Scoperta ad Assuan la più antica effigie di un faraone

Giuseppe Botti, Assuan

 Il sovrano indossa la corona bianca dell’alto Egitto ed è accompagnato dalla corte, il “Seguito di Horus”. Accanto alcune delle più antiche iscrizioni geroglifiche, che descrivono la tassazione in un’epoca precedente alla prima dinastia. E’ la rappresentazione di un re-sacerdote egizio risalente al 3200 avanti Cristo: si trova nel sito archeologico di Nag el Hamdulab, nella zona di Assuan, nel sud dell’Egitto, e la scoperta si deve agli archeologi dell’Università di Bologna insieme ai colleghi statunitensi dell’Università di Yale.

 

(TurismoItaliaNews) Una scoperta di grandissimo valore documentario, artistico e culturale, a dimostrazione del fatto che l’Egitto ha davvero ancora tantissimo da rivelare e raccontare. L’ultimo passo in avanti nella ricostruzione del glorioso passato di questo Paese si deve agli archeologi dell'Università di Bologna e di Yale che hanno ricostruito in digitale le incisioni rupestri di Nag el-Hamdulab, scoprendo quella che viene considerata dalla comunità scientifica la più antica immagine di un re sacerdote con la corona bianca dell’Alto Egitto e una delle più antiche iscrizioni geroglifiche.

 

 

 

Il merito della scoperta si deve alla missione “The Aswan-Kom Ombo Archaeological Project” nata dalla collaborazione tra l'università americana e il Dipartimento di archeologia dell’ateneo bolognese. Gli studiosi italo-statunitensi, assieme ai colleghi della Provinciale Hogeschool Limburg in Belgio, hanno completato la prima documentazione digitale e grafica di Nag el-Hamdulab, sito di arte rupestre scoperto alla metà del Novecento dal famoso egittologo egiziano Labib Habachi, nei deserti alle spalle del villaggio omonimo, situato sulla riva occidentale del Nilo a nord di Assuan.

 

Le scene individuate sono considerate uniche e importantissime poiché fissano sulla roccia il momento di passaggio tra i temi raffigurati nel periodo predinastico, ossia processioni di barche e animali quali simboli del potere regale, al repertorio propriamente dinastico dove la figura regale, posta al centro della scena, domina gli eventi. È proprio il potere del faraone a emergere dalle scene di Nag el-Hamdulab, ritratto nelle vesti di supremo sacerdote, figura-simbolo del potere terreno e divino. Immediato il suo riconoscimento nella scena grazie alle insegne regali che lo contraddistinguono: la corona bianca dell’Alto Egitto, qui documentata nella sua forma più antica. 

Il ciclo figurativo - datato intorno al 3200 avanti Cristo – viene dunque fatto risalire alla parte finale della cultura preistorica di Naqada, in un momento collocabile cioè tra il re Scorpione ossia il primo re della dinastia Zero (cui è da attribuirsi con ogni probabilità, la tomba Uj ad Abydos) e Narmer, sovrano della Prima dinastia. 

“La scoperta – spiegano dal Dipartimento di archeologia dell’Università di Bologna - è eccezionale anche perché fra le scene figurative è stata individuata una delle prime iscrizioni geroglifiche. Nell’iscrizione presente a Nag el-Hamdulab si fa riferimento ad un luogo e ad una barca appartenente ad un non meglio specificato ‘seguito di’. L’espressione sembra essere un chiaro riferimento alla ‘corte di Horus’ come confermano i primi testi, tra cui in particolare gli annali della pietra di Palermo, dove la raffigurazione di un’imbarcazione è appunto associata all’espressione ‘corte di Horus’. Con lo stesso termine nei documenti della Prima dinastia si riferisce ai viaggi del re e della sua corte, apparentemente finalizzati alla riscossione delle tasse, pratica che in seguito prenderà la forma della ben nota tassa biennale sul bestiame. Il testo, nel riferirsi a una barca della "corte di Horus", rappresenta la prima e più antica testimonianza della pratica di riscossione di tasse da parte del faraone e la prima e più antica forma di controllo economico sull’Egitto e probabilmente anche sulla Nubia”.

 

Questo studio, grazie all’innovativo approccio metodologico ha permesso di documentare dettagliatamente, sia in formato digitale che cartaceo, un complesso di raffigurazioni rupestri prima del tutto sconosciute. La ricostruzione della scena principale, recentemente danneggiata in modo irreparabile a seguito di atti vandalici, è stata possibile grazie alla disponibilità delle foto originali scattate da Habachi (messe gentilmente a disposizione dalla Chicago House di Luxor dell’Istituto Orientale dell’Università di Chicago).

  

Si ringrazia il Dipartimento di archeologia dell’Università di Bologna per le immagini concesse.

 

 

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