Ai piedi del Monte Murano c’è la gemma artistica più preziosa: tra Barocco e Rococò ecco il tesoro di Serra San Quirico

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Eugenio Serlupini, Serra San Quirico / Marche

E’ uno dei più perfetti e ben conservati interni tra Barocco e Rococò, una gemma preziosa del patrimonio artistico e culturale italiano che non ti aspetti di trovare quando arrivi a Serra San Quirico, in provincia di Ancona. Eppure la Chiesa di Santa Lucia è incastonata nel cuore di questo antico borgo medievale ai piedi del Monte Murano, nel Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi. Stucchi, decorazioni, altari lignei e un organo prezioso danno vita ad uno scenografico insieme che emoziona e addirittura commuove per la sua bellezza.

 

(TurismoItaliaNews) I turisti che arrivano qui per scoprire il centro storico e le eccellenze di questo territorio, hanno davvero di che scoprire e di che gustare. Intanto va detto che siamo nella zona del Verdicchio e già da solo questo è un ottimo argomento, ma come accade nei borghi marchigiani, tra Appennino e mare, i prodotti di qualità della tradizione enogastronomica regionale si ritrovano per intero.

La specialità locale sono i calcioni, i caratteristici e pregiatissimi dolci con formaggio, zucchero e uova. “Vibranti sensazioni ed emozioni sussurrate” tengono a dire a Serra San Quirico.

In questo senso l’apoteosi, perché in qualche modo inattesa, si raggiunge quando si entra nella Chiesa di Santa Lucia salendo la scalinata che parte dalla piazza, dominata da un caratteristico campanile a bulbo. Se la facciata è romanica e dunque in qualche modo “grigia” e formale, l’interno è un’esplosione di colori e oro, un vero e proprio capolavoro del Barocco secentesco.

“Abbiamo notizie dell’esistenza della chiesa fin dal 1276 – ci viene spiegato durante la nostra visita - già dal 1289 era certamente affidata ai monaci silvestrini che, attivi già a San Bartolo della Castagna, stavano aprendo in quegli anni l'Ospizio che sarà poi Monastero di Santa Lucia. La chiesa fu poi del tutto distrutta e ricostruita nel 1650 per essere riconsacrata nel 1726, come documenta la lapide a destra dell'entrata, e tutte le decorazioni vennero eseguitw tra il 1674 e il 1694, determinando così quell’unità di stile che fa della chiesa di Santa Lucia un unicum”.

L'edificio è in stile barocco elegante ed imponente allo stesso tempo, la decorazione a fresco della volta è su disegno ed in parte anche opera diretta di Giuseppe Malatesta di Fabriano; stupenda e dall’effetto sorprendente per i lavori ad intaglio e riccamente decorati è la prospettiva dell’organo, eseguita per ordine del Padre Abate don Isidoro Rosa nel 1675, come lo stesso rarissimo organo firmato da Giuseppe M. Testa, perfettamente funzionante grazie al restauro che lo ha restituito ai suoi timbri originari.
L’unica navata della chiesa si articola in sette altari e cappelle. C’è una tela di Giovan Francesco Romanelli da Viterbo (1610-1662) rappresentante il Beato Ugo, ma soprattutto nella terza cappella a sinistra dedicata a San Giuseppe e San Silvestro, il quadro opera del romano Giuseppe Cesari, detto il “Cavalier d'Arpino”, maestro del Caravaggio (1568-1640).

Nell’abside ci sono cinque grandi tele raffiguranti scene del martirio di Santa Lucia; quella centrale sicuramente opera di Pasqualino Rossi (ovvero il vicentino Pasquale de Rossi, 1641 – 1722 - attivo a Roma e nelle Marche nel periodo barocco, tra i più importanti esponenti della pittura di genere in Italia, di ispirazione olandese) mentre le altre quattro laterali, ideate e delineate dall’artista, furono forse completate da diversi autori della scuola bolognese.

“Santa Lucia era una delle più ricche di reliquie di santi – aggiunge la nostra guida - in passato possedeva preziosi arredi sacri in argento, legno dorato, stoffe pregevoli. Molti oggetti furono asportati al tempo di Napoleone; altri, occultati presso privati durante la duplice soppressione degli ordini religiosi, non tornarono più al loro posto. Si contavano ben 18 busti in argento, di cui ne resta solamente uno: quello del Beato Ugo”.

La visita alla chiesa di Santa Lucia non esaurisce l’esplorazione di Serra San Quirico, le cui possenti mura conferiscono al paese la caratteristica forma di una galea, con le tipiche aperture sui camminamenti coperti, le Copertelle, uno degli esempi tra i meglio conservati nelle Marche. E poi Piazza della Libertà con la fontana quattrocentesca, la Torre comunale del XIII secolo, la loggia Manin (vero e proprio balcone sulla valle), i palazzi Piccioni (già Oratorio dei Filippini), Ortolani e della Meridiana. Insomma una visita a questo borgo marchigiano può rivelarsi davvero entusiasmante.

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