Quelle Mummie di Ferentillo: il passato ritorna e racconta storie di grande suggestione

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Giovanni Bosi, Ferentillo / Terni

Assicura suggestioni grandissime il Museo delle Mummie di Ferentillo. Nell’antica cripta della chiesa di Santo Stefano fra il XVI e il XIX secolo sono stati sepolti i defunti del Borgo di Precetto, ma la combinazione di una serie di condizioni chimico-climatiche, ha sviluppato un incredibile fenomeno di mantenimento dei cadaveri. Intorno ai quali sono fioriti aneddoti e leggende e che oggi è possibile guardare da vicino. Mentre la scienza è pronta a nuovi studi e indagini…

 

(TurismoItaliaNews) La Cripta Museo delle Mummie di Ferentillo è uno dei luoghi più visitati in Umbria. Fascino, mistero, leggende, curiosità sono - neanche a dirlo – le ragioni che più di tutto sollecitano una visita a questo insolito luogo, che, è bene ricordarlo, resta a tutti gli effetti un vero e proprio cimitero. “Oggi a me domani a te. Io fui quel che tu sei, tu sarai quel che io sono. Pensa mortal che il tuo fine è questo e pensa pur che ciò sarà ben presto” è l’ammonimento fin troppo esplicito che all’ingresso della cripta intende preparare il visitatore alla visione non comune di corpi che dopo secoli sono pressoché “intatti” per effetto di un processo di mummificazione del tutto spontaneo e non voluto o ricercato.

La chiesa di Santo Stefano e il lato destro dell'edificio, sul quale si notano le finestrelle della cripta che hanno consentito (e tuttora consentono) l'areazione delle Mummie

“Corpi scheletrici perfettamente mantenuti, talvolta ancora muniti delle vesti con cui erano stati sepolti, ma sempre fasciati da una strana pelle simile alla cartapecora usata per le antiche pergamene; spesso ancora forniti di capelli, barba, peli e denti” descrive Matt Cardin, 2014, in “Mummies around the World - Encyclopedia of Mummies in History, Religion and Popular Culture” (Abc Clio, 2014, Santa Barbara, Usa). Cerchiamo di capirne di più. Intanto il luogo: siamo al di sotto della chiesa di Santo Stefano costruita sul finire del XV secolo grazie alla famiglia Cybo, protagonista di un progetto urbanistico che prevedeva – nel contesto di una fioritura urbanistica ed artistica del paese - l'edificazione di nuove chiese in tutto il territorio ferentillese. Per quella del Borgo di Precetto, ai piedi del monte Sant’Angelo, si scelse di intervenire al di sopra della preesistente chiesa medievale del XIII secolo che non venne demolita ma utilizzata come base per le fondamenta del nuovo edificio sacro. Con il risultato di tramutarla in una cripta romanica e spazio sepolcrale della chiesa superiore.

Così dal XVI secolo in poi vi furono inumati tutti i defunti del Borgo di Precetto (con la pratica del seppellimento che spettava presumibilmente all’Ordine dei frati minori Cappuccini, spiegano i ricercatori) fino a quando l’emanazione dell’Editto napoleonico di Saint Cloud "Décret Impérial sur les Sépultures" esteso all’Italia nel 1806, mise fine alle sepolture all’interno delle mura cittadine attraverso l’istituzione di cimiteri extraurbani. Il 18 maggio 1871 trovò collocazione nella cripta l’ultima salma del paese. Ma a quel punto - praticamente quando insieme al divieto di sepoltura arrivò pure l’ordine di riesumare quei corpi – gli scavi all'interno della cripta portarono alla luce una situazione inimmaginabile: la perfetta mummificazione di molti di essi.

Com’era stato possibile? “Agli increduli becchini apparvero corpi scheletrici perfettamente mantenuti, talvolta ancora muniti delle vesti con cui erano stati sepolti, ma sempre fasciati da una strana pelle simile alla cartapecora usata per le antiche pergamene; spesso ancora forniti di capelli, barba, peli e denti – raccontano a Ferentillo - i corpi riesumati perfettamente mantenuti furono moltissimi ma il primitivo disinteresse, le mutate condizioni ambientali, il cattivo mantenimento dei corpi e diversi furti hanno fatto sì che soltanto una venticinquina di mummie giungessero ai nostri giorni in stato di buona conservazione. Numerosi scienziati di tutto il mondo hanno cercato di individuare, ma senza precisi e concordi risultati, le cause dell'interessante fenomeno”.

Corpi di uomini, donne e bambini ma anche 10 teste conservate, più di 270 teschi, una bara sigillata e due volatili mummificati a seguito di esperimenti effettuati nel Novecento. Nel 1887 l'Accademia dei Lincei ha pubblicato un dettagliato studio dei professori universitari Carlo Maggioravi (1800 - 1885) e Aliprando Moriggia (1830 - l906), supportati dal chimico Vincenzo Latini (1805 - 1862), secondo i quali la mummificazione dei corpi di Ferentillo era dovuta al tipo di terra, ricca di silicati di ferro e di allumina, di solfato e nitrati di calcio di magnesio e di ammoniaca, alla ventilazione fornita dalle tre monofore del locale e alla presenza sulla pelle delle mummie di particolari microrganismi che nutrendosi delle materie decomponibili dei cadaveri li essiccano velocemente. E, si badi bene, il processo tuttora prosegue perché praticamente le condizioni nella cripta di Santo Stefano sono immutate.

L’interrogativo sul come e il perché in buona parte ha dunque trovato risposta, anche se la scienza si interroga ancora su dei particolari che attengono ad alcune delle salme sepolte, la cui altezza superiore alla media a quella degli abitanti del luogo nel periodo storico di riferimento, e gli abiti indossati, fanno ipotizzare una provenienza da altri luoghi del pianeta, l’Oriente soprattutto. E per questo si è deciso di sottoporre quei corpi direttamente sul posto ad esami del Dna e alla risonanza magnetica da parte dell’Università di Palermo e di un ateneo australiano. Un po’ come è stato fatto per il celebre Ötzi,la mummia dell'uomo di cinquemila anni fa esposta al Museo archeologico di Bolzano.

La cripta misura 28 metri in lunghezza, 9 metri in larghezza e 2,5 metri in altezza, presenta ancora oggi elementi architettonici ed artistici risalenti alla fase della chiesa medievale del XIII secolo. Si possono notare l'antico portale di ingresso, i resti dell'abside (demolito per fare spazio ai pilastri) e gli affreschi del XIV e XV secolo. Il pavimento è costituito dalla terra utilizzata per le sepolture compattasi in seguito all'azione di sgocciolamento dell'acqua sorgiva di montagna che penetra attraverso il soffitto (sul lato nord si può notare la roccia viva a cui è appoggiato l'edificio).
 

 

Le posizioni dei corpi, alcuni strani “segni” trovati su di essi e le espressioni dei volti, come di sofferenza, nel tempo hanno dato origine a diverse leggende, tramandate di generazione in generazione, spesso anche alimentate dai religiosi al momento del loro ritrovamento, servite anche ad affibbiare soprannomi alle mummie, come quella dell’Impiccato. In realtà tutto questo ha già trovato risposte: quegli strani “segni” altro non sono che le tracce di autopsie compiute al momento del decesso, le strane posture derivano in alcuni casi dalla rottura dei corpi al momento del ritrovamento, mentre le espressioni dei volti sono legati al processo naturale di irrigidimento dei cadaveri. Nei confronti del luogo e della sua storia l’interesse è stato crescente, tanto che nel 1992 si è deciso di realizzare una diversa musealizzazione e di utilizzare nuove teche espositive per la conservazione dei corpi. Un intervento sostenuto anche dal Gal Ternano.

La visita guidata del museo è assolutamente irrinunciabile (ogni mummia ha comunque la sua storia), anche per scoprire da vicino la cripta che oltre alla singolare "parata di mummie" sistemate in urne di vetro, consente di ammirare una serie di affreschi del XV secolo. E c’è anche una salma perfettamente custodita in una bara che attende ancora di essere riesumata. Al momento del ritrovamento i familiari non concessero l’autorizzazione, ma il termine sta per scadere…

In Italia esistono altri siti in cui sono conservate mummie:
Catacombe dei Cappuccini, Palermo (XVI - XIX sec.)
Chiesa dei Morti di Urbania, Pesaro (XIV - XVIII sec.)
Chiesa di Santa Maria della Grazia, Comiso (XVIII - XIX sec.)
Mummie di Savoca, Messina (XVI sec.)
Chiesa di San Bartolomeo di Navelli, L'Aquila (XIII(?) - XIX sec.)
Duomo di Venzone, Udine (XIV - XVI sec.)
Basilica di San Domenico Maggiore, Napoli (XV - XVIII sec.)

Le foto delle Mummie sono tratte dalla pagina Facebook “Mummie di Ferentillo”

Una veduta di Ferentillo: si nota la posizione della chiesa di Santo Stefano, al di sotto della quale c'è la cripta delle Mummie

 

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