Per il Palacio del Marqués de Dos Aguas di Valencia una creatività senza fine: dentro e fuori lo spettacolo dell’arte

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Giovanni Bosi, Valencia / Spagna

Non smetteresti mai di guardarlo: per la sua bellezza, per la creatività e la perizia con cui sono state immaginate e realizzate le sue decorazioni, per la scelta ardita del materiale, per l’imponenza di questo palazzo nobiliare la cui sagoma elegante si staglia nel cielo azzurro senza fine di Valencia. E’ il Palacio del Marqués de Dos Aguas, oggi sede del Museo Nazionale della Ceramica González Martí. Perderselo sarebbe un delitto…

 

(TurismoItaliaNews) Diciamo subito che Valencia è una di quelle città dove – a parte l’inesauribile patrimonio storico, architettonico, culturale e artistico che la rende famosa ed amatissima nel mondo – si dovrebbe andare letteralmente a zonzo, quasi senza un programma o un itinerario prefissato. E sì, perché in questo modo si ha la possibilità di apprezzare anche il patrimonio umano e sociale che oggi la rende una delle città in cui si vorrebbe vivere: a dimensione d’uomo perfetta, grazie all’efficacia dei trasporti pubblici e delle opportunità che riesce ad offrire. Così camminare nella “Valencia vecchia” si rivela una sorpresa dietro l’altra, con qualcosa da scoprire e da vedere ad ogni angolo, dove la città svela prospettive nuove che incorniciano un monumento piuttosto che uno splendido edificio nobiliare.

Per il Palacio del Marqués de Dos Aguas di Valencia una creatività senza fine: dentro e fuori lo spettacolo dell’arte

Per il Palacio del Marqués de Dos Aguas di Valencia una creatività senza fine: dentro e fuori lo spettacolo dell’arte

Palacio del Marqués de Dos Aguas è famosissimo e c’è il modo più adatto per arrivarci: se bighellonando in Carrer de Sant Vicent Màrtir, ci si incammina (dopo aver visitato la Chiesa di San Martino) in Carrer de l’Abadia de San Martì, all’improvviso ci si trova al cospetto di questo straordinario palazzo, all’angolo tra Rinconada Federico García Sanchiz e Carrer del Poeta Querol. E si rimane estasiati, in particolare davanti all’unicità del grandioso portale di alabastro che raffigura due Atlanti nudi che sorreggono altrettante grandi anfore, metafora dei due più importanti fiumi del territorio di Valencia: il Jucar e il Turia. E già questo basterebbe, ma in realtà dentro ci sono altri tesori artistici. Prima di entrare, tuttavia, occorre necessariamente indugiare con gli occhi sulle facciate principale del Palacio.

Il palazzo del Marchese de Dos Aguas (la cui designazione si riferisce all’omonimo comune nella provincia valenciana) rappresenta la Valencia più barocca: l’origine è gotica, quasi certamente al di sopra di una necropoli romana del I-III secolo d.C., rimaneggiato nei secoli sino ad assumere un aspetto chiaramente in stile Rococò, organizzato intorno a un patio e torri finemente lavorate negli angoli. Ad un primo sguardo appare austero, ma poi si colgono i tanti dettagli del Palacio che rendono la residenza una sorta di bomboniera. E se i turisti amano scegliere il portale in alabastro come sfondo del loro selfie, un motivo ci sarà. Già, il portale: oltre ai due grandi Atlanti, spiccano due teste di coccodrilli da una parte e un leone che dorme dall’altra; sopra lo stemma che attesta potere e ricchezza di Rabassa de Perellós, che nel 1699 aveva ottenuto il titolo di Marchesado de Dos Aguas, concesso da re Carlo II; ancora più su, la statua della la Vergine del Rosario con in braccio Gesù Bambino a grandezza naturale, opera di Francisco Molinelli. Un capolavoro.

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Per il Palacio del Marqués de Dos Aguas di Valencia una creatività senza fine: dentro e fuori lo spettacolo dell’arte

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La ristrutturazione eseguita nella metà del XVIII secolo si deve a Ginés Rabassa de Perellós y Lanuza, il terzo Marqués de Dos Aguas, e soprattutto a tre artisti di valore: il pittore Hipolito Rovira Meri, lo scultore Ignacio Vergara Gimeno e il decoratore Luis Domingo, ai quali si deve la facciata in alabastro, la cupola della scala principale e la carrozza delle Ninfe. E’ invece opera di Vicente Dasì Lluesma, settimo marchese di Dos Aguas, la modifica che ha conferito al palazzo la fisionomia attuale, inaugurata con una solenne festa il 17 maggio 1867. Tanta bellezza non è bastata a far subire al complesso gravi danni, sin quando nel1 949 lo Stato ha deciso di acquistarlo e nel 1954 è diventato la sede del Museo nazionale della ceramuica e delle arti suntuarie.

Oggi il Museo González Martí ospita la maggior collezione nazionale di ceramiche, che va dal VIII secolo all’epoca contemporanea e comprende anche pezzi di Picasso; un museo nel quale si possono anche trovare prodotti arrivati dalla Via della Seta e che consente di capire come viveva all’epoca una delle più emblematiche famiglie nobili valenciane. Splendide le ceramiche: spiccano i pezzi medievali di Paterna o Manises, decorati con riflessi verdi e neri, blu o metallici, provenienti principalmente dalla collezione del Municipio di Valencia e da quella di Manuel González Martí, scopritore nel 1907 delle rovine dei vasai medievali di Paterna. Straordinarie anche la serie di piastrelle valenciane medievali e quella di “socarrat”, piatti decorati a soffitto, provenienti principalmente da altre collezioni. Bellissime pure la grande serie di pannelli valenciani del XVIII e XIX secolo e la collezione di piastrelle di D. Francisco Aguar.

Per il Palacio del Marqués de Dos Aguas di Valencia una creatività senza fine: dentro e fuori lo spettacolo dell’arte

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La chicca. Il Museo del Prado,a Madrid, conserva un magnifico quadro, olio su pannello, opera di Francisco Domingo Marqués (Valencia 1842 - Madrid 1920) intitolato “ Portale del Palazzo del Marchese de Dos Aguas” in cui sono raffigurati diversi nobili, vestiti alla maniera del regno di Carlo IV, che si incontrano di fronte al Palazzo del Marchese de Dos Aguas, con un branco di cani e diversi lacchè. “ La tecnica pittorica utilizzata da Domingo, basata su pennellate brevi e schematiche che modellano le figure – ci spiegano al Prado - conferisce una grande luminosità e espressività colorata all’intera composizione. Questi tipi di opere, piccole e vive, furono particolarmente ben accolte nella ricca borghesia contemporanea”.

E allora, come si può rinunciare ad una visita al Palacio del Marqués de Dos Aguas?

Per il Palacio del Marqués de Dos Aguas di Valencia una creatività senza fine: dentro e fuori lo spettacolo dell’arte

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Come arrivare
Metro L3 - L5 | Bus 70 - 71
Giorno di chiusura il lunedì

Per saperne di più
www.culturaydeporte.gob.es
www.visitvalencia.com/it
@MNCeramica

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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
(A.F.)

 

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