[ REPORTAGE ] Tabarca, l'isola che non è un'isola (sola): il minuscolo arcipelago di Alicante dove la storia naviga insieme al Mediterraneo
Quattro isolotti, un borgo fortificato, la prima riserva marina della Spagna e un passato sorprendente: Nueva Tabarca custodisce un patrimonio straordinario in appena trenta ettari di terra affacciati sulla Costa Blanca
di Giovanni Bosi, Alicante / Spagna
Quando il traghetto lascia il porto di Santa Pola o quello di Alicante e punta verso una sottile striscia di terra che emerge dall’azzurro del Mediterraneo, quasi tutti i passeggeri sono convinti di raggiungere un’isola. La sorpresa arriva poco dopo l'approdo: Tabarca, in realtà, non è affatto un'isola nel senso più comune del termine. È un minuscolo arcipelago composto da quattro isolotti e da una costellazione di scogli che affiorano davanti alla Costa Blanca, un luogo dove natura, storia e cultura convivono in un equilibrio raro.
(TurismoItaliaNews) Con appena trenta ettari di superficie abitata e una popolazione stabile di poche decine di residenti, Nueva Tabarca riesce a custodire un patrimonio storico, paesaggistico e ambientale di valore eccezionale, tanto da essere considerata uno dei luoghi più affascinanti dell'intera provincia di Alicante.
Un arcipelago in miniatura nel cuore del Mediterraneo
La cosiddetta Isola di Tabarca si trova di fronte a Capo Santa Pola, a circa venti chilometri dalla città di Alicante, poco più di quattro chilometri dalla costa e circa otto dal porto di Santa Pola. Dal punto di vista amministrativo appartiene al Comune di Alicante sin dalla seconda metà del XVIII secolo.
L'isola principale, conosciuta come Isla Plana, è lunga circa 1.800 metri e larga appena 450, con un'altitudine massima che raggiunge i 15 metri sul livello del mare. Attorno ad essa si distribuiscono tre isolotti principali — La Cantera, La Galera e La Nao — oltre a numerosi scogli, tra cui La Naveta, Sabata, Cap del Moro, Escull Negre ed Escull Roig, che contribuiscono a disegnare uno dei paesaggi costieri più particolari della Comunità Valenciana. È proprio questa configurazione geografica a rendere Tabarca diversa da qualsiasi altra isola del Mediterraneo spagnolo: un piccolo universo sospeso sull'acqua, dove ogni metro racconta una storia.
Una terra conosciuta già dagli antichi
La posizione strategica dell'arcipelago ha attirato popoli e navigatori fin dall'antichità. I Greci la chiamavano Planesia, mentre per i Romani era Planaria, denominazioni che richiamavano la sua conformazione pianeggiante. Soltanto dal 1770 assunse il nome di Nueva Tabarca, entrando definitivamente nella storia moderna della Spagna. Ancora oggi la memoria delle sue origini sopravvive anche nei cognomi degli abitanti. Passeggiando tra le vie del borgo non è raro incontrare famiglie che portano cognomi come Parodi, Pianello, Russo, Chacopino, Luchoro, Manzanaro o Salieto, chiaro richiamo alle radici liguri e genovesi della comunità che contribuì a popolare stabilmente l'isola.
Un borgo racchiuso dalle mura
L'intera popolazione residente — circa settanta abitanti — vive nella parte occidentale dell'isola principale, dove si sviluppa il piccolo centro storico. Qui il tempo sembra essersi fermato. Le stradine strette, le case bianche, la chiesa, il porto e soprattutto l'imponente cinta muraria settecentesca raccontano l'ambizioso progetto difensivo realizzato durante il regno di Carlo III. Al contrario, la parte orientale dell'isola appare quasi selvaggia: una torre di guardia, qualche terreno coltivato e il continuo dialogo tra vento, rocce e mare restituiscono un'atmosfera completamente diversa, fatta di silenzi e orizzonti aperti.
La cittadella militare e il misterioso Rivellino del Real Infante
Tra gli elementi meno conosciuti ma più interessanti del patrimonio storico di Tabarca spiccano le fortificazioni della Cittadella di San Pablo, costruita negli anni Settanta del Settecento per proteggere l'isola dagli attacchi provenienti dal mare. Uno degli elementi più significativi è il Rivellino del Real Infante, una struttura oggi visibile solo in parte ma fondamentale per comprendere l'evoluzione dell'architettura militare dell'epoca.
Il rivellino - termine di origine italiana - era un'opera difensiva triangolare collocata davanti alle mura principali per proteggere il punto più vulnerabile della fortezza attraverso il fuoco incrociato dell'artiglieria. Nato in Italia alla fine del XV secolo, questo sistema difensivo si diffuse rapidamente in tutta Europa durante l'Età Moderna. A Nueva Tabarca il progetto fu elaborato dall'ingegnere militare Fernando Méndez de Ras, autore dell'intero sistema fortificato della cittadella. Il Rivellino del Real Infante avrebbe dovuto sorgere davanti alla Porta di San Rafael, sul lato orientale della fortificazione, ma l'opera non venne mai completata.
Oggi restano soltanto alcune porzioni del fronte meridionale, riportate alla luce grazie alle campagne archeologiche realizzate tra il 1994 e il 1996. Nonostante ciò, i resti conservati permettono ancora di apprezzare la rigorosa impostazione progettuale ispirata ai trattati italiani del XVII secolo e successivamente perfezionata dagli ingegneri militari spagnoli del XVIII secolo.
Un patrimonio protetto sopra e sotto il mare
Se il borgo storico rappresenta il volto più evidente di Tabarca, è sott'acqua che si nasconde forse il suo tesoro più prezioso. Nel 1964 Nueva Tabarca è stata dichiarata Complesso Storico, riconoscimento che tutela il suo straordinario patrimonio architettonico. Pochi anni più tardi, nel 1986, è arrivato un secondo primato destinato a fare scuola: le acque dell'arcipelago sono diventate la prima Riserva Marina istituita in Spagna. La ragione di questa scelta è semplice. Sui fondali prosperano estese praterie di Posidonia oceanica, pianta marina endemica del Mediterraneo spesso scambiata per un'alga ma fondamentale per l'equilibrio dell'ecosistema. Queste praterie producono ossigeno, proteggono il litorale dall'erosione, ospitano centinaia di specie animali e vegetali e contribuiscono a mantenere quell'inconfondibile trasparenza dell'acqua che rende celebre Tabarca. La tutela ambientale ha trasformato l'arcipelago in un autentico laboratorio naturale, dove conservazione e attività umane convivono attraverso una gestione attenta delle risorse marine.
Dove il Mediterraneo racconta la sua storia
Tabarca conquista senza bisogno di grandi dimensioni né di scenari spettacolari. Qui tutto è raccolto, essenziale e autentico. In poche centinaia di metri convivono testimonianze dell'antichità classica, fortificazioni settecentesche, tradizioni marinare, biodiversità marina e una comunità che continua a custodire un'identità unica, sospesa tra Spagna e Liguria. È proprio questa straordinaria concentrazione di storia, natura e cultura a rendere Nueva Tabarca una delle mete più sorprendenti della Costa Blanca. Un arcipelago tanto piccolo da sembrare quasi invisibile sulla carta geografica, ma capace di raccontare, passo dopo passo, uno dei capitoli più affascinanti del Mediterraneo occidentale.
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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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