[ REPORTAGE ] A Tokyo, il piccolo grande monumento di Hachiko continua a commuovere il mondo

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Giovanni Bosi, Tokyo / Giappone

E’ uno degli incroci pedonali più iconici del pianeta, famoso soprattutto per il suo super-attraversamento pedonale dove ogni giorno, ad ogni ora, si incrociano inconsapevolmente vite e storie di migliaia di persone di tutto il mondo, attratte proprio dalle frenesia di questo punto della Capitale del Sol levante. A pochi passi dal celebre Shibuya Crossing, tra schermi luminosi e un fiume costante di pendolari, sorge una piccola statua in bronzo che da decenni attira visitatori da ogni angolo del mondo: il monumento a Hachiko, il cane divenuto simbolo universale di fedeltà.

 

(TurismoItaliaNews) Diciamocelo pure: è un punto di pellegrinaggio nel caos urbano. Così, in realtà, oltre al caotico attraversamento regolato da semafori che concendono una manciata di secondi al verde pedonale prima di dare il via libera al flusso degli autoveicoli, qui c’è un punto preciso dove il ritmo frenetico di Tokyo sembra rallentare. La statua di Hachiko potrebbe passare inosservata per dimensioni, ma è impossibile trovarla senza una lunga fila di turisti che attendono il proprio turno per una foto o un selfie.

A Tokyo, il piccolo grande monumento di Hachiko continua a commuovere il mondo

A Tokyo, il piccolo grande monumento di Hachiko continua a commuovere il mondo

A Tokyo, il piccolo grande monumento di Hachiko continua a commuovere il mondo

Davanti all’amatissimo cane di bronzo, infatti, si crea ogni giorno un vero e proprio rituale collettivo: studenti in uniforme, viaggiatori solitari, famiglie e gruppi che sorridono davanti all’obiettivo, spesso con un misto di gioia e commozione. Per molti è una tappa immancabile dell’itinerario a Tokyo; per altri, un luogo di incontro, tanto che la zona intorno all’opera è conosciuta dai giapponesi come “Hachikō-guchi”, l’uscita della stazione dedicata proprio al cane più famoso del Giappone.

Una storia vera che ha attraversato i decenni

Il monumento ricorda un episodio realmente accaduto negli anni Venti e Trenta del Novecento. Hachiko, un Akita Inu dall’indole mite, accompagnava ogni giorno il suo padrone, il professor Hidesaburo Ueno, alla stazione di Shibuya, e ogni pomeriggio tornava per attenderne il rientro. Nel 1925, però, Ueno morì improvvisamente mentre era all’università. Hachiko non lo rivide mai più, eppure continuò a presentarsi puntuale alla stazione per quasi dieci anni, fino alla morte, diventando un esempio straordinario di lealtà.

La storia si diffuse in tutto il Giappone, divenne oggetto di articoli, libri e perfino di un primo film locale degli anni ’80. Ma la fama internazionale arrivò soprattutto con il film del 2009, “Hachiko – Il tuo migliore amico”, interpretato da Richard Gere, che riportò la vicenda alla ribalta mondiale, trasformando la statua in un punto di forte richiamo turistico.

A Tokyo, il piccolo grande monumento di Hachiko continua a commuovere il mondo

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Un simbolo identitario per Tokyo

Sebbene modesto nelle dimensioni, il monumento ha un valore emotivo enorme per la città: rappresenta l’idea giapponese di dedizione assoluta, di legame indissolubile e di rispetto, valori profondamente radicati nella cultura nazionale. Nel corso degli anni la statua è stata restaurata, ripulita, e circondata da un piccolo allestimento urbano che facilita l’attesa dei visitatori. In occasione di alcune festività, Hachiko viene addobbato con sciarpe, cappelli o decorazioni stagionali, trasformandosi in un elemento vivo e partecipato della comunità.

Tra tradizione e modernità

Nel quartiere più fotografato di Tokyo, dove la modernità tecnologica regna sovrana, la piccola statua di Hachiko rappresenta un ancoraggio al passato e alla memoria collettiva. In mezzo a maxi schermi, luci e traffico incessante, quel cane di bronzo continua a raccontare in silenzio una storia semplice e immortale. E così, giorno dopo giorno, Tokyo conferma che anche un piccolo monumento, se porta con sé una grande storia, può diventare uno dei luoghi più amati e simbolici del mondo.

A Tokyo, il piccolo grande monumento di Hachiko continua a commuovere il mondo

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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.

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