Norvegia, nel Museo Polare per rivivere l'epopea degli esploratori dell'Artico

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Giovanni Bosi, Tromsø / Norvegia

Un museo che è molto più di un luogo in cui conservare oggetti. Qui è gelosamente custodita la storia di un territorio difficile e temuto, ma non per questo amato di meno. E’ la saga di persone che da queste parti hanno speso la loro vita. E’ il racconto dell’evoluzione e dell’avventura umana. E’ il sancta sanctorum delle esplorazioni polari. Il Polarmuseum di Tromsø è un documentario in 4D da vedere.

 

(TurismoItaliaNews) Potete immedesimarvi nei pionieri a caccia nell’Artico tra il 1795 e il 1893. Oppure conoscere lo stile di vita dei cacciatori di trichechi, volpi artiche, orsi polari e buoi muschiati. O scoprire com’è la renna delle Svalbard. O ancora rivivere le avventure del dirigibile Norge e del nostro Umberto Nobile. Comunque la si pensi, il Museo Polare di Tromsø è probabilmente il primo luogo da visitare quando si arriva in questa città artica norvegese, se non altro per comprendere la storia, l’essenza e persino il pensiero. Se dici ghiaccio, dici Artico e se dici Artico dici spedizioni ed esplorazioni.

E’ da queste parti che si è consumata una vera e propria sfida tra l’Uomo e la Natura, quasi sempre ad armi impari, ma anche fra Paese e Paese. Tra il 1795 e il 1893 sono state almeno 14 le spedizioni di caccia nell’Artico: coloro che le intrapresero furono i pionieri di ciò che poi sarebbe diventata la principale attività delle Isole Svalbard, con i trichechi quali bersaglio preferito insieme a foche e renne. La storia lo racconta, insieme a tutte le difficoltà di sopravvivenza in un territorio difficilissimo: molti morivano di scorbuto, malattia dovuta alla mancanza di vitamina C. Durante il Novecento i cacciatori dell’Artico cambiarono velocemente obiettivo, cominciando a dare la caccia ad orsi polari e volpi. Poi iniziarono le prime spedizioni norvegesi alla volta della Groenlandia: oltre alla volpe artica e all’orso polare, era cacciato anche il bue muschiato.

Nelle diverse sale del Polarmuseum di Tromsø tutto questo si snoda davanti agli occhi del visitatore, che può vedere strumenti di lavoro, armi, trappole, mezzi di trasporto, reperti dei campi base ritrovati soltanto moltissimi anni dopo. Tra i resti ritrovati a Bellsund, dove tra il 1610 e il 1650 l’Inghilterra aveva due stazioni di caccia di balene (Robertelv e Calypso) ci sono ceramiche, pipe, unghie e grumi di sabbia misti a grasso di balena. I resti di un cannone indicano una presenza militare in quella zona: i disaccordi riguardanti il diritto di possesso delle migliori zone per la caccia delle balene, richiedevano infatti una costante forza militare vicino a quei luoghi per difendere gli interessi economici di ogni Paese. I rinvenimenti più interessanti riguardano le tombe dei cacciatori di balene: nel Polarmuseum è stata perfettamente ricollocata una delle 225 tombe ritrovate dagli archeologi a Likneset, sulla costa settentrionale delle Svalbard. La datazione precisa della tomba non è possibile, ma i ricercatori pensano appartenga alla seconda metà del ‘600. Grazie alle condizioni climatiche dell’Artico il contenuto di queste tombe è molto ben conservato e perciò è possibile osservare l’abbigliamento utilizzato dai resti umani rinvenuti al loro interno, lo stato di salute di questi balenieri e capire quale fosse il loro stato sociale ed economico. La tomba presente nell’esposizione contiene un giovane uomo, tra i 20 e i 25 anni; le giunture dei polsi e la spina dorsale mostrano i segni di una vita fatta di duro lavoro fisico. “Non sappiamo la ragione della sua morte – spiegano gli esperti - ma siamo a conoscenza del fatto che nel ‘600 molti cacciatori morivano di scorbuto. L’uomo sembra provenire dall’Olanda o dalla Germania del nord, ma potrebbe anche essere originario della Norvegia / Danimarca”.

Di grande interesse è la sezione dedicata alle foche: su un totale di 32 specie di foche esistenti al mondo, solamente 7 sono presenti nelle acque norvegesi: il tricheco, la foca grigia, la foca comune, la foca della Groenlandia, la foca crestata, la foca barbata e quella dagli anelli. Le pelli e alcune specie imbalsamate sono presenti nel museo di Tromsø. Una spedizione di caccia durava all’incirca da aprile a settembre. Tra fine ‘800 e inizio ‘900 l’abbigliamento di un cacciatore era costituito da biancheria intima di lana e pantaloni, maglioni di lana, un impermeabile e lunghi stivali di pelle; il cibo, nutriente e gustoso, era costituito per lo più da carne salata, patate, pane, piselli essiccati, gallette, pesce salato ed essiccato, pancetta, caffè e zucchero. Inoltre, ci si nutriva di carne fresca di foca, renna e uccelli marini.

E poi il Museo Polare racconta l’epopea di personaggi come Fridtjof Nansen, ritenuto uno dei più famosi esploratori polari norvegesi di tutti i tempi. E’ conosciuto come zoologo, oceanografo, diplomatico e umanista Nansen, ma è stato anche un rispettabile autore ed artista. Nel 1922 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace come riconoscimento al grande sforzo profuso come aiuto-organizzatore per profughi e rifugiati. E se la caccia invernale per tradizione era un’attività praticata da soli uomini, le poche donne che parteciparono a spedizioni di caccia erano più delle domestiche per i mariti, che vere e proprie cacciatrici. Wanny Wolstad, nata a Tromsø (1893-1959), è stata un’eccezione: trascorse molti inverni alle Svalbard con il suo compagno di caccia Anders Saeterdal. Herry Rudi (1889-1970) è stato invece soprannominato “il re degli orsi polari”: nato anche lui a Tromsø è stato uno dei più noti cacciatori a livello nazionale e internazionale. I sogni di gioventù diventarono realtà quando Rudi trascorse il suo primo inverno alle Svalbard fra il 1908 e il 1909; durante quell’inverno uccise 90 orsi polari e questo per lui fu solo l’inizio…

Non manca un pezzo d’Italia con la vicenda del dirigibile Norge, che Roald Amundsen comprò dallo Stato italiano. Fu durante il volo da Roma a Ny-Alesund nelle Svalbard che vennero messe a punto le ultime pianificazioni del viaggio seguente: l’11 maggio 1926 il dirigibile iniziò il suo volo dall'Europa all’Alaska sopra il Mar Glaciale Artico. Il costruttore del dirigibile, Umberto Nobile, fu assunto come pilota. Quando il dirigibile sorvolò il Polo, le bandiere italiana, norvegese ed americana furono lanciate sulla calotta polare. Il 14 maggio il Norge atterrò a Teller, in Alaska. Nel 1928 Nobile guidò la spedizione italiana al Polo nord, a bordo del dirigibile Italia, il quale si schiantò durante il viaggio di ritorno. Una spedizione di salvataggio venne subito organizzata: i1 18 giugno 1928 l’idrovolante Latham lasciò Tromsø con a bordo Amundsen alla ricerca di Nobile. Ma il contatto radio con il Latham fu perso quasi subito e da quel momento in poi, di Amundsen e del suo equipaggio non si seppe più nulla. Nobile ed otto dei suoi uomini furono comunque salvati. La memoria di Amundsen fu onorata in tutto il mondo.

Sono moltissime altre le storie che il Museo Polare racconta, accompagnate da reperti, fotografie, mappe, strumenti e modellini di navi. E dunque un luogo speciale da visitare per rivivere pagine di Storia con la S maiuscola.

Per saperne di più
https://uit.no/tmu/polarmuseet
www.visitnorway.it
www.innovasjonnorge.no/italia
www.visittromso.no/en

 

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