Dai Greci ai Romani: l’antico Teatro di Catania si svela come un’imprevedibile gemma preziosa

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Giuseppe Botti, Catania / Sicilia

Coperto dalle case a partire dal Medioevo e fino ai nostri giorni, minato più volte dal terremoto e poi oggetto di impegnativi restauri e sistematiche campagne di scavo per 35 anni. A Catania il complesso archeologico del teatro greco-romano e dell’odeon si svela imprevedibilmente tra gli edifici di via Vittorio Emanuele II, come una gemma preziosa che riemerge dall’oblìo in tutta la sua imponenza.

 

(TurismoItaliaNews) Lo vedi e te ne innamori subito. Del resto Catania è tutta una sorpresa: bellissima e contradditoria, fastosa e accogliente, soprattutto antica. Antica nelle sue origini, nelle sue tradizioni, nei tesori che conserva nei cortili, dietro alla facciata di un palazzo, lungo il reticolo ortogonali di strade sulle quali si affacciano architetture preziose ed elaborate. E il teatro greco-romano è uno di questi patrimoni, che non puoi comprendere in tutta la sua essenza se non dopo aver varcato il portone che si apre su via Vittorio Emanuele II, che nulla lascia presagire sulla grandezza dell’opera del passato. Entrando nel primo cortile coperto l’emiciclo inizia a delinearsi in tutta la sua imponenza, lasciando il visitatore senza fiato: la porzione di centro storico in cui è tornato alla luce insieme all’odeon (sulla sua sinistra, guardando dalla cavea) ed oggi è delimitato da piazza San Francesco e dalle vie Tineo, Sant’Agostino e del Teatro Greco, dalla quale si gode la vista delle strutture dal retro. Sorprendente, raffinato, evocativo di un’epoca che non è affatto andata perduta.

Il Teatro, come spiegano gli archeologi, è stato costruito nel I secolo dopo Cristo sul pendio meridionale della collina di Montevergine, su un preesistente edificio greco del quale sono state scoperte di recente alcune strutture nel palcoscenico, nelle parodoi, nella cavea e in alcune zone del settore orientale. Questa più antica struttura – databile tra il V e il IV secolo a.C., potrebbe essere il teatro nel quale Alcibiade tenne il famoso discorso ai Katanaioi per spingerli ad allearsi con Atene contro Syracusae. Era dunque già uno spazio votato all’aspetto ludico della città costruita sulle pendici sudorientali dell’Etna, fondata come Katane dai Calcidesi greci nel 729 a.C., conquistata dai Romani nel 263 a.C. con Manio Valerio Massimo Messalla e il cui centro storico barocco è oggi Patrimonio dell’Umanità Unesco. Un crogiuolo di culture che nel tempo hanno lasciato tracce indelebili.

E’ nel II secolo d.C. che il teatro romano – pensato per accogliere 7.000 spettatori - viene ingrandito con l’aggiunta di un terzo ambulacro e la costruzione di un edificio scenico più articolato e più alto arricchito da una decorazione architettonica e scultorea in parte conservata. “Tra il III e il IV secolo d.C. ha subito restauri e modifiche – spiegano glu esperti - documentati dalle epigrafi e dagli interventi nelle parodoi, nel pulpitum e nella pavimentazione dell’orchestra. Tra il V e il VI secolo d.C. viene abbandonato, dopo essere stato trasformato per la realizzazione di spettacoli acquatici”. La lettura complessiva che possiamo avere oggi è il frutto di una serie di interventi andati avanti tra espropriazioni e demolizioni della maggior parte delle case costruite al di sopra dopo il disuso, a cui hanno fatto seguito restauri poderosi. La visita è di fatto una sorta di esplorazione: ci si muove lungo gli stessi percorsi degli spettatori di duemila anni fa, si salgono  e si scendono le stesse scale, ci si siede sui gradoni sui quali i catanesi di un tempo si divertivano e si agitavano.

“Durante gli ultimi lavori – ci spiegano - si è scoperta, nell’area esterna al teatro, la struttura di fondazione del monumento, in opus coementicium con gli incassi per la cassaforma lignea; per la sua costruzione, nel II secolo d.C., furono tagliati livelli d’uso di età neo-eneolitica (5500-3950 a.C.) e i lembi superficiali di una colata lavica preistorica alla quale era stato addossato il monumento. In quest’area esterna, che si è rivelata ricca di testimonianze antiche, sono state scoperte anche condutture della prima età imperiale, appartenenti all’acquedotto romano, e un lungo tratto del muro poligonale di età greca arcaica (VII-VI secolo a.C.), già visibile all’interno della casa dell’Androne”. Nel 2001 e nel 2008 sono stati allestiti spazi espositivi (antiquaria) all’interno di due edifici moderni restaurati di recente (casa Pandolfo e casa Liberti) in cui si presentano alcuni del numerosissimi marmi recuperati dal 1960 in poi e una selezione di altri materiali archeologici raccolti nel corso degli scavi.

Interessante anche l’odeon, utilizzato per le gare poetiche e musicali e per le prove delle rappresentazioni che si svolgevano nel teatro, al quale è legato strutturalmente. “La piccola cavea, rivolta verso il mare come quella del teatro, poteva contenere circa 1.500 persone – evidenziano gli studiosi - divisa in due parti da uno stretto corridoio, è sorretta da 18 muri radiali che delimitano 17 ambienti trapezoidali chiusi verso l’interno, tranne quello centrale da cui entravano gli spettatori. L’orchestra conserva in parte la pavimentazione marmorea. L’elegante prospetto esterno è animato dalle aperture ad arco alternate a paraste con capitelli lavici monolitici”.

La visita al teatro greco-romano e all’odeon è da non mancare quando si è a Catania. Un salto indietro nella storia per assaporare al meglio l’atmosfera magica di questa città.

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