Nepal: viaggio tra vita, morte e rinascita nel tempio di Pashupatinath per le cremazioni sul ghat del sacro fiume Bagmati

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Giovanni Bosi, Kathmandu / Nepal

E’ il Nepal che non ti aspetti. Eppure anche questo è il Nepal. E non puoi non andare, perché viaggiare significa conoscere genti e luoghi del mondo. Qualsiasi luogo. Anche quelli legati ai riti della morte. Come il tempio di Pashupatinath, il più importante tempio induista del Paese himalayano. E’ qui che quotidianamente avvengono le cerimonie di cremazione sui ghat che si affacciano sul fiume sacro Bagmati. Un luogo di commiato, di sofferenza, ma anche di rinascita. Siamo andati a vedere per capire.

 

Nepal: viaggio tra vita, morte e rinascita nel tempio di Pashupatinath per le cremazioni sul ghat del sacro fiume Bagmati

Nepal: viaggio tra vita, morte e rinascita nel tempio di Pashupatinath per le cremazioni sul ghat del sacro fiume Bagmati

Nepal: viaggio tra vita, morte e rinascita nel tempio di Pashupatinath per le cremazioni sul ghat del sacro fiume Bagmati

 

(TurismoItaliaNews) Già quando arrivi, in un’atmosfera incredibilmente plumbea, ti rendi conto che l’aria è soffocante, resa acre dal fumo. E quel che respiri è qualcosa legato alla morte. Non si va da turista in un luogo come questo, tutt’al più da viaggiatore, per conoscere, approfondire, comprendere una cultura che è molto lontana dalla nostra, almeno da quella con cui cresciamo.

Dalla capitale Kathmandu abbiamo raggiunto il tempio di Pashupatinath: è qui che vengono disperse le ceneri dei morti dopo la cremazione sulle pire che si affacciano sul Bagmati, il fiume che sgorga sulle colline di Shivpuri per scorrere poi fino in India e gettarsi nel fiume Koshi. Per induisti e buddisti è un fiume sacro, dunque punteggiato di templi lungo gran parte del suo corso. Il rito, che si perde nella notte dei tempi, è legato al dogma che solo mediante un corretto procedimento di cremazione al tempio l’anima dell’induista potrà incarnarsi nuovamente. Il cerimoniale è complesso e quello a cui si assiste è in realtà la manifestazione del dolore che prova ogni essere umano davanti alla perdita di una cara persona. Di qualsiasi fede o credo essi siano. E comunque qualcosa in comune lo abbiamo: nella religione induista la morte è considerata solo un passaggio ad una nuova vita che è il risultato delle azioni passate (karma).

Nepal: viaggio tra vita, morte e rinascita nel tempio di Pashupatinath per le cremazioni sul ghat del sacro fiume Bagmati

Nepal: viaggio tra vita, morte e rinascita nel tempio di Pashupatinath per le cremazioni sul ghat del sacro fiume Bagmati

Nepal: viaggio tra vita, morte e rinascita nel tempio di Pashupatinath per le cremazioni sul ghat del sacro fiume Bagmati

I corpi, prima di essere cremati, vengono avvolti in sudari, distesi lungo la riva del Bagmati, bagnati più volte con l’acqua del fiume e cosparsi con petali di fiori. Successivamente la salma viene adagiata su una pira funeraria e secondo la tradizione deve essere il figlio maggiore ad appiccare il fuoco per il padre, mentre il minore per la madre. Il luogo sempre secondo la tradizione è il ghat, tipicamente una scalinata che scende verso un corso d’acqua, una piscina, un lago. In questo caso di Pashupatinath è dunque il fiume Bagmati.

Il tempio è consacrato al dio Pashupati, manifestazione di Śiva, ed è uno dei sette gruppi di monumenti che permettono alla valle di Kathmandu di essere annoverata Patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Il suo nucleo originario risale al VI secolo dopo Cristo ed è conosciuto per le sue architetture a forma di pagoda; i sacerdoti che svolgono le funzioni si chiamano Bhattas.

Nepal: viaggio tra vita, morte e rinascita nel tempio di Pashupatinath per le cremazioni sul ghat del sacro fiume Bagmati

Nepal: viaggio tra vita, morte e rinascita nel tempio di Pashupatinath per le cremazioni sul ghat del sacro fiume Bagmati

Nepal: viaggio tra vita, morte e rinascita nel tempio di Pashupatinath per le cremazioni sul ghat del sacro fiume Bagmati

Ci aggiriamo seguendo i percorsi riservati ai visitatori che non sono induisti e che non sono lì per partecipare al rito della cremazione, incontrando persone e personaggi di ogni tipo, santoni compresi in abiti tradizionali, venditori di fiori e di lumini. Le uniche che si aggirano indisturbate ovunque sono le scimmiette che vivono nel tempio, a caccia di frutta fresca da sottrarre tra le offerte devozionali. Nessuno però sembra fare caso alla loro presenza. Non puoi fare a meno di guardare tutto e mi rendo anche conto che è impossibile mantenere un distacco con quanto ti accade intorno. Un senso di partecipazione inevitabilmente ti assale: non conosci nessuna di quelle persone che osservi da lontano e che stanno vivendo un momento drammatico, eppure in qualche modo rassicurante per loro, e nonostante tutto ti senti vicino a quell’umanità che piange e si dispera. Tutto fa parte del rito, del credo, della fede, della tradizione. Un po’ fuori luogo, tuttavia, ti ci senti. Quando esci dal tempio di Pashupatinath ti trovi arricchito dentro, comunque la si pensi.

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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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