Cattedrali di città o chiesine dei villaggi, in Moldova la storia, l’arte e le tradizioni si incrociano nei luoghi di fede

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Giovanni Bosi, Chișinău / Moldova

Cattedrali di città o chiesine dei villaggi, negli edifici sacri della Moldova si respirano a pieni polmoni la storia e la tradizione più autentica di questo piccolo Paese incuneato tra Ucraina e Romania. Una gemma che per la sua posizione strategica è stata inevitabilmente contesa e appetibile nel corso dei secoli, diventando così una sorta di cerniera di culture che oggi meritano di essere conosciute. Così, un viaggio in Moldova diventa anche una scoperta di luoghi in cui fede ed arte sono indissolubilmente intrecciate.

 

(TurismoItaliaNews) Quando si arriva a Chișinău c’è subito la voglia di andare alla scoperta della capitale, dove ormai le pareti a specchio delle moderne architetture riflettono le mastodontiche strutture dell’età sovietica, alcune delle quali finite in disuso e in attesa dello smantellamento definitivo. Il salotto buono è l’asse portante della città, il grande boulevard intitolato a Ștefan III cel Mare, ovvero santo Stefano il Grande (1433-1504), lungo il quale si affacciano gli edifici più prestigiosi, alcuni dei quali opera dell’architetto ticinese Aleksandr Osipovič Bernardazzi (inclusa la Chiesa di San Pantaleone).

E’ in fondo al viale, proprio di fronte all’Arco di trionfo e al Palazzo del Governo, nell’immensa Piazza delle Grandi Adunate, che spicca la Chiesa ortodossa della Natività, la Catedrala Mitropolitană Nașterea Domnului. Di colore bianco candido, palesa una forte impronta neoclassica firmata dall’architetto russo Avraam Melnikov, con il campanile ricostruito soltanto nel 1997 dopo i pesanti bombardamenti subiti nel corso della seconda guerra mondiale e dopo aver dovuto conoscere anche un periodo di dismissione, con la trasformazione in centro spettacoli durante l’appartenenza all’Urss. Entrando si scopre immediatamente il valore e la bellezza di questa chiesa, ma soprattutto l’intensità con cui gli abitanti di Chișinău vivono la loro cattedrale. La Moldova è un Paese particolarmente religioso, come attestano i tanti Crocifissi a grandezza naturale posizionati in prossimità degli ingressi ai villaggi o di incroci stradali.

E se la Cattedrale della Natività rapisce attenzione e ammirazione del visitatore che arriva da lontano, non sono da meno le più modeste (ma solo per dimensioni) chiesine dei paesi. La Moldova va scoperta anche così, salendo a bordo di un’auto per esplorarla, percorrendo strade che tagliano paesaggi infiniti disseminati di campi coltivati, vigneti o alberi da frutto. Nel villaggio di Troitsa (parola che si traduce in Santa Trinità) si scopre la chiesa affacciata sul piccolo cimitero e dipinta con un radioso quanto imprevedibile colore giallo. A Căușeni, in una zona collinare a 83 km da Chișinău e per secoli capitale dei tartari, la chiesa dell’Assunzione della Vergine Maria (restaurata grazie al contributo statunitense) è uno splendido esempio di architettura medievale, con un’iconostasi costruita in pietra e affreschi che raffigurano principi moldavi come Nicolae si Constantin Mavrocordat, Grigore Alexandru Ghica, Grigore Callimachi, il vescovo Daniil di Braila, Tighina, Cetatea Alba e Chilia.

Alle porte di Chișinău c’è un’altra emblematica testimonianza dell’architettura sacra, con una storia curiosa e qualche dettaglio importante: è la Chiesa della Dormizione della Vergine Maria, la Biserica de Lemn, ovvero completamente di legno e senza neppure un chiodo, ma solo incastri creati da sapienti mastri artigiani nel 1642. L’edificio, collocato in un parco tenuto come un gioiello, in prossimità del lago Botanica, non è però originario di questo luogo: fondata dagli hiriani nel 1642 nel monastero di Hirjauca, la chiesa è stata smontata, trasportata a Chișinău e rimontata pezzo per pezzo attraverso un restauro curato dagli architetti Eugen Bâzgu e Sergiu Vornicov che le ha restituito tutta la sua magnificenza e suggestione.

Un altro complesso che della fede moldava è stato il baricentro, è il Mănăstirea Curchi, il monastero risalente al 1765, oggi quasi completamente restaurato dopo essere stato razziato, svuotato e trasformato in ospedale psichiatrico durante l’epoca sovietica. Il pezzo forte è la Chiesa della Natività, progettata nel 1862 in stile neoclassico e con elementi barocchi dall’architetto italiano Bartolomeo Rastrelli. E poi la più antica chiesa di San Dimitru e quella di San Nicola. Questo monastero nella città di Orhei, costituisce sicuramente uno dei monumenti più significativi dell’architettura religiosa della Basarabia, ovvero l’antica Moldova. Ma l’elenco potrebbe essere ancora più lungo perché ogni cittadina e ogni villaggio ha la sua chiesa, grande o piccola, che racconta un’epopea ancora viva.

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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
(A.F.)

 

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