Messico, il viaggio che si porta a casa: storie, colori e souvenir dell’anima tra Atzechi, Maya e tequila
Giuseppe Botti, Tulum / Messico
Un condensato di storia, cultura e spiagge strepitose. C’è quanto basta per una vacanza da vivere a pieno e da riportare a casa negli occhi e nel cuore. Ma non solo. A fare la differenza è proprio il fascino che esercita il Messico: un’autentica scoperta la prima volta, voglia di ripetersi nelle incursioni successive. Talmente indelebile da avere quasi la “necessità” di portarsi a casa un pezzetto di questa terra ricca di sole, foreste, deserto, tradizioni e rocce da leggere come libri aperti. Già, ma cosa?
(TurismoItaliaNews) La scelta per uno shopping ragionato induce a tramutarsi in collezionisti anche se non lo si è nel vero e proprio senso della parola. In realtà, tutti (o quasi) ci ritroviamo ad essere collezionisti senza saperlo, perché quando si sceglie qualche souvenir che non sia banale, ma espressione e testimonianza del luogo in cui siamo, ecco che è scattata quella molla tipica del saper cercare. E allora cosa portarsi via dal Messico? Molti degli oggetti che passano per le nostre mani quando siamo nel Paese di Atzechi, Maya e tequila, sono già essi stessi testimonial del Mexico. Ma andiamo per ordine.
Andando a Cancùn - 22 chilometri di spiagge bianche naturali che, viste dall’alto, sembrano formare il numero “7”, acque cristalline e notti sensuali che potrete godervi al massimo sorseggiando un ottimo margarita – ci si trova in un punto strategico della penisola dello Yucatán, nello stato del Quintana Roo: luogo adattissimo per escursioni, per avventurarsi su e giù per la Riviera Maya (una costa di quasi 120 chilometri con paesaggi davvero incredibili) ma anche per andare alla scoperta dei lussuosi centri commerciali e dei mercati dove trovare di tutto: dalla Casa del Arte Popular Mexicano a El Embarcadero, nell’area nord della zona hotelera (per una full immersion nell’artigianato) al Mercado Coral Negro, al mercato La Fiesta, alla Plaza Zócalo, specializzata nella vendita di prodotti messicani provenienti dall’intero Paese: ceste di palma intrecciata, i ponchi di vari colori, i radizionali sombreri dal bordo molto largo, i presepi in ceramica, maioliche dipinte, cuoio stampato e naturale, lo Xtabentún (liquore delicato a base di miele prodotto nello Yucatán al sapore di anice, in elegante bottiglie di vetro color zaffiro).
O ancora monili in argento, che abbondano nei mercati di Cancún, dove lo si può trovare a prezzi molto economici (ma attenzione a cercare il contenuto d’argento indicato dalla punzonatura “.925”, che segnala che il metallo è puro al 92,5 percento). O ancora gli huipiles, freschi vestiti da donna in cotone bianco con vistosi ricami colorati; o le guayaberas, camicie da uomo a manica corta o lunga, bianche o color pastello, generalmente in cotone.
Ma c’è qualcosa davvero di meno prosaico e più “prezioso” da portarsi a casa. Alcune delle belle banconote che vi passeranno per le mani, oppure qualche francobollo residuo di quelli che si acquisteranno per spedire agli amici cartoline da imbucare nelle tradizionali buche rosse delle lettere. O francobolli che magari si andranno a cercare appositamente negli uffici postali (aperti dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 14). Andando dalle parti di Cancùn non mancherà un’escursione a Talum, sito archeologico sulla riva del mare e località che più merita di essere fotografata in tutta la regione e, forse, in tutto il Messico.
Tulum è stata una fortezza maya che visse il suo momento di maggior splendore alla fine del periodo classico, intorno al 1000 dopo Cristo, e la struttura più significativa è “El Castillo”: a questa straordinaria testimonianza le Poste messicane hanno dedicato nei mesi scorsi una bellissima emissione di più francobolli (59.00 pesos, poco meno di 5 dollari statunitensi) che davvero vale la pena di comprare e portarsi a casa per poter dire: lì io ci sono stato. Perché poi dietro c’è una grande storia: pensate che il sistema postale messicano affonda le sue radici nel sistema azteco di messaggeri che gli spagnoli hanno adottato dopo la conquista. L’istituzione del servizio postale qui risale al 1580 e sei anni dopo sono arrivati i primi francobolli adesivi, con una caratteristica unica tra i sistemi postali di tutto il mondo per proteggerli dal furto. E se volete andare sul classico, magari in qualche negozietto specializzato in francobolli che si trovano per strada, qualche serie più impegnativa (ma comunque per poca spesa) che documentano la storia e la cultura del Paese.
Perché, neanche a dirlo qui tutto parla del passato e delle antiche civiltà. Del resto da queste parti c’è pure Chichén Itzá, il sito archeologico maya più conosciuto dello Yucatán inserito dell'Unesco nel Patrimonio mondiale dell'Umanità e tra le nuove sette meraviglie del mondo. E poi le numerose antiche testimonianze di grandi popoli che, con la loro immensa sapienza, seppero decifrare i cicli del cielo e della Terra. Elementi che si ritrovano anche su monete e banconote: ad esempio quella da 100 pesos mostra Xochipilli, dio dell’arte, dei giochi, delle bellezza e del canto nella mitologia azteca. Il suo nome contiene la parola nahuatl xochitl (“fiore”) e pilli (“principe” o “bambino”) e significa quindi “fiore principe”.
Come patrono della scrittura e pittura, fu chiamato Chicomexochitl “Settimo-fiore”, ma potrebbe anche essere indicato come Macuilxochitl “Quinto-fiore”. Sulla banconota c’è pure Tenochtitlan, una città-stato che si trova su un'isola nel lago Texcoco; fondata nel 1325, divenne la capitale dell'impero messicano in espansione nel XV secolo, fino a quando fu conquistata dagli spagnoli nel 1521. Su un’altra versione c’è invece Nezahualcoyotl, filosofo, guerriero, architetto e poeta della città-stato di Texcoco, nel Messico precolombiano. Insomma tanto da scoprire: prima di partire mettete dunque in valigia anche spirito di osservazione, curiosità e grande attenzione per quello che vi passa per le mani!







