Il Tempietto di Cividale del Friuli: la raffinatezza dell’arte dei Longobardi ha il marchio dell’Unesco

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Angelo Benedetti, Cividale del Friuli / Udine

Rappresenta la massima e più celebre espressione dell'architettura e dell'arte che i Longobardi hanno lasciato in Italia. E oggi che è inserito nel Patrimonio dell’Umanità per volere dell’Unesco, è un motivo in più per vivere l’emozione di una visita al suo interno e per apprezzare la qualità e l’unicità di un’arte di altissimo livello tramandata nei secoli. E’ il Tempietto Longobardo, noto anche come Oratorio di Santa Maria in Valle, a Cividale del Friuli.

 

(TurismoItaliaNews) Cividale si fa amare subito: per le sue antiche case, per la spettacolarità dei suoi scorci, per le sue strade ordinate, per le suggestioni che evoca il fiume Natisone e anche per l’ardito Ponte del Diavolo che immette nel nucleo storico dell’abitato. Perdersi senza meta nelle stradine o nella grande piazza su cui si affaccia il Duomo, dà una sensazione di grande piacere. In realtà senza meta a Cividale non si cammina, perché quando si arriva la voglia più grande è di vedere il Tempietto, il pezzo forte che ha consentito di iscrivere Cividale nella World Heritage List con il sito seriale "Luoghi del potere dei Longobardi in Italia", che ha accomunato luoghi analoghi dal Friuli alla Lombardia, dall’Umbria alla Puglia. Luoghi in cui è conservato uno spettacolare patrimonio storico-artistico realizzato sotto il dominio della popolazione longobarda in Italia e che rappresenta e rievoca l'epoca della dominazione che va dal 568 dopo Cristo - data in cui Alboino, signore dei Longobardi, intraprende la conquista della Penisola e dà avvio al regno - al 774 d.C., ovvero l'anno in cui Carlo Magno sconfigge i Longobardi. I centri di potere e di culto, testimonianza di questo periodo, sono sette e tutti portano l'impronta di una cultura che fu capace di assimilare l'eredità della Roma Tardo imperiale ai valori e alle tradizioni tipiche delle popolazioni germaniche che diedero vita a un nuovo assetto culturale, politico e amministrativo all'Italia dell'epoca.

I cividalesi ne sanno
una più del diavolo

Uno dei simboli di Cividale del Friuli è il Ponte del Diavolo, costruito nel XV secolo. Più volte restaurato e riedificato completamente nel 1918, si erge su due arcate ed unisce le alte sponde rocciose del Natisone. La fantasia popolare ha legato la costruzione dell'opera ad una leggenda, secondo la quale il diavolo avrebbe facilitato la costruzione del ponte in cambio dell'anima del primo che vi fosse transitato sopra. I cividalesi però beffarono il diavolo, facendo percorrere il nuovo passaggio da un animale: un cane od un gatto a seconda delle versioni.
 

Da vedere a Cividale c’è molto. Secondo la tradizione, la città è stata fondata nel 50 avanti Cristo da Giulio Cesare e chiamata Forum Iulii (Foro di Giulio). Testimonianze venetiche e celtiche rivelano ancora oggi però una preesistenza insediativa fina dal VI secolo a.C. Occupata nel 568 dai Longobardi, guidati dal re Alboino, Cividale divenne la capitale del primo ducato longobardo, mentre nell'VIII secolo, durante la dominazione dei Franchi, la città ha mutato il suo antico nome di Forum Julii in quello di Civitas Austriae, con il termine Civitas che si tradurrà in seguito nell’attuale Cividale. La città è arrivata ai giorni nostri con un centro storico ben conservato e particolarmente suggestivo che richiama alla mente venti secoli di storia le cui tracce permangono ancora: dall' imponente Basilica di Santa Maria Assunta, in stile gotico veneto (di grande interesse sono il battistero di Callisto, un'edicola ottagonale ornata da bellissime decorazioni scolpite e risalente alla metà dell'VIII secolo, e l'Ara di Ratchis dedicata all’omonimo re dei Longobardi, nonché duca di Cividale) a Palazzo de Nordis costruito nel tardo ‘400, l'imponente Palazzo dei Provveditori Veneti, eretto nel 1565 con tutta probabilità su progetto del Palladio; e poi l’Ipogeo Celtico in via Monastero Maggiore, i palazzi di Borgo Brossana e quelli del Borgo di Ponte.

Il monastero benedettino di Santa Maria sorge nell'area cividalese di Valle dove in epoca longobarda era posta la gastaldaga, ossia il luogo destinato al gastaldius regis, rappresentante nella città e nel ducato del potere del re. La gastaldaga era il perno dell'organizzazione dei poteri e dell'urbanistica di Cividale longobarda ed è l'area che accoglie i principali monumenti altomedievali cividalesi come la chiesa di San Giovanni Battista e il Tempietto Longobardo, sostanzialmente il cuore dell’Oratorio di Santa Maria in Valle, all'interno del monastero che si è sviluppato nel corso dei secoli, lungo le rive del Natisone. Dal 2001 è stato acquisito dal Comune di Cividale del Friuli che ha iniziato le opere di valorizzazione del complesso.

“La zona, compresa probabilmente fin dall'origine nell'ambito della città romana – spiega Luca Villa - fu in età longobarda sede della corte regia e residenza del Gastaldo: l'amministratore dei beni del re nella città e nel ducato friulano. Fu edificato nell'VIII secolo con funzione di cappella palatina della corte regia, probabilmente dedicata al Salvatore, all'interno della Gastaldaga longobarda, dietro l'abside della chiesa di San Giovanni (VI-VII secolo). Divenne poi oratorio delle monache, nell'ambito del monastero documentato la prima volta nell'830, fino a quando fu ceduto al Comune di Cividale del Friuli che dal 1893 lo aprì al pubblico”.

Quel che colpisce del Tempietto è la grande raffinatezza della sua architettura: se l’aspetto esterno appare monumentale ed austero, l’interno si svela come un ricamo. L'edificio è una delle rare testimonianze architettoniche di età longobarda - carolingia in Italia (VII-VIII secolo). Gli scavi archeologici, condotti nelle vicinanze e all’interno dell’edificio, hanno evidenziato la presenza di strutture di età romana e paleocristiana alle quali si sono successivamente sovrapposti gli edifici altomedioevali. All'interno, sulla parete di facciata, si trovano le famose decorazioni a stucco risalenti all’VIII – IX secolo, la cui fattura riconduce a maestranze orientali. La cappella è ornata da cicli di affreschi realizzati in epoche diverse. “L'architettura e le decorazioni del Tempietto esprimono il ricorso a maestranze di grande capacità e si pongono come punti di riferimento nel processo che portò, nel tardo periodo longobardo, alla creazione di un'arte aulica promossa dalle più alte sfere del regno” sottolinea Luca Villa.

Particolari delle decorazioni a stucco, con Sante e Martiri, a fianco delle finestre nella controfacciata

“Nell'aula la controfacciata conserva integralmente l'originaria articolazione in tre zone ornamentali che si ripeteva anche nelle pareti nord e sud. Al di sopra dell'alto zoccolo in marmo, ora celato dal coro ligneo, si snodano gli affreschi della fascia mediana con le figure di santi sopra una cornice con decoro vegetale – annota ancora Luca Villa - le lunette degli archi sono affrescate con la raffigurazione di Cristo benedicente tra gli arcangeli Michele e Gabriele, quella ad occidente, e con una Madonna col Bambino tra due Arcangeli quella a sud. L'eleganza formale dei dipinti permette di considerarli una delle migliori espressioni pittoriche dell'VIII secolo, legata alle principali esperienze della pittura greco-bizantina. Uniche nell'arte occidentale sono le decorazioni a stucco, sia dall'architrave e dall'arcone con tralcio vitineo, traforato a giorno, che arricchiscono il portale d'ingresso, sia degli altri ornamenti del registro superiore: le cornici marcapiano con motivi a fiori, al cui centro erano inserite ampolle vitree, e le semicolonne con capitelli e archivolto che incorniciano la finestra, ai cui lati si sviluppano una teoria di Sante e Martiri, alte poco più del reale. Altre figure simili dovevano campeggiare tra le finestre delle pareti nord e sud, mentre su quella orientale poteva esservi l'Annunciazione o Cristo in Maestà” spiega Luca Villa.

Questa è la capitale dei vini Doc Colli Orientali del Friuli

Più di duemila anni di storia hanno lasciato il segno nei monumenti, nei resti archeologici, nei costumi e nelle tradizioni della città, ma una sola cosa è rimasta immutata: la vocazione profonda all'arte della viticoltura. La zona di produzione dei vini Doc Colli Orientali del Friuli ha in Cividale la sua capitale enologica indiscussa ed il centro più conosciuto fuori dai confini regionali. I 2.300 ettari vitati di questo territorio sono stati ribattezzati Parco della vite e del vino, felice sintesi di un progetto che vuole garantire alla viti vini coltura il massimo dello sviluppo nell'ambito di una gestione integrata di risorse economiche ed ambientali; un'integrazione in cui il turismo enogastronomico ha una parte importante. Produzioni volutamente contenute, vendemmie rigorosamente manuali e l'uso delle più moderne tecnologie di vinificazione sono alla base della qualità e della genuinità dei vini della zona.
 

La controfacciata interna dove sono meglio conservati gli antichi apparati decorativi del Tempietto Longobardo

Dove mangiare
Osteria Antico Leon d’Oro – locale storico
Borgo di Ponte, 24 – 33043 Cividale del Friuli
Tel. +39 0432-731100 – 393-9144083
www.anticoleondoro.it
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Per saperne di più
Monastero di Santa Maria in Valle
Tempietto Longobardo
via Monastero Maggiore, 34 - Cividale del Friuli (Ud)
Biglietteria tempietto tel. +39 0432-700867
Info prenotazioni tel. +39 0432-710460
www.tempiettolongobardo.it
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www.monasterodisantamariainvalle.it
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www.cividale.net
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