E’ un dinosauro, ma per gli amici è Antonio

Nome scientifico: Tethyshadros insularis, ovvero Dinosauro adrosauroide insulare della Tetide. Tipo: adrosauroide primitivo. Lunghezza: 4 metri. Altezza: circa 130 centimetri. Dieta: vegetariano. Sesso: non è possibile stabilirlo. Comunque sia, lui si chiama familiarmente Antonio ed è vissuto all’incirca 70 milioni di anni fa. “Antonio” è l’eccezionale fossile stato scoperto nel 1994 in maniera fortuita da una laureanda in geologia nel sito paleontologico tra i più interessanti d’Italia al Villaggio del Pescatore, nel Comune di Duino – Aurisina, vicino a Trieste.

 

 

 

(TurismoItaliaNews) Di fatto Antonio è il più grande e completo dinosauro italiano. La scoperta dei primi resti fossili è avvenuta verso la fine degli anni Ottanta del Novecento grazie ad alcuni appassionati che avevano individuato in una zona adiacente alla riva, nei pressi di una cava abbandonata, tracce di organismi fossilizzati. E’ stato a seguito di questa segnalazione che nei primi anni ’90 è stato dato l’avvio ad una campagna di scavo preliminare su concessione del Ministero per i beni e le attività culturali al Museo civico di storia naturale di Trieste. Uno dei reperti rinvenuti era una coppia di zampe perfettamente conservata in connessione anatomica e le caratteristiche individuate da questi primi resti fossili hanno determinato l’appartenenza al gruppo dei dinosauri.

 

L’apertura del sito paleontologico del Villaggio del Pescatore (sotto la tutela della Soprintendenza ai beni ambientali e culturali e in collaborazione con il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste) è garantita dai volontari del Gruppo speleologico “Flondar”, tutte le domeniche e festivi con ingresso gratuito. Nei giorni infrasettimanali, su richiesta, è possibile la visita previo appuntamento. “Nel sito – ci spiega la dottoressa Mila Erbisti, responsabile del gruppo speleologico Flondar - è stata disposta una copia di ‘Antonio’ a grandezza naturale, posizionata nel punto esatto del ritrovamento. Sono inoltre presenti delle gigantografie della ricostruzione sub-aerea e sub-acquea del paleoambiente del Cretacico, periodo geologico di vita di ‘Antonio’, ed una ricostruzione tridimensionale del reperto”.

 

A dare la svolta alle ricerche è stata una laureanda, Tiziana Brazzatti, al termine del suo corso di studi alla facoltà di Scienze Geologiche dell'Università degli Studi di Trieste: è l’aprile 1994 e alla studentessa viene assegnata una tesina in rilevamento geologico proprio in quella zona. Nel rilevare l’area la giovane nota tra le rocce calcaree un affioramento che presenta in superficie una zampa anteriore di un rettile fossile. Non ci vuol molto a comprendere che si tratta di una scoperta straordinaria. Ovvero la scoperta di “Antonio”. Che oggi si trova nella Sala di paleontologia del Museo di storia naturale di Trieste, in via dei Tominz n.4 (telefono 040 – 6751).

 

Ciò ha spinto il Ministero ad intraprendere una nuova campagna di scavi molto più approfondita negli anni 1996-1997. La posizione stratigrafica verticale degli strati ha indotto a supporre la continuità di questa zampa anteriore in profondità, facendo ipotizzare anche la presenza di uno scheletro completo. Lo scavo è stato quindi effettuato dalla ditta Stoneage di Trieste, esperta in scavi paleontologici, in accordo con l'Università degli Studi di Trieste negli anni 1998-1999. E le sorprese non hanno tardato: oltre ai resti dell’animale pressoché completo, è tornata alla luce anche una ricca fauna comprendente altri esemplari di dinosauro della stessa specie (uno dei quali soprannominato Bruno) e delle ossa disarticolate di altri esemplari, fossili di coccodrilli primitivi, pesci, gamberi e resti vegetali. Ci sono voluti sei mesi di lavoro sul terreno e 3500 ore di preparazione in laboratorio per estrarre quello che si è rivelato essere il più grande e completo dinosauro italiano ed europeo. E' stato necessario ricorrere a metodologie particolari per estrarre i fossili dalla roccia, sia in fase di scavo che nei successivi interventi di preparazione.

 

Questo giacimento fossilifero del Villaggio del Pescatore rappresenta una delle più importanti scoperte della paleontologia italiana del XX secolo. Sono a tutt’oggi gli unici dinosauri ritrovati in Italia in corrispondenza stratigrafica e gli unici ancora oggetto di scavo sistematico e ricerca scientifica. E risale al dicembre 2009 l'attribuzione del dinosauro Antonio al gruppo degli adrosauroidi, parenti stretti degli adrosauri americani dal becco d'anatra. La presenza di questi rettili terrestri nel Nord-Est d'Italia ha costretto ad una sostanziale revisione della concezione paleogeografica del Carso Triestino nel Cretacico Superiore, che si credeva essere un ambiente marino o lagunare. Gli ultimi studi ipotizzano invece la presenza in questa area di terre emerse, molto probabilmente un arcipelago di isole, dove in periodi di regressione marina si creavano lingue di terraferma che collegavano un'isola all'altra.

 

 

Curiosa la scheda scientifica di “Antonio”: la testa era simile a quella di un cavallo, grande ed allungata; aveva mani con tre dita, arti posteriori robusti adatti probabilmente alla corsa, una coda con una terminazione sottile a forma di frusta. Gli esperti ritengono che il dinosauro fosse affetto da nanismo in quanto era piuttosto piccolo se confrontato con i suoi cugini americani, gli Adrosauri, famosi dinosauri dal becco d'anatra. Probabilmente viveva su un'isola piuttosto piccola situata nella parte occidentale dell'antico oceano chiamato Tetide, in un clima subtropicale.

 

Per informazioni e visite didattiche al sito paleontologico del dinosauro Antonio è possibile contattare la Biblioteca comunale del Villaggio del Pescatore al numero telefonico 040 – 208052.

 

 

Per saperne di più

 

 

Si ringrazia la Soprintendenza per i beni archeologici del Friuli Venezia Giulia

 

 

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