Villa Negri Arnoldi Ojetti, la dimora storica di Campello sul Clitunno racconta storia e futuro dell’Umbria preziosa

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Giovanni Bosi, Campello sul Clitunno / Umbria

Sono a tutti gli effetti parte integrante dell’immenso patrimonio storico-artistico architettonico, parte essenziale dell’identità culturale del Belpaese. Sono le dimore storiche e i loro giardini, autentici camei che – ancorché di proprietà privata – sono componenti irrinunciabili della storia italiana. L’Associazione Dimore Storiche Italiane è l’organismo nato per agevolarne conservazione, valorizzazione e gestione e ogni anno ne apre le porte per farle conoscere a tutti. Siamo andati a vedere Villa Negri Arnoldi Ojetti alla Bianca, a Campello sul Clitunno, in Umbria.

 

(TurismoItaliaNews) La cornice è quella di un territorio che ha molto da mettere in vetrina. Campello sul Clitunno, città d’arte, è da sempre vocata al turismo. A due passi dalle Fonti celebrate anche da Giosuè Carducci, c’è il Tempietto – oggi patrimonio mondiale Unesco - che per la sua forma classica fin dal Rinascimento è stato oggetto dell’attenzione dei più grandi architetti che ne hanno immortalato l’immagine nei secoli.

E a La Bianca di Campello, in piazza Garibaldi, c’è Villa Negri Arnoldi Ojetti, un altro tassello architettonico di questo piccolo centro umbro. La costruzione, così come si presenta oggi, è il risultato di una serie di ampliamenti succedutesi nel corso dei secoli a partire dall’impianto nel sedicesimo secolo. “L’attuale aspetto della villa e la sua interna struttura – ci spiega Emanuele Ojetti mentre la visitiamo - risalgono all’inizio del XVIII secolo quando, come dimostra un documento nascosto in una nicchia del ‘salotto verde’, la spoletina contessa Lavinia della Genga Accoramboni restaurò ed ampliò questo edificio per farne un ‘casino di campagna’, particolarmente adatto alla caccia ed agli svaghi. In precedenza, si suppone che l’edificio fosse sorto come locanda per i pellegrini diretti al vicino Santuario della Madonna della Bianca, costruito nel 1516 per celebrare un’immagine della Madonna col Bambino in grembo a cui venivano attribuite manifestazioni miracolose”.

Inizialmente la chiesa si chiamò Madonna del Soccorso, poi Madonna della Misericordia e infine Madonna Bianca, per il colore bianco della carnagione di Maria e per distinguerla da La Bruna (nel territorio di Castel Ritaldi) e da La Rossa (Santa Maria in Pietrarossa a Trevi). Lo Spagna - nome d'arte di Giovanni di Pietro (1450 circa – 1528), pittore spagnolo allievo del Perugino - è autore dei due dipinti (Annunciazione e Natività) più preziosi presenti all’interno dell’edificio: erano collocati ai lati dell’altare ma sono stati distaccati nel XVIII secolo e ricollocati in sacrestia.

Villa Negri Arnoldi Ojetti è stata in qualche modo legata a doppio filo a questa vicinissima presenza. “Un ulteriore passaggio di proprietà nel secolo successivo vide un nuovo rimaneggiamento degli ambienti interni e un rilevante ampliamento del giardino - aggiunge Emanuele Ojetti - che incorporò circa un ettaro di superficie precedentemente ad uso agricolo. Il giardino ottocentesco, già ricco di elci, querce, cipressi secolari, ma anche di boschetti di bambù e lillà, venne infine ulteriormente ridefinito nel 1930, quando fu tracciato il viale di pini fiancheggiato da una lunga siepe di lillà, e fu creato lo stagno delle ninfee”.

Giardino tuttora esistente e particolarmente ameno, componente fondamentale della villa, la quale è stata acquistata nel 1885 dal conte Luigi Arnoldi per farne la residenza estiva di famiglia e attualmente è abitata da discendenti, Negri-Arnoldi ed Ojetti, che cercano di mantenerne intatto il sobrio fascino di sempre. Nel 2000 la villa ha ospitato le riprese del film “Domani” diretto da Francesca Archibugi; nel 2001 l’intero complesso è stato dichiarato di interesse storico dal ministero per i Beni e le attività culturali e nel periodo 2001-2006 è stato oggetto di manutenzioni e cure straordinarie, in parte finanziati dalla Regione Umbria.

In Umbria Villa Negri Arnoldi Ojetti è una delle associate ad Adsi, l’Associazione Dimore Storiche Italiane, insieme a molte altre: dalla Casa Museo degli Oddi Marini Clarelli a Villa Aureli, da Borgo Colognola lungo la strada Pievuccia Colognola – Cenerente (Perugia) al Castello di Monticelli. “Un patrimonio di grande valore artistico e culturale – ci dice Lorenzo Pucci Della Genga, presidente della Sezione Umbria di Adsi – che può giocare un ruolo strategico per il turismo. La conservazione di queste dimore, vera e propria memoria del passato, richiede che vengano tramandate alle generazioni future attraverso la tutela e valorizzazione degli edifici e dei giardini storici, preservandoli dal degrado e dalla distruzione. Dimore storiche che non sono sempre dei musei e conservarle significa anche mantenerle in qualche modo vive, attraverso destinazioni compatibili con la vocazione degli edifici stessi”.

Adsi è stata fondata nel 1977 e la Sezione Umbria è stata tra le prime ad essere costituita insieme a quelle di Piemonte e Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio e Puglia.

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