Il cavallo delle Faroe, la razza salvata da cinque esemplari: una storia di sopravvivenza ancora da scrivere
di Eugenio Serlupini
Cinque cavalli. Negli anni Sessanta era tutto ciò che restava di una razza arrivata alle Isole Faroe insieme ai primi coloni e diventata, nel corso dei secoli, parte integrante della vita quotidiana dell’arcipelago. Il cavallo faroese era ad un passo dalla scomparsa definitiva. Oggi la popolazione conta una novantina di esemplari e la sua vicenda racconta una straordinaria operazione di tutela, costruita attraverso volontariato, ricerca genetica e nuove tecnologie. Ma la sfida è tutt’altro che conclusa.
(TurismoItaliaNews) Piccolo, robusto, dal temperamento calmo e gentile, il cavallo delle Faroe è un animale domestico autoctono che ha saputo adattarsi al paesaggio dell’arcipelago e alle esigenze dell’agricoltura tradizionale. Per secoli ha rappresentato molto più di una semplice presenza nelle campagne: prima dell’arrivo di strumenti e attrezzature moderne, garantiva agli agricoltori un mezzo di trasporto e, allo stesso tempo, la forza necessaria per lavorare la terra. Il suo valore va dunque oltre la dimensione zootecnica. È uno dei più antichi e puri patrimoni culturali faroesi, protagonista di un rapporto strettissimo tra comunità, territorio e attività agricole. Le analisi genetiche confermano inoltre che costituisce una razza distinta, sebbene strettamente imparentata con i cavalli islandesi e delle Shetland.
Dagli 800 esemplari al rischio di estinzione
All'inizio dell'Ottocento si stima che alle Isole Faroe vivessero circa 800 cavalli. L'equilibrio iniziò però progressivamente a cambiare con l'evoluzione dell'agricoltura. Gli attrezzi divennero più grandi e pesanti e aumentò di conseguenza la richiesta di animali di maggiori dimensioni capaci di trainarli. Furono così importati cavalli stranieri, soprattutto norvegesi e islandesi, successivamente incrociati con quelli locali. A questo fenomeno se ne aggiunse un altro altrettanto determinante: numerosi cavalli faroesi furono venduti in Gran Bretagna per essere impiegati nelle miniere di carbone. “Incroci ed esportazioni hanno portato la razza pura attraverso una strozzatura genetica di proporzioni drammatiche - spiegano dalla The Faroese Horse Association - negli anni Sessanta sopravvivevano appena cinque cavalli riproduttori, tutti discendenti dagli stessi quattro animali. Sono proprio quei quattro esemplari gli antenati dell'intera popolazione esistente oggi”. La sopravvivenza della razza era appesa a un filo.
La svolta del 1978: nasce l'associazione per salvarli
Un passaggio decisivo è arrivato nel 1978 proprio con la fondazione della Faroese Horse Association (Ffr), nata con l'obiettivo di preservare il cavallo faroese originario. In quel momento esistevano soltanto 13 esemplari di razza pura. Anni di impegno da parte di appassionati hanno consentito di mantenere in vita questa popolazione, portandola agli attuali circa 90 cavalli. Un risultato significativo, sostenuto in larga misura dal lavoro volontario, ma ancora insufficiente per allontanare definitivamente il pericolo. Secondo la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, infatti, il cavallo faroese è in pericolo critico di estinzione. Per essere classificata semplicemente come razza in pericolo, la popolazione dovrebbe poter contare su più di 300 fattrici. L'attività della Ffr comprende l'organizzazione del programma di allevamento, gli studi genetici, la registrazione degli animali nel sistema genealogico Føroya Fongur e la promozione della razza.
Una popolazione geneticamente fragile
Essere sopravvissuti a partire da un numero tanto ridotto di antenati ha inevitabilmente lasciato conseguenze. La diversità genetica della popolazione è molto bassa e ogni scelta riproduttiva deve quindi essere gestita con estrema attenzione. La Faroese Horse Association collabora con istituzioni quali NordGen e la Swedish University of Agricultural Sciences per organizzare l'allevamento. L'obiettivo è conservare la diversità genetica ancora disponibile e, contemporaneamente, fare in modo che tutti e quattro i cavalli fondatori siano rappresentati in maniera equilibrata nella popolazione. La genetica diventa così uno degli strumenti essenziali per costruire il futuro di un animale che rischiò di appartenere soltanto al passato.
Una banca genetica per custodire il futuro
Negli ultimi anni la strategia di conservazione ha compiuto un ulteriore salto tecnologico. La Ffr ha lavorato alla realizzazione di una banca genetica contenente il seme di tutti gli stalloni faroesi, così da mettere al sicuro il patrimonio genetico della razza per le generazioni future. Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con la società britannica Stallion AI Services, specializzata nella riproduzione e nell'inseminazione equina. Nell'estate del 2025 l'operazione è stata completata. Si ritiene che sia stata la prima volta in cui il seme di un'intera popolazione animale sia stato congelato e conservato. Un risultato che assume un'importanza particolare proprio alla luce dell'estrema fragilità genetica della razza.
Tre puledri in Danimarca dopo oltre un secolo
La tutela passa anche dal tentativo di sviluppare l'allevamento del cavallo faroese al di fuori dell'arcipelago. L'esportazione degli animali non è ancora possibile per la mancanza di una legislazione specifica in materia, ma la tecnologia ha consentito di sperimentare una strada alternativa. Nel 2024 la For ha lavorato insieme al danese Højgård Equine Hospital a un progetto basato sul trasferimento embrionale. Ovuli fecondati sono stati prelevati da cavalle faroesi e impiantati in cavalle islandesi utilizzate come madri surrogate. Le cavalle islandesi, gravide di puledri faroesi, sono state successivamente trasportate in Danimarca per il parto. Il risultato ha segnato un nuovo capitolo nella storia della razza: tre puledri faroesi sono nati in Danimarca per la prima volta dopo oltre cento anni.
Da una popolazione ridotta a cinque cavalli negli anni Sessanta agli attuali circa 90 esemplari, il percorso resta fragile, ma la direzione è cambiata. Il cavallo faroese si sta lentamente allontanando dal baratro grazie a un intreccio di passione, volontariato, ricerca scientifica e tecnologie riproduttive. Una razza antichissima, che per secoli ha trasportato persone e aiutato gli agricoltori a lavorare la terra, cerca così di riconquistare il proprio spazio come componente viva del patrimonio culturale e agricolo delle Faroe. La sua storia di sopravvivenza, iniziata da appena quattro antenati comuni, non è ancora arrivata all'ultimo capitolo.
Il cavallo faroese protagonista anche nei francobolli
A raccontare il valore del cavallo faroese come razza unica e testimonianza vivente del patrimonio culturale e agricolo delle Isole Faroe contribuisce anche la filatelia. Il 26 giugno le Poste delle Isole Faroe hanno emesso due francobolli dedicati proprio a questo animale, trasformando due immagini della razza in altrettanti piccoli ambasciatori della sua storia e della sua conservazione.
Uno dei francobolli raffigura Skessa, una delle circa 35 cavalle faroesi in età riproduttiva. Utilizzata come fattrice, è anche un cavallo da sella e rappresenta una presenza capace di regalare soddisfazioni ai suoi proprietari, dai più giovani agli adulti. Il suo ritratto richiama così non soltanto il delicato programma di riproduzione, ma anche il legame quotidiano che continua a unire questa razza alla comunità faroese. Sul francobollo da 37 corone compaiono invece gli stalloni Munin, Mergur, Óðin e Askur, ritratti nel pascolo estivo di Heltnin. I quattro esemplari vengono impiegati nel programma di allevamento finalizzato ad aumentare la popolazione del cavallo faroese. Nei periodi in cui non sono insieme alle cavalle, condividono gli ampi pascoli, vivendo in compagnia gli uni degli altri.
L’emissione filatelica aggiunge così un ulteriore tassello al racconto di una razza che continua a rappresentare una componente viva dell’identità culturale e della tradizione agricola delle Faroe.






