Nepal, nel monastero buddhista dei monaci-bambini: nel sacro del Matepani Gumba tra cuori, colori e profumi

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Giovanni Bosi, Pokhara / Nepal

Emozione, coinvolgimento, silenzio, rispetto. E persino commozione davanti ai monaci-bambini che durante i canti e le preghiere si addormentano esausti. Alcuni di loro sono piccolissimi. Se ne provano tante, di sensazioni, quanto entri nel monastero Karma Dubgyot Choekhorling di Manang. Siamo in Nepal e qui il misticismo è una cornice essenziale quanto l’Himalaya. Esserci è praticamente un privilegio, a patto di aprire il proprio cuore. Comunque la si pensi.

 

(TurismoItaliaNews) Il Nepal è un Paese affascinante e straordinario, la meta ambita da chi ama viaggiare. E non solo per la natura che qui dà il meglio di sé. Prima Kathmandu, poi Pokhara a 203 km ad ovest, la capitale turistica del Paese, il luogo da cui si parte per i trekking come il Circuito dell’Annapurna. Ma c’è anche dell’altro da vedere, soprattutto per capire: i monasteri, induisti, buddhisti, sciamanici o animisti che siano. Il Karma Dubgyot Choekhorling a Matepani, nella zona di Kundahar, è uno di questi, buddhista per la precisione. Si trova ad una manciata di chilometri da Mahendrapul, a est della città di Pokhara, a poco meno di mille metri di quota, sulla cima della piccola collina boscosa. Esiste da una sessantina di anni e da queste parti è più conosciuto come Matepani Gumba. I suoi colori, secondo tradizione, trasmettono subito gioia, anche se magari il cielo volubile alterna il grigio delle nuvole all’azzurro del cielo.

Nepal, nel monastero buddhista dei monaci-bambini: nel cuore del Matepani Gumba tra cuori, colori e profumi

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Nepal, nel monastero buddhista dei monaci-bambini: nel cuore del Matepani Gumba tra cuori, colori e profumiNepal, nel monastero buddhista dei monaci-bambini: nel cuore del Matepani Gumba tra cuori, colori e profumi

Quando arriviamo, i monaci sono raccolti nella grande sala per pregare e cantare. Noto subito come alcuni di loro siano bambini, anzi bimbi piccolissimi. Non posso fare a meno di osservarli, non riesco a staccare gli occhi da loro: nella loro tunica di colore bordeaux, con il risvolto del collo in giallo-arancio, si adeguano a quello che fanno i più grandi, si sforzano di farlo ma poi il sonno li avvince e si addormentano con un’espressione serena, mentre intorno dungchen (il cosiddetto corno tibetano), tamburi, cimbali e fiati diffondono musica tibetana, alternandosi a mantra per noi incomprensibili. L’insieme è però meravigliosamente coinvolgente ed autentico: è la quotidianità in un monastero come questo, a cui noi viaggiatori siamo ammessi a partecipare. Intorno a noi prevale il senso di appartenenza ad una comunità, la stessa tunica è il simbolo della tradizione tramandata dal maestro al discepolo.

Il Matepani Gumba è stato fondato su esortazione del sedicesimo Gyalwa Karmapa, Ranjung Rigpe Dorje nel 1960 da religiosi di origine tibetana, i Nyeshang-pa, giunti da Manang a Pokhara, ritenuto luogo eccellente e di buon auspicio. Sulle pareti del monastero pitture dai colori sgargianti, elaborati e luminosi raffigurano storie della vita di Buddha e miti legati alle varie divinità che caratterizzano questa religione. Nella stessa sala di preghiera colonne con capitelli arricchiti da fregi scolpiti e decorati costruiscono un insieme armonioso.

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Nepal, nel monastero buddhista dei monaci-bambini: nel cuore del Matepani Gumba tra cuori, colori e profumi

Quando la cerimonia religiosa si avvia alla conclusione, vengo invitato a ricevere la benedizione (adhiṣṭhāna in sanscrito e adhiṭṭhāna in pali) secondo un rito ancestrale: il monaco mi dona una sorta di stola di colore giallo-arancio con scritte e disegni che viene avvolta intorno al mio collo e quando mi inchino, con le scritture sacre mi tocca più volta la testa. Un’esperienza davvero toccante. Un ricordo indelebile.

Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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