India: nel cuore del Gurudwara, il tempio Sikh a Delhi tra religione, filosofia e stile di vita

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Giovanni Bosi, Delhi / India

A piedi nudi e con la testa rigorosamente coperta. Mentre la cupola dorata scintilla sotto il sole, che rende ancor più candida la bianca costruzione del Gurudwara, si entra lentamente in fila accolti da preghiere e musica. Fuori c'è chi vende ghirlande di fiori color arancio, dentro c’è un microcosmo multicolore. Siamo nel tempio Shikh a Delhi, in India.

 

(TurismoItaliaNews) Quella Sikh è una delle religioni monoteistiche del mondo. In India - dove la maggioranza è indù, anche se i musulmani sono in crescita - rappresentano poco meno del 2 per cento della popolazione. Una religione che è ben più di una fede spirituale e che assume una consistenza persino politica, sicuramente una filosofia e uno stile di vita che negli Ottanta non ha mancato di scatenare fortissime tensioni con le autorità indiane culminate nell'attacco militare al Tempio d'oro di Amritsar deciso da Indira Gandhi. Tutto per un sogno mai sopito di autonomia dal governo centrale: non a caso i Sikhs hanno avuto un loro regno con il Maharaha Rajnit Singh (1780  - 1839) durato mezzo secolo, finchè gli inglesi lo hanno smantellato ed annesso nel 1849. Una comunità che resta fortissima, se non altro dal punto di vista organizzativo, ma con una condizione di conflittualità che oggi appare decisamente sopita.

Il tempio di Delhi, espressione più vivida di questo credo, è inevitabilmente anche un luogo da vedere nell'India paese dei contrasti, per comprendere meglio dall'interno un luogo dove si prega, si canta e dove ogni giorno almeno trentamila pellegrini hanno assicurati tre pasti, gratuitamente. Quando si arriva colpisce il numero delle persone che brulicano: il Gurudwara è aperto a tutti indipendentemente da casta, credo, cultura o nazionalità e quindi chiunque può visitarlo. Purché a capo coperto e piedi scalzi. L'atmosfera è di grande concentrazione, contemplazione, partecipazione, condivisione.

Qual è allora lo spirito dei Sikh, la cui immagine con barba e turbante a punta arancione, blu o bianco rappresenta un elemento caratterizzante anche nella società indiana contemporanea? Il termine Sikh significa “discepolo” e individua colui che crede in un Dio unico e negli insegnamenti dei Dieci Guru, raccolti nel Guru Granth Sahib, la Sacra Scrittura Sikh. Per dirla tutta, sono dei veri e propri guerrieri della fede, con una forte personalità distintiva e a confermarlo c'è la regola dei cinque simboli, conosciuti come i cinque K, prima lettera di ogni parola di ciascun simbolo che non deve mancare nella vita di un sikh: kesha (capelli lunghi che non vengono mai tagliati), kangha (un pettine), kara (un braccialetto di acciaio), kachha (mutande lunghe fino al ginocchio) e kirpan (una spada o pugnale). Si può indossare anche un’uniforme ed essere così dotati di un aspetto ancor più caratteristico; ma le regole sono ferree per tutti: chi taglia i capelli o spunta la barba commette un’infrazione alle Regole Cardinali dell'Ordine e viene considerato apostata. In realta non si nasce Sikh ma per diventarlo ci si deve sottomettere ad un battesimo chiamato Amrit.

La storia parte da molto lontano. La religione è stata fondata da Guru Nanak, nato nel 1469 nel villaggio di Talwandi, oggi chiamato Nankana Sahib, presso Lahore in Pakistan. Fin dall'infanzia si era rifiutato di accettare i riti senza fondamento, le supertizioni e i dogmi che a quel tempo venivano presentati come religione. “Guru Nanak e i nove guru che gli sono succeduti, hanno dato un esempio di spiritualità viva pur prendendo parte alle attività del mondo secolare” ci spiegano al tempio. Il decimo e ultimo guro, Guru Gobind Singh (1666 - 1708) è quello che ha introdotto la cerimonia del battesimo dando così ai Sikhs una loro identità distinta.

Nel tempio si entra lentamente in fila, si prega e si ascolta la lettura del Libro sacro. Poi i pellegrini, chiunque, possono spostarsi nel Guru Ka Langar e attendere la distribuzione del cibo: si riceve un vassoio inox sul quale gli addetti mettono con un mestolo il pane Naan e la zuppa del giorno, che arriva in grandi secchi dalle cucine, dove si sforna tutto a ciclo continuo per migliaia e migliaia di commensali.

Il passato recente, come si diceva, è stato burrascoso e tragico: all’inizio degli anni Ottanta dopo una serie di attentati e di assassini nelle zone rurali compiuti dai sostenitori della scissione dall’India per creare uno stato indipendente, i separatisi avevano fatto del principale luogo di culto Sikh in India, il Tempio d'oro di Amritsar, il loro quartier generale, arrivando ad asseragliarsi al suo interno. Una situazione non piaciuta affatto alla presidente Indira Ghandi, che tagliò corto sferrando un vero e proprio attacco militare al palazzo, e provocando la morte di molti Sikh e del loro capo. Una scelta che la presidente pagherà anch’essa con la vita: il 31 ottobre 1984 sarà uccisa a colpi di pistola e di mitra dalle sue due guardie del corpo di fede Sikh. Quegli uomini erano stati scelti proprio perchè considerati soldati valorosi e leali in virtù della loro tradizione religioso - militare. “Non ho l'ambizione di vivere a lungo, ma sono fiera di mettere la mia vita al servizio della nazione. Se dovessi morire oggi, ogni goccia del mio sangue fortificherebbe l'India” aveva detto Indira Ghandi proprio il giorno prima. Oggi, assicurano in India, la situazione è completamente cambiata.

 

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