Raffaello, Madonna di Foligno: storia di un ritorno “a casa” grazie ad Eni e Musei Vaticani

images/stories/foligno/MadonnaFoligno2014aDim1134x806.JPG

Giuseppe Botti, Foligno / Umbria

E’ una pagina di storia quella che si scrive a Foligno, in Umbria, con il ritorno – seppure per pochi giorni – del capolavoro di Raffaello. Dopo il successo milanese, nel viaggio di rientro verso i Musei Vaticani fino al 26 gennaio 2014 viene presentata una mostra straordinaria della “Madonna di Foligno” nello stesso luogo dove è stata esposta per due secoli e poi requisita nel 1797 dai funzionari di Napoleone che la portarono a Parigi. La cornice è la chiesa del Monastero di Sant’Anna.

 

(TurismoItaliaNews) Un’operazione di portata storica. A desiderarla tantissimo erano proprio i folignati, che dopo 217 anni avevano dovuto rinunciare al loro tesoro artistico, trasportato al Louvre a Parigi. Una rinuncia diventata definitiva con il rientro in Italia della Madonna di Foligno e la sua assegnazione nel 1816 alla Pinacoteca Vaticana. Da allora a Foligno si è fatto di tutto per poterla avere nuovamente, obiettivo – sogno, come è stato definito – che si è concretizzato soltanto in questo 2014 grazie ad una serie di concomitanze e soprattutto alla disponibilità dei Musei Vaticani, con il direttore Antonio Paolocci in primis, e alla generosità di Eni, mecenate dell’esposizione ambrosiana (dal 28 novembre 2013 al 12 gennaio 2014) e della coda folignate.

“Riportare a Foligno dopo 200 anni uno dei capolavori di Raffaello è una grande emozione e ha per Eni un significato importante, considerato il successo dell'esposizione di quest'opera a Milano dove 240.000 visitatori sono sfilati davanti alla Madonna di Foligno. Eni ama le sfide difficili e qui, grazie alla collaborazione di tutti, possiamo dire di essere riusciti nel nostro intento" ha sottolineato Stefano Lucchini, direttore delle relazioni internazionali e comunicazione di Eni.

“Per noi oggi è una giornata straordinaria – ha detto il sindaco di Foligno, Nando Mismetti, in occasione dell'inaugurazione dell'esposizione del dipinto - la Madonna di Foligno di Raffaello che torna nel luogo, il monastero di Sant'Anna, che l'ha ospitata per oltre duecento anni è un sogno che diventa realtà, un evento di grande rilievo culturale e di particolare significato spirituale. Un fatto irripetibile, che la città vive con grande orgoglio, consapevole dell'importanza anche di far conoscere il rapporto tra questo dipinto e la sua storia”.

Ma qual è il fascino di questo dipinto? Perché nei secoli la Madonna di Foligno ha sedotto i commissari di Napoleone e generazioni di intellettuali e storici? La risposta è arrivata da Antonio Paolucci: “La Madonna di Foligno è il Paradiso, anzi è come una porta aperta sul Paradiso. Uno si mette di fronte a questa tela e vede il Paradiso ed è felice e grato al destino di avere occhi per guardare e un cuore per emozionarsi. In questa sua opera Raffaello ha dipinto la bellezza del mondo visibile – ha spiegato il direttore dei Musei Vaticani - è una giornata estiva, di sole ma anche di nuvole azzurre e grigio-viola che diventano, nel gioco di luci ed ombre, figure di angeli fanciulli.Il Paradiso è una giovane mamma che stringe a sé il suo bambino bellissimo, capriccioso e irrequieto come tutti i bambini. Il Paradiso sono le immagini benevole, rassicuranti di santi (Francesco, Giovanni, Girolamo) i cui nomi si moltiplicano nei paesi e nelle parrocchie d'Italia. Il Paradiso è l'Umbria: i monti ‘divinamente azzurri’ sullo sfondo, la valle verdissima accarezzata dal sole, la città brulicante, scintillante di colori che il tracciato luminoso del meteorite sovrasta come un arco di trionfo. In questo quadro Raffaello ci fa capire che la Bellezza del mondo visibile è ombra di Dio sulla terra”.

Bellissime anche le parole del vescovo di Foligno, monsignor Gualtiero Sigismondi: “E’ un dono inestimabile quello che ci è stato fatto. Ho stupore e meraviglia nel mio cuore davanti alla Madonna di Foligno. Lo sguardo della Vergine, i suoi occhi sono il punto focale. E’ sufficiente un istante, non baste un’eternità per guardarla. In questi giorni mi permetterò di far tornare questo capolavoro ad essere una pala di altare e, quando le porte saranno ancora chiuse, celebrerò messa qui davanti”.

Il significato del dipinto, capolavoro del maestro urbinate
di Valeria Merlini e Daniela Storti*

Nella chiesa del Monastero di Sant’Anna è stata ospitata per oltre due secoli la Madonna di Foligno che deve la sua celebrità alla grandezza del suo autore, Raffaello. I documenti tacciono relativamente alle reali motivazioni e alle precise modalità in virtù delle quali l’opera fu trasferita nel 1565 dalla chiesa di Santa Maria in Aracoeli a Roma, per la quale era stata realizzata nel 1511-12 su commissione del folignate Sigismondo de’ Conti, al monastero di Sant’Anna, in cui fu monaca per oltre sessant’anni suor Anna, nipote dello stesso Sigismondo. L’iconografia del dipinto è ispirata a una storia narrata nella Legenda Aurea: nel giorno di Natale, la Vergine e il Bambino sarebbero apparsi ad Augusto, davanti al disco solare, circondati da angeli, e l’imperatore, rinunciando a farsi venerare come un dio, avrebbe riconosciuto la grandezza del Bambino e consacrato il luogo della visione alla Madonna. La Madre e suo Figlio sono rappresentati nella parte superiore della pala; al di sotto, sulla terra, San Giovanni Battista, San Francesco, il committente e San Girolamo, considerato il primo segretario pontificio, partecipano alla visione.
L’armonia di linee e colori che governa la scena diviene dunque espressione dell’armonia celeste, dando forma all’invisibile.In primo piano, un putto presenta all’osservatore una tabula ansata priva di iscrizione, il cui significato ha interessato a lungo gli studiosi. Sullo sfondo sono rappresentati due fenomeni celesti che illuminano un centro abitato: un arcobaleno dai colori poco definiti e un corpo infuocato che precipita su una casa. Quest’ultimo è stato variamente interpretato come bombarda, cometa o meteorite, ma va ricondotto, con ogni probabilità, alla scampata morte di Sigismondo che fu all’origine dell’opera. Il dipinto che vediamo oggi subì una delicatissima operazione di trasporto del colore dalla tavola alla tela, durante la sua permanenza a Parigi in età napoleonica.
Questa operazione, considerata oggi fortemente invasiva, ha permesso però di conservare nel tempo questo capolavoro, giunto a noi intatto nella sua cromia originale. Ancora oggi il capolavoro del maestro urbinate continua a godere di una popolarità sorprendente che fin dal Cinquecento ha portato viaggiatori, pellegrini e visitatori appassionati a contemplarne la sublime bellezza.

*curatrici della mostra

 

Chi siamo

TurismoItaliaNews, il web magazine che vi racconta il mondo.

Nasce nel 2010 con l'obiettivo di fornire un'informazione efficace, seria ed obiettiva su tutto ciò che ruota intorno al turismo...

Leggi tutto

Questo sito utilizza cookie, di prima e di terza parte, per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la Cookie Privacy...