Parigi, la Casa dell’Unesco: una stella di cemento per raccontare il dialogo tra le culture, è uno degli edifici moderni più emblematici

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di Giovanni Bosi, Parigi / Francia

Quando dici Parigi, pensi inevitabilmente ai luoghi più iconici della Ville Lumière e della capitale della moda, dagli Champs-Élysées al Louvre. Eppure c’è anche molto altro, a partire dalle architetture moderne e contemporanee, altrettanto straordinarie come la Grande Arche de La Défense, il Centre Pompidou firmato da Renzo Piano e Richard Rogers, o la Fondation Louis Vuitton progettata da Frank Gehry nel Bois de Boulogne. E poi la Maison de l’Unesco in Place de Fontenoy, legata al grande Pier Luigi Nervi. A ben guardare, andare alla scoperta di Paris si rivela un viaggio senza fine.

 

(TurismoItaliaNews) L’assist per andare a vedere (e quindi per parlare) della Maison de l’Unesco parigina, arriva dalle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario dell’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Qui a Parigi l’Agenzia ha trovato casa in quello che è considerato uno degli edifici moderni più emblematici di Parigi. Progettata da Bernard Zehrfuss, Marcel Breuer e Pier Luigi Nervi, la sede dell’Unesco traduce in cemento, forme e spazi la vocazione universale dell’Organizzazione. Il luogo ideale dove far incontrare architettura, arte e diplomazia: una composizione architettonica sorprendente, arricchita dal giardino giapponese di Isamu Noguchi, dalla sala di meditazione di Tadao Ando e da oltre mille opere d’arte moderna e contemporanea.

Parigi, Grande Arche de La Defense

Parigi, il Louvre

Di fatto, la Casa dell’Unesco a Parigi è molto più della sede operativa di un’organizzazione internazionale: è un manifesto architettonico del Novecento, concepito attraverso il confronto tra progettisti di Paesi diversi e destinato a rappresentare, anche attraverso le proprie forme, un’idea di cooperazione globale. I tratti salienti? Una stella a tre bracci sospesa su 72 pilastri di cemento, un edificio che è stato soprannominato “la fisarmonica”, un cubo e persino uffici nascosti sotto il livello della strada, disposti intorno a piccoli cortili incassati.

I nomi che hanno firmato il progetto, un’autentica creazione artistica, sono altisonanti e confermano la creatività italiana: Bernard Zehrfuss, Marcel Breuer e l’italiano Pier Luigi Nervi. Tre protagonisti dell’architettura del ventesimo secolo, tre esperienze e sensibilità differenti chiamate a convergere in una struttura capace di essere funzionale, innovativa e simbolica. Il risultato è un complesso che ancora oggi identifica fisicamente la missione dell’Unesco e i suoi valori, offrendo uno spazio dedicato al dialogo, alla diplomazia e alla collaborazione internazionale nei campi dell’educazione, della scienza, della cultura e della comunicazione.

La “stella a tre bracci” sostenuta da 72 pilastri

Scendendo nel dettaglio, il complesso della Casa dell’Unesco conta quattro edifici, ciascuno caratterizzato da una propria identità. Il più riconoscibile è quello principale, concepito secondo una pianta a Y e per questo soprannominato “la stella a tre bracci”. L’intera costruzione poggia su 72 pilastri di cemento, soluzione che contribuisce in maniera determinante alla forza espressiva dell’insieme. La geometria della pianta diventa così uno dei segni distintivi della sede parigina: tre ali che si sviluppano a partire da un nucleo comune, componendo una figura immediatamente riconoscibile.

Dietro questa architettura si trova una dimensione internazionale che va oltre la nazionalità dei tre progettisti. Il loro lavoro venne infatti sottoposto all’approvazione di un comitato formato da cinque architetti: Lucio Costa per il Brasile, Walter Gropius per gli Stati Uniti, Charles Le Corbusier per la Francia, Sven Markelius per la Svezia ed Ernesto Rogers per l’Italia. Alla definizione del progetto contribuì inoltre, in qualità di consulente, l’architetto statunitense Eero Saarinen. Un confronto tra alcune delle figure più significative dell’architettura del Novecento che rispecchia, già nella genesi dell’edificio, quel principio di collaborazione internazionale alla base dell’attività dell’Unesco.

Parigi, l'allestimento temporaneo di Louis Vuitton sugli Champs-Élysées

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Dalla “fisarmonica” agli uffici sotterranei

Alla stella a tre bracci si affianca il secondo edificio, “la fisarmonica”. Il soprannome richiama la sua particolare configurazione e soprattutto la copertura pieghettata in rame della Sala I. È questo lo spazio destinato alle sessioni plenarie della Conferenza Generale, dunque uno degli ambienti maggiormente legati alla funzione istituzionale del complesso. Il terzo edificio sceglie invece la nettezza geometrica del cubo, introducendo un ulteriore linguaggio formale nella composizione della sede. Ancora differente è la quarta struttura, che quasi scompare alla vista. Due piani di uffici sono infatti scavati al di sotto del livello stradale e organizzati intorno a sei piccoli cortili ribassati. Una soluzione che amplia gli spazi operativi senza affidarsi esclusivamente allo sviluppo degli edifici in superficie e aggiunge un'altra dimensione alla varietà architettonica del complesso. Quattro costruzioni, dunque, con caratteristiche differenti ma parte di un unico progetto, pensato per rispondere alle esigenze di una grande organizzazione internazionale senza rinunciare alla sperimentazione formale e strutturale.

Zehrfuss, Breuer e Nervi, tre visioni per un progetto internazionale

Il carattere della Casa dell’Unesco nasce soprattutto dall’incontro tra i suoi progettisti. Marcel Breuer ha portato nel progetto il proprio approccio moderno e funzionale, partecipando alla concezione della struttura a Y. L’architetto franco-svizzero Bernard Zehrfuss ha contribuito alla realizzazione dell’edificio principale e al suo innovativo sistema di sostegno. Pier Luigi Nervi ha messo invece al servizio del complesso la propria esperienza nelle strutture in cemento armato, fornendo soluzioni tecniche decisive per la struttura e la stabilità dell’insieme. Il loro lavoro comune riuscì a coniugare esigenze operative ed espressione estetica, dando forma a un’architettura che riflette i principi di cooperazione internazionale promossi dall’Unesco. La stessa pluralità dei protagonisti coinvolti nella progettazione diventa parte integrante del significato dell’opera: progettisti provenienti da differenti esperienze culturali impegnati nella costruzione di una sede destinata al confronto tra Paesi e culture.

Il Tribunal de Paris, il moderno palazzo di giustizia di Parigi progettato dall'architetto Renzo Piano

Parigi, il Louvre

Un museo dentro la sede dell’Unesco

L’architettura, tuttavia, rappresenta soltanto una parte dell’esperienza offerta dalla Casa dell’Unesco. Gli edifici custodiscono infatti una collezione eccezionale composta da oltre mille opere, firmate da alcuni dei maggiori artisti moderni e contemporanei. Tra i nomi presenti figurano Calder, Picasso, Giacometti, Vhils e Mircea Cantor. L’arte entra così negli spazi destinati alla diplomazia e alla cooperazione internazionale, costruendo un ulteriore livello di dialogo attraverso linguaggi, epoche e sensibilità differenti. La presenza di una raccolta tanto vasta trasforma la sede in un luogo nel quale funzione istituzionale e produzione artistica convivono continuamente. Le opere non rappresentano semplicemente un elemento decorativo: contribuiscono all’identità culturale dell’edificio e al messaggio che esso intende esprimere.

Il silenzio del giardino di Isamu Noguchi

Tra gli spazi più iconici spicca il giardino giapponese progettato da Isamu Noguchi. La sua atmosfera tranquilla introduce una dimensione differente rispetto alle geometrie e alle strutture in cemento degli edifici, creando un ambiente dedicato alla contemplazione all’interno di un complesso frequentato per incontri, attività istituzionali e confronto internazionale. A questa esperienza si aggiunge la sala di meditazione realizzata da Tadao Ando, altro spazio pensato per il raccoglimento. Due interventi che ampliano la lettura della Casa dell’Unesco: accanto alle sale delle conferenze, agli uffici, alle opere d’arte e alle grandi strutture architettoniche trovano posto anche ambienti nei quali protagonista diventa il silenzio.

È proprio questa pluralità a rendere particolare la sede parigina dell’Organizzazione. La monumentalità della “stella a tre bracci”, la copertura pieghettata della “fisarmonica”, il rigore del cubo, gli uffici scavati sotto il livello della strada, il giardino di Noguchi, la sala di Tadao Ando e una raccolta di oltre mille opere compongono un insieme nel quale architettura e arte accompagnano la funzione istituzionale. La Casa dell’Unesco racconta così la propria missione anche senza parole. Il cemento di Nervi, Zehrfuss e Breuer diventa struttura di un progetto internazionale; le opere degli artisti aprono nuovi linguaggi; gli spazi destinati al confronto traducono materialmente l’idea di dialogo. A Parigi, la sede dell’Organizzazione assume dunque il valore di un grande laboratorio architettonico e culturale del Novecento, concepito per dare una forma concreta alla cooperazione tra culture, discipline e Paesi.

Il Tribunal de Paris, il palazzo di giustizia di Parigi progettato dall'architetto Renzo Piano

E nel 2026 c’è anche il francobollo stilizzato

La Poste francese ha deciso di sottolineare dal punto di vista filatelico l’ottantesimo dell’Unesco, attraverso l’emissione di un francobollo da 2,25 euro (corrispondente alla tariffa per la lettera internazionale fino a 20 grammi) che propone una composizione grafica firmata da Bruno Ghiringhelli, sulla base di una fotografia Unesco che mostra proprio la sede dell’Unesco a Parigi, rappresentata attraverso una stilizzazione monocromatica bianca su fondo blu. In alto compaiono il logo dell’organizzazione, il grande numero “80”, gli anni 1946-2026 e gli slogan #pourlespeuples e #forthepeople, che sottolineano la vocazione universale dell’istituzione.

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