Percorsi archeologici dal Manu di Perugia all’Altopiano Plestino: testimonianze dell’antichità raccontano storie e territori

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Giovanni Bosi, Foligno / Umbria

Reperti che rappresentano un biglietto da visita significativo dell’altopiano folignate e delle testimonianze storiche ed archeologiche che si possono trovare, a partire dal Manu di Perugia, sino al Museo archeologico di Foligno e al Mac di Colfiorito. Tre caposaldi determinanti per il turismo nella città della Quintana, che può vantare anche un patrimonio artistico e culturale antichissimo.

 

(TurismoItaliaNews) E’ a dir poco emozionante pensare che quello scudo in lamina di bronzo, di tradizione villanoviana, decorato con motivi geometrici, è stato impugnato ed esibito ben 2.800 anni fa sull’altopiano plestino. Lo splendido manufatto interamente lavorato, risalente alla seconda metà dell’VIII secolo avanti Cristo, è uno dei pezzi forti esposti al Manu di Perugia, il Museo Archeologico Nazionale, quale parte di un corredo funerario ritrovato nella necropoli di Colfiorito insieme ad altri reperti, come la punta di una lancia in bronzo dell’VIII-VII secolo a.C., una punta di giavellotto in bronzo del IX-VIII secolo a.C., una testa di mazza ugualmente in bronzo e un rasoio lunato in bronzo con incisa una decorazione. Reperti che rappresentano un biglietto da visita significativo dell’altopiano folignate e delle testimonianze storiche ed archeologiche che si possono trovare, a partire da Perugia, sino al Museo archeologico di Foligno e al Mac di Colfiorito.

Tre caposaldi determinanti per il turismo nella città della Quintana, che può vantare anche un patrimonio artistico e culturale antichissimo. Come quello legato ai Plestini e più in generale alle popolazioni che sin dal IX secolo avanti Cristo dal nostro Appennino hanno tramandato ai posteri, proprio attraverso le sepolture, testimonianze che raccontano in qualche modo la loro quotidianità: dai vasi di impasto non tornito ed oggetti metallici d'uso comune o di ornamento trovati nelle tombe ad inumazione del periodo IX-VIII secolo a.C, agli oggetti di prestigio ornamentali di lusso, come i dischi bronzei, tornati alla luce dalle tombe del VII secolo a.C. che indicano la nascita di un’aristocrazia; fino ai reperti della VI - prima metà del IV secolo a.C. che “fotografano – ci spiegano al Museo Nazionale Archeologico di Perugia - il periodo più fiorente della cultura plestina, attestando un aumento della popolazione, un maggior benessere e un consolidato assetto sociale. Le sepolture appartenenti ai membri dell'aristocrazia hanno restituito corredi particolarmente ricchi, comprendenti anche materiali di importazione e conseguente acquisizione di modelli culturali, quali l’ideologia del banchetto”. Sottolineature importanti se si considera che il Piano di marketing turistico dei parchi regionali dell’Umbria sottolinea per Colfiorito l’importanza di servizi a disposizione dei visitatori che “contribuiscono ad accrescere l’attrattività dell’area, aggiungendo valore all’esperienza turistica: ben due musei di carattere archeologico e naturalistico,  e un ufficio operativo per il coordinamento e la realizzazione di attività legate alla sostenibilità ambientale”.

Il Mac (acronimo di Museo Archeologico Colfiorito) è nato dalla fattiva collaborazione tra il Comune di Foligno e la Soprintendenza per i beni archeologici dell’Umbria che nell’agosto 2001  hanno allestito la nuova la struttura museale con circa 1.400 reperti archeologici provenienti da scavi effettuati in gran parte nell’area di Colfiorito e nei suoi altipiani a partire dagli anni Sessanta del Novecento. E’ proprio su questo tridente – Perugia-Foligno-Colfiorito – che si gioca una potenziale attrattiva extra-locale, con forti interconnessioni (come sottolineato nel Piano di marketing turistico dei parchi regionali) anche con il turismo scolastico di più ampio raggio, grazie alle importanti emergenze storiche dell’altipiano di Colfiorito: gli importanti ritrovamenti preistorici del Monte Orve, il sistema dei castelli medievali di Annifo, Lignano e Popola, i monasteri e i romitori di Sant’Andrea di Gracciano e Sant’Angelo di Bagnara.

Gli stimoli per una valorizzazione che tenga conto degli strumenti ormai a disposizione di tutti, non mancano: oltre che con una migliore organizzazione della visita, come rilevato nel Piano di marketing turistico firmato da eco&eco Economia ed ecologia Srl Bologna (che per la Regione ha ricostruito il quadro del turismo nei sette parchi del sistema regionale delle aree protette dell’Umbria, con alcune anticipazioni sulle potenzialità di sviluppo ulteriore del turismo) “questo ricco patrimonio storico potrebbe essere valorizzato attraverso iniziative oggi in via di diffusione in molti luoghi simili in Europa e comprese sotto la classificazione della cosiddetta ‘archeologia sperimentale’, una disciplina storica che tenta di verificare sperimentalmente, mettendole in pratica,  le tecniche costruttive e di fabbricazione antiche, le caratteristiche dei manufatti e degli edifici, l’organizzazione del lavoro e l’organizzazione sociale necessarie per arrivare a quei risultati”.

Complementare all’archeologia classica, il suo approccio attivo e laboratoriale si presta particolarmente a ricostruzioni e manifestazioni con un notevole valore turistico-ricreativo, che nelle sue espressioni più avanzate (Francia, Scozia) si arricchisce, attraverso l’utilizzo di Qr-codes e utilizzo di smartphone e tablet, di interventi di digitalizzazione ed esperienze di realtà aumentata capaci di  “far rivivere” l’ambiente storico che si intende ricostruire. Insomma da reperti di quasi tremila anni fa potrebbe partire una nuova concezione di turismo comunque legato al patrimonio del territorio.

Archeologia: il Mac di Colfiorito, l’antica civiltà umbra va in museo

foto realizzate su concessione del Polo Museale dell'Umbria (prot.3649c/2017) e del Comune di Foligno

 

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