[ REPORTAGE ] Dal Sahara al raccolto: il “miracolo verde” dell’Egitto che trasforma il deserto in campi fertili grazie al Nilo
di Giovanni Bosi, Aswan / Egitto
Lungo l’itinerario desertico che collega Aswan ad Abu Simbel - una strada turistica ma a ben guardare una “camionabile” che unisce Egitto e Sudan per lo scambio strategico delle merci – dal finestrino dell’autobus gli occhi mi restituiscono un’immagine che lì per lì associo ad un miraggio dovuto alla rifrazione della luce solare: campi verdi perfettamente coltivati. Questo è il Sahara e per km e km c’è il nulla. “Impossibile”, penso. Invece è tutto reale, perché quello che vedo è uno dei miracoli della tecnologia e dell’ingegno del Paese dei faraoni. Ieri gli antichi Egizi, oggi i moderni Egiziani. Un progetto grandioso per un’agricoltura sostenibile: l’acqua del Nilo deviata attraverso una serie di grandi canali per rendere fertile la sabbia del deserto, usando il limo che da millenni il grande fiume dona al Paese.
(TurismoItaliaNews) E’ il miracolo del Nilo: limo fertile estratto dal fiume e dal lago Nasser, in prossimità della Grande Diga per coltivare il deserto del Sahara orientale, un tempo completamente arido e oggi caratterizzato da zone verdi emergenti, utilizzando canali artificiali per derivare l’acqua in modo da contenere l’evaporazione eccessiva dovuta alle alte temperature. E’ questa la sintesi di un progetto davvero faraonico che l’Egitto è riuscito a rendere reale, andando anche oltre: una caserma destinata alla difesa nella zona meridionale del Paese, delimitata da un muraglione lungo ben 23 km, si è trasformata da luogo armato in presidio agricolo accogliendo i giovani militari che durante il lungo servizio di leva si trasformano in contadini per il loro Paese e coltivare ortaggi, piante medicinali e aromatiche, colture frutticole. Sì, davvero un miracolo.
Gli investimenti messi in campo
Si chiama “Futuro dell’Egitto” il super-progetto che punta a rendere 16.800 kmq di deserto improduttivo in terreni agricoli entro il 2027, anche attraverso il programma “New Delta”, che si basa pure su bacini idrici sotterranei sfruttati mediante la perforazione di pozzi (nel rispetto degli standard di sviluppo sostenibile), la costruzione di due centrali elettriche con una capacità di 350 MWh e una rete elettrica interna di 200 km collegata alla rete del Nuovo Delta. Con un sistema di irrigazione a perno centrale (gli irrigatori ruotano cioè sopra le colture) sono stati creati e si stanno creando grandi campi circolari su cui si coltivano cereali, foraggi e talvolta ortaggi, inseriti in un piano per sviluppare nuove zone industriali e agricole. Ma persino frutta come uva, mango, melograno, banana e fico spagnolo; e fiori per l’esportazione, tra cui garofani americani, gigli, rose e gladioli.
Nuova occupazione e sinergie
Il fine, neanche a dirlo, è prettamente economico: da un lato il governo egiziano intende “contribuire alla riduzione della disoccupazione e all’impiego della popolazione civile in diversi ambiti professionali, consentendo ai cittadini di percepire concretamente l’entità del lavoro svolto e il piano presidenziale di espansione economica volto a favorire crescita e sviluppo sostenibile – ci spiegano – e tutto questo operando in partenariato con investitori agricoli qualificati, nel rispetto delle normative e con competenze nella gestione di modelli economici orientati alla massimizzazione dei rendimenti”. Secondo la previsione governativa, l’impatto occupazionale a fine investimento da 9,7 miliardi di dollari, sarà di circa 10.000 posti di lavoro diretti generati e di oltre 360.000 nell’indotto. E naturalmente, l’obiettivo è anche quello di rafforzare la sicurezza alimentare, ridurre le importazioni di prodotti alimentari ed espandere le superfici coltivabili fino al 30%.
Una popolazione in crescita
Entro il 2050 l’Egitto si troverà ad affrontare una delle sfide più complesse della propria storia recente: garantire sicurezza alimentare ad una popolazione in crescita esponenziale. Le proiezioni indicano un aumento di circa 40 milioni di abitanti, portando il totale a sfiorare i 160 milioni. Un’espansione demografica che si scontra con limiti strutturali evidenti, a partire dalla scarsità di terre coltivabili: appena il 4% del territorio nazionale è oggi idoneo all’agricoltura. Le aree fertili lungo il Nilo, già fondamentali per la produzione agricola, risultano sempre più sotto pressione a causa dell’urbanizzazione e del progressivo degrado dei suoli. In questo scenario, il Paese continua a dipendere in modo significativo dalle importazioni alimentari: emblematico il caso del grano, per il quale circa il 96% del fabbisogno viene soddisfatto dall’estero, con un impatto economico che pesa per miliardi di dollari ogni anno. Una condizione strutturalmente fragile, resa ancora più delicata da ricorrenti tensioni politiche ed economiche, che impongono al governo strategie urgenti e innovative per garantire approvvigionamenti sostenibili e stabilità nel lungo periodo.
Prospettive in accelerazione
Nell’ultimo decennio l’Egitto ha compiuto un passo decisivo nella propria strategia agricola, riuscendo a trasformare diverse migliaia di chilometri quadrati di deserto in aree irrigate e produttive. Un risultato che ha permesso al Paese di coprire internamente circa la metà del proprio fabbisogno alimentare, riducendo, almeno in parte, la dipendenza dalle importazioni. La sfida, tuttavia, resta aperta con un’accelerazione significativa degli interventi. Lo Stato ha pure previsto l’insediamento nella zona interessata di centinaia di addetti attraverso la costruzione di una intera nuova città, che al momento resta tuttavia una città fantasma, con le palazzine inesorabilmente vuote.
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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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