Perù: al Museo Larco di Lima per la più vasta collezione di ceramiche pre-colombiane a carattere erotico del mondo

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Giovanni Bosi, Lima / Perù

E’ nella Top 25 dei musei più interessanti e visitati del mondo, in qualche modo unico nel suo genere e di certo straordinario per la qualità e quantità di arte pre-colombiana. Pezzi perfettamente conservati che aiutano a comprendere l’affascinante storia dell’antico Perù, ma persino un tema che è alla base della storia umana: la rappresentazione del corpo femminile e maschile. Anche dal punto di vista erotico. E’ il Museo Arqueológico Rafael Larco Herrera.

 

(TurismoItaliaNews) Visitare il Museo Larco quando si è a Lima è imprescindibile. Per i tesori artistici che conserva, per i suoi splendidi giardini, per la bellezza dell’edificio che lo accoglie, persino per l’ottimo ristorante al suo interno. Ubicato al numero 1515 di Av. Bolívar, in Pueblo Libre, il museo è allestito in un edificio di epoca coloniale realizzato al di sopra di una piramide del VII secolo ed è famoso per la più vasta collezione di ceramiche a carattere erotico del mondo. Ma sarebbe limitativo attribuire a questo aspetto l’importanza di quanto conserva.

Fatto sta, però, che la rappresentazione del corpo femminile e maschile nella ceramica pre-colombiana costituisce il fattore d’attrazione tra curiosità e morbosità. E pensare che tutto è nato dalla donazione di un pezzo (era il 1923) a Rafael Larco Hoyle da parte del padre. Ma è bene subito comprendere qual è la filosofia alla base di queste rappresentazioni “spinte” delle popolazioni pre-colombiane: l’erotismo presente in questa importante collezione di pezzi in ceramica allude al desiderio, all’attrazione e all’unione di forze opposte ma complementari che consentono la costante rigenerazione della vita.

“Oggi classifichiamo frequentemente tutte le rappresentazioni di nudità, organi genitali o atti sessuali come immagine dell’erotismo – ci spiegano durante la visita - tuttavia, possiamo provare un approccio diverso alla sessualità apprezzando le rappresentazioni delle culture dell’antico Perù. Sui recipienti di ceramica che vediamo in queste stanze, hanno preso forma la vita rituale e la mitologia della società pre-colombiana, ma anche una conoscenza dettagliata del mondo e le relazioni tra gli esseri. Le attività sessuali rappresentate su questi manufatti si riferiscono a queste relazioni e interazioni”. Nell’arte pre-colombiana ci sono rappresentazioni dettagliate degli organi genitali maschili e femminili che alludono alla dualità. Ci sono anche scene in cui uomini e donne partecipano ad atti sessuali, anche con le divinità e i morti. Per comprendere queste rappresentazioni è importante tenere conto dell’insieme delle espressioni artistiche delle culture pre-colombiane.

L’esposizione presenta, in particolare, una selezione di reperti archeologici provenienti dalla collezione del Museo Larco, operata da Rafael Larco Hoyle negli anni ‘60 come risultato degli studi sulle rappresentazioni sessuali nella arte pre-colombiana peruviana. In sostanza, la mostra permette di avvicinarsi alla visione del mondo o al modo di vedere il mondo delle società dell’antico Perù. Allo stesso tempo, è un’opportunità unica e interessante per avvicinarsi alla sessualità, libera dai propri miti e pregiudizi.

Corpi modellati da oltre 2.000 anni. Da oltre 2.000 anni il corpo umano - femminile e maschile - è stato modellato in argilla dai ceramisti precolombiani, prendendo forma in quei vasi ceremoniali in cui diversi fluidi circolavano, attivando e animando simbolicamente questi oggetti. In ceramica, la donna è rappresentata come un vaso ricevente, ma anche come un corpo generatore dei fluidi corporali: toccata, accarezzata, baciata e penetrata. I vasi di ceramica mostrano una donna fecondata, gravida, in atto di partorire, atimentare, nutrire. L’uomo è raffigurato come un trasmettitore, un fertitizzatore, proiettando la sua virilità e potenza: tocca, accarezza, bacia, così come è toccato, accarezzato, baciato. E’ anche rappresentato come un destinatario passivo delle azioni propiziatorie delle sue compagne, in particolare quando si presenta come abitante del mondo di sotto o inframondo, con caratteristiche cadaveriche. Viene mostrata e dimostrata dunque la dualità complementare del femminile e del maschile, manifestata nelle forme e nelle immagini dei pezzi di ceramica creati dagli artisti dell’antico Perù.

Il sacrificio umano. Il Museo affronta anche una serie di aspetti legati alla quotidianità delle popolazioni del passato: dal sincretismo religioso alla cerimonia del sacrificio, dai gioielli al tema della morte. I sacrifici umani erano praticati in molte culture antiche: la morte, lo spargimento di sangue o le mutilazioni corporali erano la trasformazione rituale della vittima, la cui vita diventava sacra in virtù dell’offerta. La cerimonia del combattimento rituale e il successivo sacrificio umano praticato dai Mochica non sono unici nel continente americano: le “Guerras Floridas” degli Aztechi erano concluse dal sacrificio rituale dei guerrieri sconfitti. Tra i Maya, il rituale del Juego de la Pelota culminava apparentemente nel sacrificio di alcuni dei giocatori. Del resto anche al di qua del mondo non andava diversamente tra Celti, Greci, Romani e popoli orientali. Di fatto, il sacrificio umano consisteva nell’offrire una vittima per placare l’ira degli dei, degli spiriti o delle forze cosmiche. Nella cultura Mochica il combattimento tra guerrieri sembra mirato a selezionare i candidati per il sacrificio tra i membri più produttivi della società, che offriva ai suoi dei uno dei beni più preziosi in cambio del benessere della comunità. Il sacrificio come atto del dare per ricevere.

Crani deformati e trapanati. Nell’antico Perù diverse popolazioni praticarono la trapanazione cranica, ovvero il procedimento chirurgico per eliminare ematomi o rimuovere parti di ossa del cranio fratturato probabilmente durante combattimenti rituali o scontri guerrieri. Venivano usati attrezzi diversi per la trapanazione, come coltelli di ossidiana (vetro naturale) o di metallo (rame o lega di rame). Si praticò anche la deformazione cranica con l’obiettivo di dare una forma particolare al cranio degli individui di un gruppo sociale, come segno della loro identità. Nel Museo sono esposti coltelli di rame, il cranio di una donna con deformazione cranica e trapanazione per raschiatura nel parietale sinistro, senza rigenerazione ossea; il cranio di un adulto con varie fratture guarite nel viso e in testa, comuni in combattimenti con armi contundenti. E quest’ultimo presenta una trapanazione per raschiatura nel parietale destro con rigenerazione ossea, ciò significa che questo individuo sopravvisse all’intervento.

Ori, gioielli e simboli di potere. Di grande valore documentario sono anche gli abiti e gli ornamenti indossati dai sovrani dell’antico Perù, simboli pensati per comunicare chi erano in vita e chi sarebbero stati dopo la morte, carichi di codici religiosi ed emblemi di potere e prestigio. I capi furono sepolti con i loro costumi rituali, che li avevano identificati nella vita e avevano permesso loro di essere riconosciuti come discendenti degli dei. “La loro identità trascese la vita terrena e li accompagnò nell’altro mondo – ci spiegano ancora dunque la visita del Museo Larco - dopo la morte, i sovrani sarebbero diventati antenati che avrebbero condiviso un posto nel mondo dell’aldilà insieme con le divinità. Orafi, tessitori, ceramisti e altri artigiani specializzati hanno dedicato la loro abilità e destrezza, nonché una grande quantità di tempo ed energie, a vestire e adornare i loro signori, sia per la vita che per la morte. Da loro dipendeva in gran parte che il viaggio dei loro gentiluomini verso l’altro mondo avesse successo, motivo per cui vivevano il processo di fabbricazione di questi oggetti altamente simbolici con devozione e misticismo”.

La storia, chiave di lettura. Per quasi 400 anni, dal XVI secolo fino all’inizio del XX secolo, quando si parlava del Perù prima della conquista, si menzionavano solo gli Incas. Ma in realtà le ricerche archeologiche hanno dimostrato che questi hanno governato il territorio soltanto negli ultimi 150 anni di uno sviluppo culturale durato più di 10.000 anni. Ne è emerso un quadro che ha messo in risalto la raffinatezza delle culture che fiorirono in Perù molti secoli prima degli Incas. E l ceramica si è rivelata una fonte inesauribile di informazioni su vari aspetti delle società che l’hanno creata. Le culture precolombiane sono state definite in gran parte proprio attraverso le caratteristiche stilistiche e iconografiche della ceramica, che - variando nel tempo e nello spazio - serve anche a stabilire cronologie locali e regionali. Inclusa la raffigurazione dell’unione sessuale e della fertilità.

E qui torniamo al tema portante della raccolta più famosa del Museo Larco: “Le rappresentazioni sessuali nell’arte precolombiana sono legate ai riti di fertilità, sacrificio e culto degli antenati e sono una fonte di informazioni molto importante per avvicinarci alla visione del mondo delle società dell'antico Perù – ci spiegano gli esperti - nel mondo terreno gli esseri umani si uniscono per procreare. L’unione tra uomo e donna rende la vita possibile. Anche la coppia è rappresentata con il frutto della loro unione nel letto. Gli esseri umani compiono anche atti sessuali che non portano alla fecondazione, come la fellatio e il sesso anale, attività che simbolicamente collegano il mondo dei vivi con il mondo dei morti”.

Il sito ufficiale del Museo Larco

 

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