Andiamo, è tempo di Pizzutello: ecco la dolce uva da tavola presidio Slow Food tipico dell’area di Tivoli
Le dedicano una storica sagra e persino un museo, anche perché è l’indiscussa protagonista di questo periodo dell’anno. Tipica dell’area di Tivoli, è il Pizzutello, la dolce uva da tavola presidio Slow Food. Un motivo in più per scoprire l’antica Tibur e il suo territorio può essere un grappolo d’uva. Sempre però che sia proprio il Pizzutello, con i suoi inconfondibili acini allungati, che i tiburtini chiamano “pizzuti”…
(TurismoItaliaNews) Dolci come miele, i suoi grappoli si possono gustare in occasione del Settembre Tiburtino, il tradizionale evento culturale e gastronomico della città, che dà il benvenuto all’autunno con al centro una sagra tutta dedicata alla pregiata uva. Più di un semplice frutto, è un prodotto antico e identitario, che in questo angolo di Lazio ha trovato nei secoli le condizioni favorevoli per diffondersi incarnandosi nel paesaggio tiburtino e ispirando gli artisti del Grand Tour. Secondo la tradizione, era presente nella campagna tiburtina sin dal I secolo d. C. come racconta lo storico Plinio il Vecchio nella sua enciclopedia della natura. Un’ipotesi corroborata da alcuni mosaici rinvenuti a Villa Adriana ed esposti ai Musei Vaticani, dove vengono raffigurati in modo chiaro gli acini del “nostro” Pizzutello.
Per altri studiosi, invece, è una varietà importata dalla Francia nel XVI secolo dal Cardinale Ippolito d’Este che usò i vitigni per decorare le volte e i padiglioni della sua villa allora in costruzione. Comunque siano andati i fatti, ancora oggi il Pizzutello continua a sciogliersi in bocca, sia quello della varietà bianca sia della varietà rossa, illuminando a fine estate le tavole dei tiburtini, i quali affettuosamente lo chiamano “uva corna” per la forma ricurva dei suoi acini. Si tratta però di un “giacimento” che nei secoli è diventato via via sempre più raro: nella prima metà del Novecento raggiungeva i 100 ettari di estensione, oggi se ne contano 15, per una produzione che negli ultimi anni si aggira intorno ai 18 quintali (quest’anno ne sono stati prodotti 7) e 15 produttori, il cui scopo è tutelare e valorizzare il succoso oro dalla buccia “scrocchiarella” in un territorio difficoltoso da coltivare, frammentato e a terrazzamenti.
Ma il tempo del Pizzutello arriva sempre. Arriva quando il paesaggio intorno a Tivoli si prepara a mostrare il suo foliage e il verde brillante è ancora il colore che imperversa negli orti: è qui che viene coltivato a pergola dove si aggrappa con forza. Gli antichi manufatti della sua coltivazione si possono ammirare nel museo del Pizzutello, in via della Sibilla 33 a Tivoli (aperto durante l’anno in occasione di eventi associativi e istituzionali) che conserva il tipico bancone della vendita, la motocicletta per le consegne e, oltre agli attrezzi contadini come vanga, bidente, falci, rastrelli, picconi e un grande vaglio per la pulitura dei cereali, suggestive foto d’epoca raffiguranti spettacolari carri allegorici e la vendita dell’uva negli Anni Trenta.
Non si può dunque mancare al Settembre Tiburtino, che fino ai primi giorni di ottobre evocherà il mondo agrario, culturale e paesaggistico, che il Pizzutello ha contribuito a costruire nella storia del territorio.



