Tecnica impeccabile, profondità psicologica e realismo: gli antichi affreschi della Chiesa Boyana in Bulgaria sono un vero tesoro

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Giovanni Bosi, Sofia / Bulgaria

E’ uno dei pochi monumenti medievali completi e perfettamente conservati che testimonia il contributo significativo della pittura monumentale bulgara alla cultura europea nel Medioevo. E non a caso l’Unesco ha voluto inserirla tra i Patrimoni dell’Umanità. Nell’omonimo sobborgo di Sofia, ai piedi del monte Vitosha, la Chiesa Boyana è uno scrigno prezioso di arte del passato.

 

(TurismoItaliaNews) Quando si è in Bulgaria, è uno dei luoghi irrinuncibili da visitare. Già le sue dimensioni la classificano come scrigno: una chiesina costruita nel decimo secolo, poi ingrandita all’inizio del tredicesimo, al centro di un bosco, quasi a suggellarne il carattere intimo del raccoglimento che da secoli avviene al suo interno sotto lo sguardo severo delle oltre 240 figure raffigurate sulle sue pareti e sulla volta. Figure che evidenziano individualità, notevole intuizione psicologica e persino vitalità.

La Chiesa Boyana deve la sua fama mondiale soprattutto agli affreschi del 1259, che documentano le straordinarie conquiste della cultura medievale bulgara e che seguono il canone della pittura iconografica introdotto a partire dal Concilio ecumenico di Nicea nel 787. Mentre interpretano il canone bizantino, le immagini hanno una speciale espressività spirituale e vitalità e sono dipinte in proporzioni armoniose. Ma va detto che l’insieme costituisce una sorta di libro di storia dell’arte di questo territorio: un album prezioso del lavoro di artisti sconosciuti che decorarono la chiesa e si misero in evidenza con la loro arte nella Scuola di pittura di Turnovo del XIII secolo.. Gli esperti non esitano a sottolineare come questi affreschi sono veri e propri capolavori eseguiti con una tecnica impeccabile, profondità psicologica, complessità e realismo.

L’evoluzione del complesso sacro – che dal punto di vista architettonico è un puro esempio di chiesa con pianta a croce greca con cupola, facciate riccamente decorate e decorazione di elementi ceramici - è comunque riconducibile a tre diverse fasi: tra la fine del X e l’inizio dell’XI, la metà del XIII e la metà del XIX secolo. La sezione più antica (zona orientale) è una piccola chiesa con volta a crociera e un’abside con supporti cruciformi incorporati; la seconda sezione, che confina direttamente con la prima, è stata commissionata da Sebastocrator Kaloyan e da sua moglie Dessislava alla metà del XIII secolo: è una tipologia di chiesa tombale a due piani, cioè un sepolcro di famiglia al piano terra e una cappella al piano superiore identica nel design alla chiesa orientale; l’esterno è decorato con ornamenti in ceramica. L’ultima sezione è stata costruita grazie alle donazioni della comunità locale a metà dell’Ottocento.

Nella parte più antica c’è una magnifica rappresentazione di Cristo Pantocratore sulla cupola, mentre il sottostante tamburo presenta una schiera di angeli con i quattro evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni ritratti nei pennacchi. Altre quattro immagini di Cristo adornano gli archi. Seguono le scene delle principali festività e della Passione di Cristo. Tra i ritratti a figura intera dei santi nel primo livello, ci sono dieci santi guerrieri. La Vergine in trono, circondata da arcangeli, è rappresentata nella conchiglia dell’altare. Al di sotto ci sono quattro padri della chiesa: San Gregorio il Teologo, Basilio il Grande, Giovanni Crisostomo e il Patriarca Germano. Gli affreschi che fiancheggiano l’altare mostrano i diaconi Laurentius, Euplius e Stephen, così come San Nicola (uno dei santi più popolari e il santo patrono di marinai, mercanti e banchieri) cui è dedicato il livello più basso della chiesa; proprio la vita di San Nicola è raffigurata in 18 scene nel nartece (la seconda sezione della chiesa).

E’ interessante notare come l’artista sconosciuto cui si devono le pitture ha voluto includere nelle scene elementi della vita quotidiana, tanto che molte delle figure si rivelano abbastanza realistiche, specialmente nel loro aspetto. Ma lo sguardo sembra non finire mai di scoprire i personaggi raffigurati: sulla lunetta al di sopra dell’ingresso del nartece ci sono la Vergine con il Bambino, Sant’Anna e San Gioacchino e la benedizione di Cristo; Santa Caterina, Santa Marina, San Teodoro Studita e San Pacomio sono raffigurati nei livelli inferiori delle pareti. L’arcosolio meridionale (una tipologia architettonica utilizzata per i monumenti funebri e, in particolare, nella catacombe) è decorato con la scena della disputa di Gesù con i dottori, mentre su quello prospiciente c’è la Presentazione della Vergine. Due santi bulgari molto venerati dalle devozione sono anche rappresentati nel nartece - San Giovanni di Rila (questa è la più antica rappresentazione superstite del santo) e San Paraskeva (Petka).

Decisamente suggestivi sono gli espressivi ritratti dei donatori Sebastocrator Kaloyan e di sua moglie Dessislava e dello zar bulgaro Costantino Asen Tikh e Tsaritsa Irina - raffigurati con precisione, straordinaria abilità e sentimento. Di fatto sono i più antichi ritratti di personaggi della storia bulgara.

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