Da una roccia di 3,5 miliardi di anni ai maestri del Barocco: Madrid e Valladolid, viaggio in due musei fuori dall’ordinario

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di Giovanni Bosi, Madrid / Spagna

Due musei sorprendenti accomunati da un viaggio ai confini della realtà: dalla memoria della Terra ai capolavori della scultura spagnola. Madrid e Valladolid sfoderano un patrimonio al di fuori dei soliti schemi: minerali formati miliardi di anni fa, fossili, meteoriti e rocce raccontano nella Capitale iberica la lunghissima storia del pianeta; sculture lignee policrome, pale d’altare e capolavori del Rinascimento e del Barocco restituiscono a Valladolid secoli di arte spagnola. Sono il Museo Geominero e il Museo Nacional de Escultura, due straordinarie esperienze culturali, custodite in edifici che valgono da soli la visita.

 

(TurismoItaliaNews) Madrid e Valladolid propongono due viaggi attraverso il tempo che difficilmente potrebbero essere più diversi. Il primo si misura in miliardi di anni e conduce alle origini geologiche del pianeta attraverso minerali, fossili, meteoriti e rocce; il secondo attraversa secoli di creatività, devozione e talento artistico, affidandosi alla potenza espressiva della scultura spagnola. A unirli sono collezioni di eccezionale interesse e architetture capaci di trasformare la visita in un’esperienza nella quale contenitore e contenuto dialogano continuamente. Il Museo Geominero di Madrid e il Museo Nacional de Escultura di Valladolid sono due istituzioni dalla forte personalità che raccontano, ciascuna con il proprio linguaggio, patrimoni costruiti e conservati nel corso di una lunga storia.

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Madrid, cento anni sotto una volta di luce e colore

Per il Museo Geominero il 2026 rappresenta una ricorrenza particolarmente significativa. Un secolo fa, il 24 maggio 1926, Madrid ospitava l’apertura della XIV Sessione del Congresso Geologico Internazionale, appuntamento che riunì specialisti delle scienze della Terra provenienti da diversi Paesi e contribuì a rafforzare il ruolo dell’Instituto Geológico y Minero de España come riferimento scientifico internazionale.

La grande sala progettata dall’architetto Francisco Javier de Luque per accogliere il congresso sarebbe diventata successivamente uno spazio espositivo permanente. Nelle sue vetrine trovarono posto minerali, fossili e rocce che l’istituzione aveva iniziato a raccogliere dalla metà dell’Ottocento, testimonianze materiali di decenni di studi, ricerche e attività geologiche. Da quella esperienza sarebbe nato l’attuale Museo Geominero, una delle espressioni architettoniche più suggestive dell’Igme. L’impatto con la sala espositiva costituisce già parte integrante della visita: le linee eleganti dell'ambiente culminano nello spettacolare falso soffitto con vetrate policrome, attraversato dalla luce e capace di conferire un carattere inconfondibile all’intero spazio.

La dimensione scenografica, tuttavia, accompagna una collezione dai numeri imponenti. L’esposizione permanente presenta circa 19.000 esemplari, selezionati dagli oltre 108.000 che costituiscono il patrimonio complessivo del museo. Su una superficie di circa 1.372 metri quadrati, ben 250 vetrine in legno intagliato e vetro custodiscono oltre 6.000 minerali, quasi 13.000 fossili, un centinaio di rocce sedimentarie, metamorfiche e ignee e una raccolta di una cinquantina di meteoriti.

Un patrimonio che permette di osservare la Terra attraverso scale temporali difficili persino da immaginare. Emblematico è l’esemplare australiano di ferro a bande scelto, insieme a una veduta della sala, per il francobollo emesso da Correos in occasione del centenario del Museo Geominero: si tratta di una delle rocce geologicamente più antiche della collezione, formatasi 3,5 miliardi di anni fa. Il confronto visivo tra l'architettura della sala e questa remota testimonianza naturale mette insieme due bellezze profondamente differenti: quella prodotta dall'ingegno umano e quella plasmata dalla storia geologica del pianeta.

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Una collezione costruita in oltre 150 anni di ricerca

L'importanza del Museo Geominero non si esaurisce nella quantità e nel valore scientifico degli esemplari. Le sue raccolte possiedono anche una rilevanza storica, poiché la loro origine risale alla costituzione della Comisión del Mapa Geológico de España nel 1849. Da allora il patrimonio è cresciuto attraverso oltre un secolo e mezzo di ricerche geologiche e minerarie condotte dall'Igme. Minerali, rocce e fossili provengono da tutte le regioni spagnole, dagli antichi territori coloniali e da giacimenti appartenenti al registro mondiale. Conservare, studiare e divulgare la ricchezza e la diversità del patrimonio geologico, paleontologico e mineralogico spagnolo costituisce la missione fondamentale dell'istituzione.

Anche il percorso che precede l'ingresso nella sala prepara alla sorpresa. Il museo è ospitato nella sede principale dell'Instituto Geológico y Minero de España, accanto alla Escuela de Ingenieros de Minas di Velázquez Bosco. Il complesso presenta una facciata monumentale e, all'interno, una scenografica scala imperiale fiancheggiata da coppie di colonne in pietra artificiale che sostengono una volta vetrata. Superata la scala si raggiunge la grande sala delle collezioni. Il valore dell'edificio ha ottenuto un preciso riconoscimento: nel 1998 è stato dichiarato Bien de Interés Cultural, nella categoria Monumento, dalla Comunidad de Madrid ed è inoltre classificato come edificio singolare nel Plan de Ordenación Urbana de Madrid del 1995, con specifiche condizioni di tutela.

Valladolid, il Museo Nacional de Escultura

Valladolid, il Museo Nacional de Escultura

Valladolid, la scultura spagnola diventa emozione

Da Madrid a Valladolid cambia completamente il racconto, ma non la capacità di sorprendere. Il Museo Nacional de Escultura custodisce la più originale, rappresentativa e ampia collezione di scultura spagnola e offre una lettura della storia artistica della Penisola dal XIII al XVIII secolo, con una presenza particolarmente importante del Rinascimento e del Barocco. Le origini dell'istituzione risalgono al Museo Provincial de Bellas Artes de Valladolid, creato nel 1842 per accogliere le opere d'arte confiscate in seguito ai processi di desamortización. La svolta arrivò nel 1933: grazie all'iniziativa dell'allora direttore generale delle Belle Arti Ricardo de Orueta, il museo ottenne lo status di Museo Nacional, riconoscimento legato all'eccezionale qualità delle sue raccolte.

Nello stesso periodo venne trasferito nella sede attuale, il Colegio de San Gregorio, gioiello architettonico della fine del XV secolo. Cortili, cappella, scala monumentale e una spettacolare facciata accompagnano il visitatore all'interno di un edificio nato per la formazione di teologi, mistici e inquisitori e divenuto uno dei principali centri intellettuali dell'Età moderna. L'architettura non svolge semplicemente la funzione di cornice. La relazione tra gli ambienti storici e le opere costituisce uno degli elementi distintivi del museo, rafforzando la capacità delle collezioni di raccontare l'evoluzione artistica e culturale spagnola.

Berruguete, Juan de Juni e Gregorio Fernández: i maestri del legno policromo

La visita permette di attraversare secoli di scultura attraverso pale d'altare, stalli, monumenti funerari e gruppi processionali, realizzati in legno, bronzo, pietra, terracotta e avorio. Un ruolo centrale spetta all'immaginario religioso e soprattutto all'utilizzo del legno policromo, tecnica che in Spagna raggiunse risultati di straordinario realismo. Volti, gesti, panneggi e dettagli anatomici diventano strumenti di una rappresentazione capace di trasmettere sensazioni immediate. Tre protagonisti della grande stagione artistica spagnola – Alonso Berruguete, Juan de Juni e Gregorio Fernández – dispongono di propri spazi tematici. A loro si affiancano altri autori, tra i quali Luisa Roldán.

Tra le opere di maggiore rilievo figurano il Retablo Mayor de San Benito, realizzato nel XVI secolo da Alonso Berruguete, e il Retablo del Descendimiento, opera anonima del XV secolo. Il percorso consente così di osservare non soltanto l'evoluzione delle forme artistiche, ma anche il modo in cui la scultura religiosa spagnola seppe utilizzare materia, colore ed espressività per costruire immagini di fortissimo impatto.

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Tre sedi per raccontare un unico patrimonio

Il Museo Nacional de Escultura non si esaurisce nel Colegio de San Gregorio. A poca distanza sorgono altre due sedi che ampliano considerevolmente l'esperienza. Il Palacio de Villena, edificio rinascimentale del XVI secolo, ospita durante tutto l'anno il Belén Napolitano, considerato tra i più importanti d'Europa nel suo genere. La composizione comprende oltre 600 figure articolate e riccamente vestite, trasformando la tradizione del presepe in un complesso racconto figurativo. Nello stesso palazzo trovano posto le sale dedicate alle esposizioni temporanee e diversi ambienti interni dell'istituzione, tra i quali biblioteca, deposito e laboratorio di restauro.

La terza sede è la Casa del Sol. Dal 2011 vi è esposta una significativa collezione di riproduzioni artistiche, realizzate in materiali differenti nel corso del XIX e XX secolo a partire da alcune delle opere più iconiche dell'Antichità classica. Nello stesso anno il museo ha infatti accolto i fondi provenienti dall'estinto Museo Nacional de Reproducciones Artísticas. Ne deriva un museo articolato e tutt'altro che immobile, che alla conservazione affianca divulgazione, ricerca e un fitto programma di iniziative rivolte a pubblici differenti. L'obiettivo dichiarato è rendere arti e cultura accessibili alla società, anche attraverso gli strumenti digitali, proponendo occasioni di apprendimento, riflessione e interpretazione del passato alla luce delle sensibilità contemporanee.

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Due musei, due diverse misure del tempo

A Madrid il protagonista è il pianeta: la materia custodisce tracce di processi iniziati miliardi di anni fa e le vetrine diventano pagine di una storia geologica che precede enormemente quella dell'uomo. A Valladolid il tempo assume invece la forma di legno scolpito e policromo, pietra, bronzo, terracotta e avorio, raccontando l'evoluzione della scultura spagnola e la sua capacità di rendere visibili emozioni, fede e sensibilità artistiche.<è> Il Museo Geominero e il Museo Nacional de Escultura condividono però un tratto decisivo: l'edificio non è soltanto il contenitore della collezione. La sala illuminata dalle vetrate policrome di Madrid e gli spazi quattrocenteschi del Colegio de San Gregorio partecipano direttamente al racconto.

Due prospettive lontanissime e, proprio per questo, complementari. Da una parte una roccia formatasi 3,5 miliardi di anni fa; dall'altra la straordinaria espressività raggiunta dalla scultura spagnola attraverso i secoli. Due musei capaci di ricordare che il patrimonio può raccontare il tempo in modi radicalmente differenti, affidandone la memoria tanto alla materia della Terra quanto alle mani dell'uomo.

Ai 2 Musei le Poste della Spagna dedicano altrettanti francobolli stampati in versione minifoglio, in circolazione dal 3 settembre e con valore facciale di 2 euro ciascuno.

Valladolid, Museo Nacional de Escultura
cultura.gob.es/mnescultura
C/ Cadenas de San Gregorio

Madrid, Museo Geominero
Calle de Rios Rosas, 23
Entrada gratuita
Metro:
Gregorio Marañon (L7, L10)
Nuevos Ministerios (L6, L8, L10)
Ríos Rosas (L1)
igme.es/museo
esmadrid.com

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