Nella Laguna di Grado per scoprire paesaggio, ambiente, natura e stili di vita unici e irripetibili: come a Mota Safon

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Giovanni Bosi, Grado / Friuli Venezia Giulia

Navigare sulle acque placide della Laguna di Grado è un’esperienza da provare. Soltanto così si scopre un mondo imprevedibile tra le centinaia di isolotti che la punteggiano e che raccontano storie e tradizioni di questo lembo di Friuli-Venezia Giulia, dove da sempre terra e mare si intersecano in una simbiosi irrinunciabile. Paesaggio, ambiente, natura e stili di vita sono unici e irripetibili. E parlano anche di Pier Paolo Pasolini e di uomini impegnati quotidianamente a tramandare tanta bellezza alle generazioni future.

 

(TurismoItaliaNews) La nostra barca scivola tranquilla sulle acque della Laguna. Non solo i gabbiani, ma anche cormorani, garzette e aironi ci vengono incontro levandosi improvvisamente in volo da bitte, barene, mote, tapi e casòni. Fino a cinque minuti prima ignoravo completamente il significato di questi termini. Parole che si traducono in centinaia e centinaia di anni di storia e di tradizioni legate alla nautica, alla pesca e a questo spettacolare specchio d’acqua salata. Sì, davvero qui c’è un “mondo di mezzo” che soltanto venendo, guardando e ascoltando si può comprendere nella sua essenza più bella. Ascoltando i protagonisti di oggi che raccontano le vicende dei protagonisti di ieri, come fanno gli irriducibili dell’associazione dei Graisani de Palù, sodalizio la cui missione è la valorizzazione della Laguna di Grado, la salvaguardia della parlata gradese e dei valori culturali, storici e civici per la difesa dell’ambiente lagunare. Obiettivi da perseguire oggi più che mai, con un ricambio generazionale che stenta ad affermarsi.

Nella Laguna di Grado per scoprire paesaggio, ambiente, natura e stili di vita unici e irripetibili: come a Mota Safon

Nella Laguna di Grado per scoprire paesaggio, ambiente, natura e stili di vita unici e irripetibili: come a Mota Safon

Seguendo quella che è una vera e propria antica strada d’acqua, la Litoranea Veneta, delimitata dai bitti per aiutare i navigatori a non incappare nelle secche e con indicazioni analoghe a quelle stradali, passiamo accanto a diverse “barene” (lembi di terra coperti da bassa vegetazione tipica del paesaggio lagunare), a vari “tapi” (affioramenti di poltiglia delimitati da steccate di canne palustri con varie aperture) e “mote”, gli isolotti su cui sono stati edificati i “casoni”, le tipiche abitazioni in muratura e canne e la copertura esclusivamente in canna di fiume. Eccola la storia che scorre davanti ai nostri occhi.

La nostra meta è Mota Safon, quartier generale dei Graisani de Palù: l’isolotto è vicino a Porto Buso, a ovest di Grado, per la precisione nel comprensorio “Fondao della Silisa”, ovvero “laguna della rondine”. Questo è un posto reso famoso nientemeno che da Pier Paolo Pasolini, non solo per essere stato il suo buen retiro, ma anche per averlo reso la location di alcune riprese del film “Medea”, la pellicola del 1969 incentrata sull'omonima tragedia di Euripide e con protagonista una meravigliosa Maria Callas. Ebbene Mota Safon è stata la cornice di questa produzione girata anche in Cappadocia, Aleppo (Siria) e Pisa.

Nella Laguna di Grado per scoprire paesaggio, ambiente, natura e stili di vita unici e irripetibili: come a Mota Safon

Il presidente Giorgio Guzzonanche Thomas Soyer, gran patron dell’Hotel Savoy di Grado, ma anche e soprattutto brillante presidente del Consorzio turistico Grado Turismo

Finalmente, dopo una quarantina di minuti di navigazione (insieme a noi c’è anche Thomas Soyer, gran patron dell’Hotel Savoy di Grado, ma anche e soprattutto brillante presidente del Consorzio turistico Grado Turismo) ad attenderci c’è il consiglio dell’associazione Graisani de Palù al gran completo: il presidente Giorgio Guzzon, Claudio Camuffo, Enrico Cester, David Grego, Claudio Corbatto, Gianni Marchesan, Oscar Marchesan e Silvano Canuti. Scopro che un nome sempre ricorrente (giustamente) a Grado, è il responsabile delle loro pubbliche relazioni: Nico Gaddi. Lui è un artista poliedrico che staresti ad ascoltare per ore mentre ti racconta la sua genialità. Comunque l’entusiasmo di tutti i Graisani è immediatamente coinvolgente, soprattutto convinto e genuino. Sono loro a gestire oggi Mota Safon e il “casòn” che fu di Pasolini è stato completamente ristrutturato e rifunzionalizzato nel pieno rispetto delle tecniche costruttive di sempre. Entrare all’interno della casetta di legno, canne, fango e mattoni è come varcare una star-gate e trovarsi immersi nel passato.

“Nelle isole della laguna vivevano per molti mesi all’anno i pescatori che svolgevano un duro lavoro nell’isolamento in cui erano costretti – racconta Guzzon - le persone di media età si recavano a Grado soltanto il sabato per fare le provviste e poi ripartire per riprendere la ‘normale’ vita lagunare. In questi anni però la maggioranza di persone che svolge l’attività inerente alla pesca è tornata a vivere in città grazie al benessere portato dal continuo evolversi dell’attività turistica. Quasi tutti hanno comunque conservato il loro casòn e lo hanno reso più confortevole, tornando quando possibile per trascorrere il fine settimana, per andare a pesca, a caccia oppure per il piacere di trovarsi insieme ad amici per sorseggiare un bicchiere di vino e per gustare tante prelibate specialità di pesce e polenta, continuando così a respirare un’atmosfera d’altri tempi. Oggi più che mai risulta difficile il mantenimento ambientale spontaneo e il reintegro di quelle parti compromesse dall’opera dell’uomo”.

Nella Laguna di Grado per scoprire paesaggio, ambiente, natura e stili di vita unici e irripetibili: come a Mota Safon

Lo chef Mauro Verginella dell’Hotel Marea di Grado

Rapido giro d’orizzonte per capire come funziona il piccolo “atollo”, ma soprattutto per immaginare come fosse la vita di chi abitava lì un tempo. Guzzon intuisce subito che siamo colpiti da questa minuscola realtà e dalla sua storia, così come dalla laguna che la circonda: “Vista dal cielo la laguna è un capriccioso intreccio di canali, meandri e specchi d’acqua disegnati dalle correnti tra barene, tapi, dossi e piccoli isolotti. Venature d’acqua, sabbia e canneti contrastano con la linearità dell’orizzonte in un ambiente marino unico nel suo genere” sottolinea. In laguna i “casòni” sono un’ottantina, quasi tutti in concessione a pescatori gradesi: beni preziosi che custodiscono memorie antiche e frammenti di vita sul mare.

Tradizioni, si diceva. Nel lavoro come nel modo di mangiare. Sappiamo bene come i “piatti poveri” d’un tempo sono oggi per noi esperienze del gusto: non è da meno il "Boreto", semplice ma buonissimo. Ce lo fa apprezzare chef Mauro Verginella dell’Hotel Marea di Grado che improvvisa davanti al casòn un autentico cooking show: il boreto è un piatto dei pescatori che richiede pochissimi ingredienti (aglio, olio di semi, aceto, sale e abbondante pepe) con un risultato da leccarsi i baffi. Chef Verginella utilizza rombo, cefalo e spinarolo ovviamente pescati in laguna e ci svela alcuni segreti da lui appresi direttamente dai vecchi di Grado: ad esempio il fuoco su cui si posiziona la padella dev’essere molto vivo e l’aglio va tolto dalla padella solo quando è praticamente bruciato. Venire qui e non gustare il Boreto sarebbe un delitto.

Lo chef Mauro Verginella dell’Hotel Marea di Grado

Il Boreto in cottura

“Siamo fieri di tramandare la nostra storia – aggiunge Giorgio Guzzon – è fondamentale promuovere la conoscenza delle peculiarità dell’ambiente lagunare gradese, ereditato dai nostri avi, che per 15 secoli  hanno mantenuto continuamente le mote, gli argini, a forza di braccia, con i badili durante le basse maree, anche nei periodi più tristi, durante le guerre, con gli stenti e le miserie”. Agli inizi del Novecento gli abitanti stanziali in laguna erano più di 1.200.

Oggi l’Isola di Grado con il suo mare, la sua laguna, il suo territorio esteso anche sulla terraferma, è un attrattore formidabile per il turismo. Sull’onda del retaggio storico del Lombardo-Veneto, gli austriaci ancora oggi amano considerare questo luogo il loro “mare”. E come dar loro torto? La bellezza del borgo senza tempi, l’azzurro del mare cristallino, i tramonti dai colori straordinari, uno stile che spinge inevitabimente ad una slow life, strutture ricettive di qualità, fanno venir voglia di venire qui non solo in vacanza (in una stagione che è lunghissima) ma addirittura a viverci.

Reti da pesca nel porto-canale di Grado

Per saperne di più
www.graisanidepalu.org
grado.it/it/consorzio-grado-turismo
www.turismofvg.it

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