Capestrano, il borgo dei santi e dei guerrieri: viaggio nell’anima più antica d’Abruzzo
Dal celebre Guerriero a San Giovanni da Capestrano, tra memoria italica, spiritualità francescana e paesaggi dell’Aquilano che custodiscono la storia
Luoghi che custodiscono, nello stesso respiro, la forza della storia e il silenzio della spiritualità. Capestrano appartiene a questa dimensione rara. Situato nell’Aquilano più autentico, tra montagne severe, pietra antica e vallate attraversate dal vento, il borgo abruzzese continua a raccontarsi attraverso due figure simboliche che ne hanno scolpito l’identità nel tempo: il celebre Guerriero di Capestrano e San Giovanni da Capestrano.
(TurismoItaliaNews) Da una parte l’enigmatico guerriero italico dallo sguardo immobile e quasi stupito, diventato emblema dell’Abruzzo e simbolo di un popolo fiero, capace di attraversare i millenni senza perdere il legame con la propria terra. Dall’altra il frate francescano Giovanni, diplomatico, predicatore e uomo dal carattere inflessibile, ricordato dalla tradizione come colui che contribuì a fermare l’avanzata ottomana nel cuore dell’Europa cristiana. Due figure lontane nei secoli, ma unite da un’identica tensione verso il coraggio, la difesa e l’appartenenza. È da questo intreccio di memoria, fede e identità che nasce il fascino di Capestrano, borgo che trasforma la propria storia in esperienza di viaggio. Tra castelli, conventi, vicoli medievali e panorami che si aprono verso il Gran Sasso, il paese abruzzese offre oggi un itinerario che va oltre la semplice visita culturale: un’immersione profonda nell’anima più antica e intensa dell’Abruzzo.
Pietre antiche che hanno ancora tanto da dire, a un’ora e mezzo da Roma, a 40 minuti dall’aeroporto di Pescara e a 60 dal capoluogo della regione (quest’anno Capitale italiana della cultura) - che oggi vanno di nuovo in scena grazie a un progetto coraggioso, come del resto lo furono il guerriero e il santo: le Terre del Guerriero, un parco turistico culturale diffuso e digitale con al centro il borgo abruzzese e la Valle del Tirino, protesi tra il Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, il Parco regionale del Velino Sirente e lo snodo dell’”ancestrale” Tratturo Magno L’Aquila-Foggia.
Cornucopia di beni artistici, storici e ambientali riqualificati e rivitalizzati, che non vede l’ora di farsi (ri)conoscere da turisti e da visitatori e su cui ha puntato tutto l’Amministrazione comunale in collaborazione con l’università Gabriele D’Annunzio per ridare la parola all’arte, al paesaggio e alle comunità locali: cittadini resilienti e coraggiosi, che in direzione ostinata e contraria affrontano a muso duro le intemperie della crisi demografica e degli “scherzi” della natura, come terremoto e cambiamenti climatici. Partner strategico del progetto è Il Bosso, storica società cooperativa del territorio, esperta di turismo esperienziale e sostenibile, cui spetta il compito di far vivere le Terre del Guerriero raccontandone le meraviglie nelle sue variegate declinazioni: in canoa, a cavallo, in bici, con le ciaspole, a dorso d’asino o a passo lento.
Qui, dove l’aria e il cielo sono liquidi come le acque del Tirino, a 6 km, tutto è pronto per scoprire, con l’inaugurazione ufficiale a giugno, il Castello Piccolomini, che dopo un lungo restauro, liberato da gru e ponteggi, torna a dominare il borgo con la sua figura poderosa e con le sue corti interne. La fortificazione del XV secolo, che ha legato la sua storia a quella di altre illustri famiglie, come gli Acquaviva e i Medici, accoglierà al più presto mostre ed eventi di carattere anche internazionale. Ma il desiderio e l’auspicio sono quelli di aprire le porte al suo guerriero, la più importante scultura non classica dell’Europa antica, attualmente esposta al Museo archeologico nazionale di Chieti da cui uscì solo nell’estate 2009 in occasione del G8 riunitosi al capezzale dell’Aquila, in ginocchio per il devastante terremoto che pochi mesi prima aveva distrutto parte della città.
Il suo ritrovamento in un lontano giorno di settembre del 1934 nella campagna più a valle del paese, durante i lavori di dissodamento di un terreno, rese celebre per sempre il borgo abruzzese. Non fu più lo stesso neanche il contadino che trovò sotto un blocco di pietra calcarea la monumentale statua risalente alla metà del VI sec. a.C. insieme al busto di una figura femminile (successivamente ribattezzata “dama di Capestrano”), probabilmente la sua compagna o la figlia. Gli occhi del principe vestino sfumati e imbrattati dal tempo e dalla terra gli rimasero nel cuore accompagnando ogni attimo della sua vita. Il capestranese aveva lambito un angolo di quella che poi, con successivi scavi, si rivelò una necropoli datata tra il VII e il IV sec. a.C. e oggi al centro di nuove ricerche e di azioni di valorizzazione a cura del progetto, specie sul cosiddetto teatro italico-romano dell’area archeologica.
Altra scena e altre suggestioni con un lungo salto temporale si schiudono dietro l’uscio della casa di San Giovanni da Capestrano, il santo dei cappellani militari. Grazie ai volontari della Pro Loco, che ne garantiscono la fruizione, è possibile rivivere la vita del giovane, che poi divenne brillante giurista e instancabile predicatore, attraverso i pavimenti in pietra locale, le travi di legno come soffitto, un inginocchiatoio, un camino e poca altra mobilia di quel secolo, il Quattrocento. Per conoscere meglio l’indomito spirito abruzzese, che da anziano guidò con successo la controffensiva dei Crociati nei pressi di Belgrado nel 1456 contro Maometto II, è d’obbligo la visita al restaurato convento in cui una parte è stata adibita all’accoglienza e presto, con circa venti posti letto, potrà ospitare pellegrini, visitatori e turisti, in cerca di emozioni e dei silenzi del chiostro affrescato con scene della vita del Santo.
L’imponente struttura, abitata da alcuni religiosi dell’Ordine dei Francescani, fu costruita a partire dal 1457 per esaudire la volontà di Giovanni il quale prima di morire, sempre nell’anno della fatidica battaglia, espresse il desiderio che tutti i suoi libri e i manoscritti fossero riportati a Capestrano. Un tesoro di conoscenza e di storia conservato oggi in una biblioteca fruibile (per ora) solo da studiosi e ricercatori.
Più in basso, il Tirino, tra i fiumi più puliti d’Europa, si fa docilmente percorrere per alcuni km con traversate indimenticabili in canoa sotto la guida degli operatori de “Il Bosso”: tutti con la t-shirt rossa come garibaldini, alfieri del territorio. Nel suo fluire si sovrappongono e s’intrecciano altri mondi e altre storie che arricchiscono l’avventura con la destinazione turistica integrata “Paesi narranti del Gran Sasso”, creata dalla cooperativa abruzzese e dal Gal Gran Sasso Velino: 15 piccoli organismi di civiltà e di bellezza ai piedi del Gran Sasso d’Italia, riuniti dal 24 al 28 giugno per la terza edizione del festival a loro dedicato. (www.paesenarrantidelgransasso.it) Perché uniti a volte funziona. La scoperta, la sorpresa e il divertimento sono garantiti e schiudono un caleidoscopio di emozioni: dal colore marziano dello zafferano nella Piana di Navelli, curato dalla Cooperativa Altopiano di Navelli Zafferano dell’Aquila Dop, al gusto di una fetta di pane spalmata di un olio eroico, a Ofena, prodotto da ulivi antichi recuperati da una famiglia guerriera, e alla fantasia della squadra quasi tutta al femminile delle “uncinettine” di Collepietro, che realizzano per le viuzze del paese installazioni coloratissime a forma di girasole con decine di “mattonelle” lavorate gomito a gomito nelle buie serate d’inverno.
Non chiamatelo però turismo di prossimità. Qui nel cuore vero d’Abruzzo va in scena un turismo d’umanità.
Per saperne di più
www.ilbosso.com
leterredelguerriero.com



