Tra neve, storia e maschere: quando Napoleone rivive nel Carnevale alpino di Étroubles, in Valle d’Aosta

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A 1.270 metri di altitudine, tra boschi silenziosi e pascoli che d’inverno si tingono di bianco, il tempo sembra essersi fermato nel borgo medievale di Étroubles. Nel cuore della Valle del Gran San Bernardo, il Carnevale non è solo una festa, ma un rito collettivo che intreccia memoria storica, identità alpina e suggestione scenica. Il 12 e 13 febbraio 2026, le strade acciottolate del paese torneranno ad animarsi con uno degli appuntamenti più affascinanti del Carnevale storico della Coumba-Frèida, capace di trasformare un piccolo centro montano in un palcoscenico a cielo aperto.

 

(TurismoItaliaNews) Quello di Étroubles è un Carnevale che affonda le sue radici nella grande storia europea. Secondo la tradizione, la sua origine sarebbe legata al passaggio di Napoleone Bonaparte attraverso il Colle del Gran San Bernardo, nel maggio del 1800, durante la celebre campagna d’Italia. Un evento epocale che avrebbe lasciato un’impronta indelebile nell’immaginario locale, trasformandosi, nel tempo, in una celebrazione popolare unica nel suo genere. I costumi indossati ancora oggi – ricchi di colori, dettagli e simboli – sono infatti considerati una trasposizione allegorica delle uniformi dei soldati francesi, reinterpretate con lo sguardo ironico e creativo delle comunità alpine. In questo scenario di rara bellezza, dove il paesaggio naturale dialoga con l’architettura medievale, il Carnevale di Étroubles diventa molto più di una rievocazione folkloristica: è un racconto vivente che unisce passato e presente, storia e mito, offrendo a residenti e visitatori un’esperienza immersiva capace di restituire l’anima più autentica della Valle d’Aosta.

Tra neve, storia e maschere: quando Napoleone rivive nel Carnevale alpino di Étroubles, in Valle d’Aosta

Étroubles era già noto all’epoca dei Romani con il nome di Restopolis, poiché si trova sull’antica Via delle Gallie, via di transito per l’Alpis Poenina, l’attuale Colle del Gran San Bernardo. Lungo questo percorso, in epoca successiva, si sviluppò anche la Via Francigena, l’importante strada che nel Medioevo collegava le isole britanniche a Roma e Gerusalemme, percorribile ancora oggi e frequentata da molti pellegrini.

Il Carnevale è uno degli appuntamenti più amati in Valle d’Aosta, una tradizione fortissima radicata nel tempo. Nei costumi del periodo si ritrova anche l’orso, che rappresenta l’avvicendarsi della primavera; le code dei muli, che rappresentano i venti e servono per allontanare le correnti d’aria nefaste; gli specchi sui costumi, che devono scacciare gli spiriti maligni; il colore rosso, che simboleggia la forza e il vigore e che, anch’esso, ha il potere di esorcizzare i malefici e le disgrazie. Durante il corteo, le maschere visitano le famiglie; entrano nelle case, ballano nelle strade e nelle piazze, mangiano e bevono ciò che viene loro offerto.

I carnevali della Coumba Freida sono fuori del comune, ricchi di mistero e di storia. Gli spifferi gelidi che soffiano nella Valle del Gran San Bernardo le hanno valso nel tempo il soprannome di “Coumba Freida”. Tuttavia, il freddo e il gelo sono attenuati in febbraio dal calore e dalla passione con la quale gli abitanti della valle del Gran San Bernardo e della Valpelline si dedicano all’organizzazione del carnevale più curioso della Valle d’Aosta.

Tutti i comuni delle vallate, con varianti più o meno importanti, hanno maschere e consuetudini simili. Come detto, i costumi tipici di questo spettacolo rievocano il passaggio dei soldati al seguito di Napoleone nel maggio del 1800. Le landzette, le bizzarre maschere di questo carnevale, indossano costumi colorati e cappelli che ricordano le uniformi napoleoniche. Questi abiti costosi, confezionati interamente a mano, sono adorni di perline e paillette e di specchietti che riflettono la luce e allontanano le forze maligne. Il volto delle landzette è coperto da una maschera un tempo di legno; in mano tengono crine di una coda di cavallo e in vita hanno una cintura munita di un campanello. Questi ultimi elementi vengono interpretati dagli antropologi come strumenti simbolici per scacciare gli spiriti avversi.

La mascarada, ovvero la sfilata in maschera, è itinerante e si sposta di villaggio in villaggio, di casa in casa dove viene accolta in maniera festosa e dove un tempo trovava la patchocada, ovvero una pietanza fatta di uova sbattute con zucchero, vino e caffè e ricevendo spesso dalle famiglie dei doni in cibo, soprattutto le uova che erano simbolo di vita e rinnovamento. Oggi invece si trovano frittelle, salumi, formaggi, torte, bevande e vino. Nel caos apparente del Carnevale, la mascarada ha però un suo preciso ordine:
-le guide (la guida) in testa al gruppo col volto barbuto ed un grande cappello cilindrico (simboli di autorità) annuncia l’arrivo del gruppo sventolando il vessillo;br/> -seguono i suonatori con fisarmonica, sassofono ed un particolare strumento a percussione; dietro di loro il diavolo cornuto che brandisce un forcone e suona i tanti campanelli cuciti sul suo costume. Segue poi l’Arlequeun (arlecchino) dal costume multicolore e con in testa un cappello cilindrico con tanti nastri; accanto a lui le Demoisella, la sua compagna che distribuisce caramelle;
-chiudono la sfilata il Toque (il pazzo) e la Toquée (la pazza), due vecchi grossolani e volgari intenti a bisticciare. Lei armata di scopa, la usa per punire il marito che col suo bastone solleva la gonna alle ragazze… Concludono il corteo gli Orsi. In alcuni carnevali della Valle del Gran San Bernardo, al termine del corteo troviamo il medico e l’infermiera con il curato che rammentano al pubblico che oltre le cure fisiche devono affiancarsi anche quelle spirituali.

Al centro sfilano le Landzette ovvero una ventina di personaggi col costume napoleonico di velluto con spalline, in testa la feluca con la punta in avanti, sul viso una maschera (Vesadjie in dialetto) in cartone (che ha sostituito la corteccia di legno). Le Landzette sventolano la cava, ovvero una frusta di crine di cavallo ed alla cintura tintinna un sonaglio di mulo. I costumi odierni esasperano l’immagine dell’uniforme e sono arricchiti da perline e paillettes (fino a 30000 per ogni costume!). Una volta il costume era fatto di una stoffa di cotone molto pesante detta matie, oggi è stato sostituito dal velluto. Il costume, ricamato e cucito a mano, si compone di pantaloni, gilet, camicia, giacca a coda di rondine, cintura e cappello. Durante la sfilata questi danzano mettendosi a cerchio ed interagiscono col pubblico astante.

Oggi questo carnevale, festeggiato in tutti i comuni della Valle del Gran San Bernardo, apparentemente sembra sempre uguale ma in realtà sono tutti diversi. Solo a Saint-Rhémy-en-Bosses si trova la figura di Napoleone a cavallo, mentre ad Allein e Doues le Landzette indossano costumi unicamente di colore rosso. Nei comuni della valle del Gran San Bernardo, il carnevale è una tradizione radicata da secoli, e viva ancora oggi. Il Museo del Carnevale della Coumba Frèida propone un viaggio attraverso uno dei più antichi carnevali della Valle d’Aosta, e mette a confronto passato e presente. Il museo si trova in una casaforte del XV secolo, esempio classico di architettura rurale tardogotica.

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