Dove il mare crea ricchezza: le Marche navigano verso il futuro della Blue Economy, leva strategica di crescita
Dalla pesca alla cantieristica, dalla logistica portuale all'innovazione sostenibile: il mare non è soltanto un confine geografico, ma una delle principali leve di crescita economica. La Regione si conferma protagonista di un modello di sviluppo che unisce imprese, ambiente e competitività internazionale
di Giovanni Bosi, Ancona / Marche
Il mare non rappresenta soltanto un patrimonio naturale da proteggere, ma un vero e proprio motore di sviluppo economico. Intorno alle sue risorse si sviluppa infatti un sistema produttivo che coinvolge imprese, lavoratori, ricerca, innovazione e commercio internazionale. È la cosiddetta Blue Economy, un universo che comprende la cantieristica navale, i porti, il trasporto marittimo, il turismo balneare, la pesca, l'acquacoltura e tutte quelle attività economiche che trovano nel mare la propria ragione di essere. Ecco cosa accade nelle Marche.
(TurismoItaliaNews) Si tratta di uno dei comparti più dinamici dell'economia contemporanea. Nel 2023, in Italia, operano oltre 227 mila imprese riconducibili alla Blue Economy, con una crescita del 4,3% rispetto al 2019, segno di una vitalità che continua ad alimentare occupazione, investimenti e innovazione. Su scala europea il settore genera oltre 170 miliardi di euro di valore aggiunto, impiega circa 3,6 milioni di lavoratori e produce un interscambio commerciale pari a 18,7 miliardi di euro, confermandosi una delle grandi economie strategiche dell'Unione.
Un settore che moltiplica la ricchezza del Paese
Anche in Italia il peso economico della Blue Economy è tutt'altro che marginale. Il comparto genera infatti 64,6 miliardi di euro di valore aggiunto, pari a circa il 10,2% dell'intera economia nazionale. Ancora più significativo è il cosiddetto effetto moltiplicatore: ogni euro prodotto dalle attività legate al mare ne attiva 1,8 negli altri settori economici. Significa che porti, logistica, turismo, industria navale e filiere ittiche non producono soltanto reddito diretto, ma alimentano una vasta rete di imprese e servizi che contribuisce alla competitività dell'intero sistema produttivo italiano. È proprio questa capacità di mettere in relazione manifattura, commercio internazionale, trasporti e turismo a fare della Blue Economy uno dei principali driver dello sviluppo nazionale.
Marche, una delle capitali italiane dell'economia del mare
In questo scenario le Marche occupano una posizione di assoluto rilievo. La regione figura infatti nella Top Ten italiana sia per numero di imprese sia per occupati nel comparto marittimo, confermandosi una delle realtà più dinamiche dell'Adriatico. “I dati elaborati dal Centro Studi Srm raccontano una crescita costante. Nel giro di cinque anni il valore dell'economia del mare marchigiana è passato da 4,3 miliardi di euro nel 2018 agli attuali 5,4 miliardi, registrando un incremento del 27% - sottolinea il professor Alberto Monachesi, projec manager di Tipicità - un'espansione che fotografa una filiera sempre più strutturata, capace di coniugare tradizione marinara, innovazione industriale e apertura ai mercati internazionali”.
Il porto di Ancona, porta dell'Adriatico
Tra i protagonisti di questo sviluppo spicca il porto di Ancona. Secondo gli ultimi dati disponibili del rapporto Srm rappresenta uno degli asset logistici più strategici dell'Adriatico centrale, grazie al ruolo svolto nei traffici ro-ro, nel trasporto passeggeri e nei collegamenti con i Balcani e il Mediterraneo orientale. “La sua funzione va ben oltre l'attività portuale: costituisce infatti uno snodo fondamentale per la competitività delle imprese marchigiane, tanto che circa il 19% dell'import-export manifatturiero regionale dipende dalla logistica marittima” aggiunge ancora Monachesi. Un dato che evidenzia come quasi un quinto dell'interscambio delle Marche viaggi attraverso il mare, confermando il valore strategico delle infrastrutture portuali per l'intero sistema economico regionale.
Un ecosistema che mette insieme imprese, sostenibilità e innovazione
La forza delle Marche non risiede soltanto nei numeri, ma nella capacità di fare sistema. È questa una delle direttrici sulle quali insistono le iniziative promosse nell'ambito di Tipicità in Blu, dove istituzioni, imprese e mondo della ricerca condividono una strategia comune per rafforzare il posizionamento internazionale della regione. L'obiettivo è accompagnare le aziende nei processi di crescita, ampliare le reti commerciali, favorire nuove collaborazioni e aumentare la visibilità delle produzioni marchigiane sui mercati esteri. La Blue Economy viene così interpretata non come una semplice somma di attività economiche, ma come una vera filiera integrata capace di valorizzare territorio, cultura marinara e sostenibilità.
Una filiera ittica che guarda al futuro
Tra i pilastri dell'economia del mare marchigiana c'è naturalmente il comparto della pesca. La regione può contare su circa 780 imbarcazioni, coinvolge 1.500 addetti diretti e genera un indotto di circa 2.500 operatori. Accanto alla pesca tradizionale cresce anche il settore dell'acquacoltura, che comprende 27 impianti marini dedicati alla molluschicoltura e una consolidata produzione di trote nelle acque interne. Nel complesso, il valore economico della filiera ittica regionale raggiunge circa 160 milioni di euro. Negli ultimi anni il settore ha investito con decisione in innovazione, trasformazione dei prodotti, qualità, tracciabilità e sostenibilità ambientale, affrontando le nuove sfide legate alla tutela degli ecosistemi marini e alla gestione responsabile delle risorse.
La sostenibilità come fattore competitivo
Le Marche confermano una particolare sensibilità anche sul fronte ambientale. La regione occupa infatti il quinto posto nazionale per investimenti nella Green Economy e il 36% delle nuove assunzioni riguarda professioni collegate alla sostenibilità, una quota significativamente superiore alla media italiana. Un orientamento che trova piena coerenza anche nelle politiche dedicate alla Blue Economy, dove crescita economica e salvaguardia del mare vengono considerate obiettivi complementari. In questa direzione si inserisce anche il progetto europeo Interreg Italia-Croazia Brave, che coinvolge tredici partner internazionali per un periodo di tre anni, con un investimento superiore ai 6,8 milioni di euro, finalizzato alla tutela della biodiversità marina e alla gestione sostenibile delle risorse dell'Adriatico.
Cantieristica, un'eccellenza che guarda al Made in Italy 2030
Accanto alla pesca e alla logistica, anche la cantieristica navale rappresenta uno dei punti di forza del sistema marchigiano. I poli produttivi di Ancona, Pesaro, Fano, Civitanova Marche e San Benedetto del Tronto costituiscono un ecosistema industriale altamente specializzato che attrae investimenti, sviluppa tecnologie avanzate e valorizza competenze professionali di alto livello. Un patrimonio produttivo che viene indicato come modello nazionale anche nelle linee guida del Libro Bianco "Made in Italy 2030", confermando il ruolo strategico della regione nello sviluppo dell'industria nautica italiana.
Un tessuto imprenditoriale da valorizzare
La Blue Economy si inserisce all'interno di un sistema produttivo regionale caratterizzato da una forte presenza di piccole imprese. Nelle Marche operano infatti circa 131 mila aziende, delle quali 121mila hanno meno di dieci addetti. Allo stesso tempo, l'8% delle grandi imprese realizza circa il 70% dell'export regionale, evidenziando come la collaborazione tra grandi realtà industriali e piccole aziende rappresenti uno degli elementi decisivi per rafforzare la competitività del territorio. Da qui nasce l'esigenza, più volte richiamata dagli operatori del settore, di costruire una rete sempre più solida tra istituzioni, imprese, ricerca e sistema creditizio.
Una rotta condivisa per crescere
Le Marche dimostrano come il mare possa trasformarsi in una piattaforma di sviluppo che unisce economia, innovazione e sostenibilità. La crescita registrata negli ultimi anni, il ruolo strategico del porto di Ancona, la forza della filiera ittica, l'eccellenza della cantieristica e gli investimenti nella transizione ecologica delineano un modello nel quale il mare non è soltanto una risorsa naturale, ma un fattore di competitività internazionale.
Nel contesto globale in continua evoluzione, la sfida diventa ora quella di rafforzare ulteriormente le connessioni tra imprese, istituzioni e ricerca, facendo della Blue Economy un sistema sempre più integrato. Perché è proprio dalla capacità di "fare rete" che passa la possibilità di consolidare la crescita, attrarre nuovi investimenti e costruire un futuro in cui sviluppo economico e tutela del mare procedano sulla stessa rotta.










