SARDEGNA | Autunno in Barbagia 2025: oltre 3.000 aziende protagoniste fino a Natale tra arte, gusto e identità
Dal 6 settembre al 15 dicembre la Sardegna interna torna ad aprire le sue "cortes": 31.a edizione per un evento che unisce territori, tradizioni e turismo sostenibile. Le porte della Barbagia tornano ad aprirsi, tra profumi di mosto, tessuti antichi e tradizioni millenarie. Con l’avvio a Bitti proprio il 6 settembre, inizia l’edizione 2025 di “Autunno in Barbagia”, la più importante manifestazione identitaria della Sardegna, contando la continuità storica con Cortes Apertas.
(TurismoItaliaNews) Il sottotitolo scelto per questa edizione – "Gioielli da tramandare, tesori da custodire" – sintetizza il cuore dell’iniziativa: una celebrazione dell’artigianato, dell’enogastronomia e dell’anima profonda dell’Isola. Promossa da Aspen, azienda speciale della Camera di Commercio di Nuoro, con il sostegno della Regione Sardegna, del Banco di Sardegna e di Grimaldi Lines, la rassegna attraverserà 32 borghi tra settembre e dicembre, coinvolgendo oltre 3.000 aziende locali, tra artigiani, produttori, agricoltori, artisti e operatori culturali.
La rassegna prenderà il via, come da tradizione, a Bitti, per poi toccare Oliena, Lodine e Sarule, Austis, Dorgali, Orani, Lula, Meana, Orotelli, Gavoi, Lollove, Onanì e Tonara. Ottobre sarà il mese più denso di appuntamenti, con protagoniste anche Belvì, Orgosolo, Sorgono, Olzai e Ottana. A novembre toccherà a Desulo, Mamoiada, Ovodda, Nuoro, Tiana, Atzara, Ollolai, Gadoni e Oniferi. Infine, grande chiusura a dicembre, con tre giorni a Fonni e il gran finale il 15 dicembre a Ortueri e Orune.
“Siamo alla 24ª edizione sotto la denominazione attuale – precisa Agostino Cicalò, presidente della Camera di Commercio di Nuoro – ma questa manifestazione è ormai patrimonio collettivo. Quest’anno presentiamo una nuova modalità di partecipazione del settore artigiano, con una presenza più strutturata e coordinata. Il punto di forza resta però la solidità del format: lo scorso anno abbiamo registrato oltre 450.000 presenze, un risultato straordinario, considerando la dimensione contenuta dei nostri paesi”. Lontana dai riflettori dell’estate balneare, Autunno in Barbagia rappresenta oggi un pilastro del turismo esperienziale e stagionale in Sardegna. I dati parlano chiaro: +45% di presenze a ottobre 2024, +32% a novembre, +35% a dicembre. E anche il 2025, secondo i primi indicatori, sta confermando un trend di crescita continuo.
“Stiamo intercettando anche flussi turistici extra-regionali e internazionali, e non solo sardi o italiani – spiega Franco Cuccureddu, assessore regionale al Turismo – questo tipo di eventi sta riscrivendo la geografia stagionale del turismo in Sardegna, che ora trova nei mesi autunnali e invernali una nuova vitalità. Non si tratta più solo di salvaguardare le tradizioni, ma di valorizzarle in chiave contemporanea, rendendole motore economico e culturale”. Autunno in Barbagia non è un semplice circuito di sagre o fiere locali: è un modello di promozione territoriale integrato, che unisce comunità, istituzioni e imprese. Ogni tappa diventa un’occasione per raccontare un’identità, aprire le case private e le “cortes” agli ospiti, mettere in scena saperi artigiani, produzioni agroalimentari, laboratori creativi, esposizioni d’arte, percorsi musicali e spirituali.
L’artigianato sarà quest’anno al centro di una nuova progettualità, con allestimenti curati, spazi coordinati e una presenza qualificata che punta a rendere visibile il valore economico e culturale di antichi mestieri, come la tessitura, la lavorazione del legno, del ferro, del cuoio e della ceramica. Ormai il turismo cerca esperienze genuine e sostenibili, e dunque la Barbagia si propone come un esempio virtuoso di territorio resiliente, capace di raccontare sé stesso con orgoglio, aprendo le porte delle proprie case, dei propri laboratori, delle proprie cucine. Autunno in Barbagia è molto più di un evento: è una narrazione collettiva e condivisa, che si rinnova anno dopo anno, custodendo i tesori della Sardegna profonda e tramandandoli alle generazioni future. Con un linguaggio che parla di pietra e pane, di stoffa e vino, di musica e silenzio.



