Nel Segno di Raffaello: nella Biblioteca Reale di Torino un viaggio suggestivo nella creatività degli artisti del Rinascimento italiano

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Giovanni Bosi, Torino

Le suggestioni del tratto ispirato, della mano dell’artista che esita sulla creazione destinata a diventare capolavoro mentre occhi, cuore e mente lavorano all’unisono. Disegni del Rinascimento italiano che ti fanno capire quali e quanti studi si celino in realtà dietro ogni opera destinata a magnificare l’ideazione, l’interpretazione e la sensibilità di persone fuori dal comune. E’ anche questo il senso della bella selezione “ Nel Segno di Raffaello” che fino al 17 luglio i Musei Reali di Torino propongono in un prezioso allestimento nella Biblioteca Reale.

 

(TurismoItaliaNews) Prezioso perché il luogo raccolto, una sorta di caveau, contribuisce ulteriormente – grazie anche al sobrio ma elegante allestimento - a rendere straordinaria la visita a questo unicum di disegni scelti tra le collezioni reali. Siamo al di sotto della Biblioteca Reale di Torino, una delle più importanti istituzioni culturali della città che conserva oltre 200.000 tra volumi, carte antiche, incisioni e disegni, tra cui il celeberrimo “Autoritratto” di Leonardo da Vinci. Un sancta sanctorum dell’arte a tutto tondo. Tanto che è perfino emozionante, prima di raggiungere il cuore dell’esposizione “Nel Segno di Raffaello”, percorrere il lungo corpo della Biblioteca, che si rivela un viaggio nel viaggio se si indugia a guardare arredi e scaffali addossati alle pareti, progettati a metà Ottocento dall’architetto di corte Pelagio Palagi e disposti su due livelli al piano terreno dell’ala di levante di Palazzo Reale. Questo immenso patrimonio, “dopo la seconda guerra mondiale, con il passaggio allo Stato dei beni di Casa Savoia è diventato una biblioteca pubblica statale che dal 2016 è annessa ai Musei Reali di Torino”, ci spiegano durante la visita. Quando si arriva alla Residenza sabauda, è dunque irrinunciabile venire anche qui.

Nel Segno di Raffaello: nella Biblioteca Reale di Torino un viaggio suggestivo nella creatività degli artisti del Rinascimento italiano

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L’ulteriore pretesto è naturalmente la visita all’esposizione temporanea dei disegni rinascimentali. Il contesto è quello secondo cui Raffaello, all’apice del suo successo, diventa un esempio per tanti artisti del suo tempo come Giulio Romano, Parmigianino, Peruzzi, Polidoro da Caravaggio, Bandinelli, Girolamo da Carpi. Artisti del Rinascimento maturo che da Roma pur prendendo strade diverse, diffonderanno in tutta l’Italia la lezione del maestro urbinate. Una settantina di anni di storia del disegno italiano, prendendo le mosse dal Perugino – nella cui bottega il giovane Raffaello Sanzio da Urbino riceve la prima formazione artistica – passando per lo studio romano di Sanzio.

“L’esposizione è l’esito di un approfondito lavoro di studio, progettato in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte di Raffaello, volto ad individuare all’interno del nucleo dei disegni italiani del ‘500 posseduti dalla Biblioteca, quelli riconducibili alla cerchia di Raffaello – spiega la curatrice Angelamaria Aceto -  i disegni sono forme d’arte di particolare fascino perché permettono di accedere alla dimensione più intima di un artista, testimoniano il processo creativo e formativo di un autore e, diversamente da altre forme d’arte, si basano sull’utilizzo di poche tecniche, spesso un unico medium su una piccola porzione di carta bianca. Questa essenzialità conferisce loro una particolare forza espressiva, rivela l’essenza della mano e della mente che li ha prodotti. Grazie ad un ricco apparato didascalico, contenente anche immagini di confronto, questa mostra conduce il visitatore alla scoperta dell’articolato mondo della tradizione disegnativa rinascimentale, fatta di citazioni, di copie e di lavori preparatori o studi per altre opere”.

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Nel Segno di Raffaello: nella Biblioteca Reale di Torino un viaggio suggestivo nella creatività degli artisti del Rinascimento italiano

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In buona sostanza, è possibile rendersi conto – lasciandosi prendere per mano da questa selezione di disegni ed interpretazione – come Raffaello abbia lasciato un segno indelebile (da qui il titolo della mostra) nelle generazioni di giovani artisti che vengono a contatto con le novità del suo linguaggio espressivo, declinate con eleganza sublime nelle commissioni per papa Giulio II e papa Leone X e per Agostino Chigi a Roma. L’urbinate dunque visto come cardine imprescindibile dell’arte del Cinquecento. “La sua bottega romana diventa una fucina di talenti – sottolinea ancora la curatrice Angelamaria Aceto - in cui l’arte del maestro urbinate si innesta sull’esperienza dei singoli artisti, provenienti da diverse zone d’Italia, e sulle molteplici suggestioni che la città poteva offrire: il fascino della Roma antica e il moderno linguaggio espressivo di Michelangelo, impegnato in quegli anni nella decorazione della volta della Cappella Sistina”.

Un appuntamento da non perdere, in conclusione, con questa nuova proposta dei Musei Reali di Torino, dove la visita – anche ripetuta nel tempo – offre sempre nuovi spunti e diverse chiavi di lettura attraverso i capolavori conservati. Senza considerare che Palazzo Reale è un imprescindibile museo di se stesso.

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