LIFESTYLE | Dal Cilento una bussola per il turismo esperienziale: Praesentia lancia la sfida di un modello campano

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Non basta possedere un patrimonio di sapori, saperi e tradizioni: la nuova sfida è trasformarlo in esperienze capaci di raccontare un territorio e diventare autentiche proposte di viaggio. Dal Cilento arriva così una proposta destinata ad aprire il confronto sul futuro dell’offerta turistica campana: dotare la Regione di specifiche linee guida per il turismo esperienziale, mettendo in relazione comunità, produzioni, cultura e identità locali all’interno di un modello condiviso e riconoscibile.

 

(TurismoItaliaNews) L’indicazione è emersa ad Ascea durante la terza tappa di “Praesentia. Gusto di Campania Divina – Viaggio alla scoperta della cultura enogastronomica della Campania”, appuntamento dedicato a “Il Cilento e il turismo della Dieta Mediterranea”. Un confronto che ha riunito istituzioni, mondo della ricerca e territori attorno a una questione sempre più centrale: organizzare le tante risorse già esistenti affinché possano diventare parte di un’offerta turistica strutturata, capace di tradurre patrimonio, produzioni, competenze, saperi e tradizioni in esperienze concrete.

Dalle risorse alle esperienze: la proposta che parte da Ascea

Il punto emerso dal dibattito è netto. La Campania dispone di territori, comunità, produzioni e patrimoni culturali che possono alimentare il turismo esperienziale, ma occorre uno strumento capace di metterli a sistema e fornire riferimenti condivisi. Da qui la proposta affinché la Regione Campania avvii un percorso per l’elaborazione di specifiche linee guida dedicate al turismo esperienziale. Non semplicemente una ricognizione delle risorse disponibili, dunque, ma un riferimento attraverso il quale trasformare ciò che caratterizza i territori in esperienze organizzate e riconoscibili dal visitatore.

L’obiettivo delineato ad Ascea punta alla costruzione di un vero e proprio modello campano del turismo esperienziale, fondato sulla capacità di collegare elementi che spesso costituiscono già una straordinaria materia prima turistica: comunità locali, produzioni, cultura, tradizioni e competenze. La parola chiave diventa così sistema. Perché la forza di una singola produzione, di un sapere tramandato o di una tradizione può acquisire un valore turistico ancora maggiore entrando in relazione con gli altri elementi identitari del territorio e trasformandosi in una proposta comprensibile, organizzata e fruibile.

La Dieta Mediterranea diventa esperienza di viaggio

La tappa cilentana di Praesentia ha concentrato l’attenzione proprio sulla Dieta Mediterranea, osservata non soltanto attraverso la dimensione enogastronomica, ma come possibile elemento attorno al quale costruire una specifica esperienza turistica. Il confronto di Ascea ha infatti consentito di individuare anche un target specifico per il turismo della Dieta Mediterranea, rafforzando l’idea che questo patrimonio possa essere tradotto in una proposta capace di intercettare una domanda precisa. È un passaggio significativo nella prospettiva tracciata da Praesentia: l’enogastronomia non viene considerata come componente isolata dell’offerta, ma come parte di un racconto territoriale più ampio nel quale produzioni, cultura, comunità e tradizioni concorrono alla costruzione dell’esperienza.

Un modello condiviso per raccontare la Campania

La proposta maturata nel Cilento guarda dunque oltre il singolo appuntamento. Il tema posto sul tavolo riguarda la possibilità di dare ordine, riconoscibilità e struttura a un patrimonio diffuso, individuando criteri comuni attraverso i quali territori diversi possano costruire esperienze turistiche senza perdere la propria identità. Le linee guida regionali diventerebbero, in questa prospettiva, lo strumento attraverso il quale creare un riferimento condiviso, valorizzare ciò che già esiste e favorire la trasformazione delle risorse locali in prodotti esperienziali organizzati.

È questa la direzione indicata dalla terza tappa di “Praesentia. Gusto di Campania Divina”: partire dal patrimonio reale dei territori per costruire una proposta turistica capace di renderlo esperienza. E dal Cilento, con la Dieta Mediterranea al centro del confronto, prende forma l’idea di una Campania che non si limita a mostrare le proprie eccellenze, ma punta a farle vivere, comprendere e riconoscere attraverso il viaggio. Ad introdurre i lavori alla Fondazione Alario e la relazione scientifica dedicata al rapporto tra Cilento, Dieta Mediterranea e turismo la dottoressa Rosanna Romano, direttore generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania.

L'obiettivo è quello di costruire un vero e proprio patto, un'alleanza con i territori, coinvolgendo istituzioni, operatori turistici, imprese, produttori, mondo della cultura, comunità locali e tutte le professionalità impegnate nella valorizzazione territoriale. Un percorso che ha raccolto anche la disponibilità degli imprenditori e delle associazioni di categoria presenti all'incontro, pronti a collaborare e a mettere a disposizione competenze ed esperienze per costruire insieme una proposta turistica capace di valorizzare in maniera coordinata le risorse del territorio.

La giornata di Praesentia è iniziata al Parco Archeologico di Velia, con una visita guidata dalla direttrice del Parco Archeologico di Paestum e Velia Tiziana D'Angelo, per raccontare fin dall'archeologia il legame profondo che unisce paesaggio, biodiversità, cultura e alimentazione. Un patrimonio che si traduce anche in produzioni concrete. Tra queste Iulius, l'olio del Parco Archeologico, ottenuto dagli uliveti del sito e realizzato dalla Cooperativa Nuovo Cilento: un prodotto che diventa esso stesso strumento di racconto del paesaggio archeologico e della sua continuità con la cultura agricola cilentana.

"La Dieta Mediterranea è prima di tutto il risultato di un patrimonio agricolo fatto di qualità, biodiversità, produzioni identitarie e saperi che vanno tutelati e trasmessi. Difendere la qualità significa difendere il territorio e le comunità che ogni giorno lo rendono vivo chwe è il lavoro che facciamo con Campagna Amica – ha spiegato Ettore Bellelli, presidente di Coldiretti Campania - oggi questo lavoro deve trovare un collegamento sempre più forte con il turismo, perché chi sceglie il Cilento e la Campania deve poter conoscere non soltanto i luoghi, ma anche le produzioni, le aziende agricole, le persone e le storie che sono alla base della nostra cultura alimentare. Agricoltura e turismo possono così suggellare un percorso comune, capace di valorizzare le eccellenze, generare economia nei territori e offrire al visitatore un'esperienza autentica e riconoscibile".

La prospettiva è fare del Cilento una destinazione del benessere mediterraneo, trasformando un patrimonio culturale già riconosciuto a livello internazionale in uno strumento capace di produrre economia, generare nuove opportunità professionali per i giovani e contribuire a contrastare lo spopolamento delle aree interne e dei piccoli comuni.

 

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