementi tipici della religiosità neolitica dell’area mediterranea. È inoltre diffuso l’uso dell’ocra rossa, il colore del sangue e della rigenerazione. Di particolare interesse la tomba 28, che presenta scolpiti ai lati del portello della cella maggiore i simboli associati della coppia divina “toro-dea madre”: due protomi taurine a doppie corna e testa schematizzata a rettangolo che reca cerchi concentrici incisi. L’intero complesso sorge in località I Piani a 9 km dal mare in una vasta piana solcata dal Rio Filibertu. Si arriva percorrendo la Statale 127bis, attraversando il quartiere cittadino della Pietraia, fino all’incrocio di Maria Pia, giunti al quale occorre prendere la direzione per Porto Torres. Dopo aver percorso ca. 10 Km della cosiddetta “strada dei due mari”, sulla sinistra, si apre l’ingresso alla necropoli.

E poi la Necropoli di Santu Pedru (3500-1800 a.C.): un progetto perfetto tra natura e costruito, uno spazio armonico disegnato dai rossi e bianchi delle rocce e dai verdi della macchia mediterranea. Questa necropoli rupestre è costituita da 10 ipogei scavati nel tufo rachitico del versante meridionale dell’omonima collina. La necropoli venne riutilizzata come luogo di culto in età tardoantica (VI-VII sec.), quando la tomba IV è stata trasformata in chiesa dedicata ai santi Pietro e Lucia. L’intero complesso sorge in località I Piani a 9 km dal mare in una vasta piana solcata dal Rio Filibertu Si arriva da Alghero attraverso la Statale 127bis per Uri e Ittiri; superato il bivio per Olmedo si prosegue per circa 2 km e mezzo; alla fine di un lungo rettilineo e subito dopo una curva a destra, all’altezza del km 24,5, si trova, sulla sinistra l’ingresso della tomba principale.

Nella zona di Alghero c’è la Necropoli di Anghelu Ruju (3500-1800 a.C.), la più grande ipogeica della Sardegna

Le domus de janas in altre zone della Sardegna sono conosciute anche con il nome di forrus, forreddus, concheddas, grutas.

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