Sicilia, il castello di Santa Lucia del Mela
Una storia raccontata dai castelli. La provincia di Messina, in Sicilia, è sicuramente quella che conserva il maggior numero di fortezze che hanno caratterizzato i vari avvenimenti storici e soprattutto sono stati attori principali dei fatti d’arme dei secoli scorsi. II Castello di Santa Lucia del Mela è tra questi.
(TurismoItaliaNews) Il Castello di Santa Lucia del Mela ha origini molte antiche, si presume infatti esistesse già nel IX secolo. Del castello parlano anche documenti federiciani, ma ad ampliarlo e rafforzarlo considerevolmente con alte torri fu Federico Il d’Aragona.
II millenario Castello che, dall'alto del colle Makkaruna, sovrasta la cittadina di Santa Lucia del Mela fa risalire le sue origini al periodo arabo (837-851), svevo (1228) e aragonese (1332). Non è possibile stabilire la data precisa in cui venne eretto il Castello ma, in base ad alcune memorie esistenti, la costruzione dovette avvenire nel periodo delle invasioni Musulmane. Nella permanenza araba in Santa Lucia del Mela, oltre al Castello, ci resta il nome di una via (Lavacro dei Saraceni) che prende nome da un lavatoio pubblico riservato alle donne musulmane ed una tomba con iscrizione araba andata perduta (www.comune.santaluciadelmela.me.it).

Nella città cinta da solide e robuste mura, con torrioni e posti di guardia nei punti più strategici, si entrava attraverso la Porta di Borgo, l’attuale piazza Regina Margherita. Oltre a questa di Borgo, per tradizione, sembra ci fossero altre due porte; una ad Est vicino al Floripotamo detta Portavalli ed una verso Ovest detta forse San Dionigi. La più importante sicuramente era quella di Borgo, che era sormontata da un'aquila bicipide (stemma di Sovrano della Casa d'Austria), che ora sormonta la fontana che venne qui collocata nel 1932, finché venne abbattuta durante i lavori di ristrutturazione, forse verso la fine del secolo scorso.

La tradizione parla anche dell'esistenza di cammini sotteranei, sca vati in epoca imprecisata, che permettevano la comunicazione tra l'interno del Castello e il centro abitato. Sarebbero due: uno con lo sbocco nei pressi del Lavacro dei Saraceni e l'altro dalla parte dell'attuale Via Facciata.
Di forma pentagonale, ha alla base una torre cilindrica alta 30 metri, con una volta a crociera e costoloni; sussistono i ruderi della singolare torre triangolare, alta 15 metri e tratti del muro con feritoie che cingeva l'intero fortilizio. Accanto alla torre cilindrica - sulla quale nel XVII secolo c'era una iscrizione araba che monsignor Impellizzeri aveva interpretato come "Altius saxa traho" (= sollevo più in alto la rupe) - si trova l'ingresso metalitico ad arco ogivale contornato da una cornice di pomice nera, (caratteristica che conferisce tanto decoro anche alle finestre) e, al di sopra, sporgono le mensole di pietra che servivano ad azionare il ponte levatoio.

Particolare attenzione merita l'interno della torre cilindrica, che accoglie la biblioteca del Seminario, nella quale fu scoperta una botola che, secondo la tradizione popolare, doveva essere la prigione in cui finì i suoi giorni Pier delle Vigne. Nell'atrio del Castello si conservano cinque grosse palle di pietra, residui di quelle che venivano catapultate sugli assedianti. Dalla terrazza si ammira un panorama incomparabile; "Fantastico" lo definì il principe Chigi, Gran Maestro dell'Ordine di Malta, nel 1933, e a giudizio di numerosi turisti "superiore a tanti altri famosi".
Oggi il castello è gestito dai Missionari dello Spirito Santo ed è disponibile per incontri e ritiri spirituali del Clero.
Per saperne di più
Pro Loco telefono 360 – 766144
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