I tesori della Casina da Vic, quando le buone abitudini non si perdono

Katia Sposini, Forni di Sopra / Carnia

Le tradizioni rappresentano un patrimonio che non possono prescindere dall’offerta turistica di una località. Ma di certo la loro difesa e soprattutto il loro tramandarsi tra generazioni, è il primo gesto concreto che ciascuna comunità ha il dovere di attuare. Passato e futuro si fondono nel presente, perché davvero non si può andare avanti se non si sa da dove si arriva. A Forni di Sopra, Perla delle Alpi Friulane, c’è una doppia esperienza di cui tutto il paese è orgoglioso.

 

(TurismoItaliaNews) Quando la latteria sociale di Vico ha chiuso i battenti, per tutto il paese di Forni di Sopra è stato come perdere un caro amico. Era una presenza costante nella quotidianità e per decenni, a partire dal 1885, ha scandito l’economia locale. Quella latteria – complice il mutare dei tempi – oggi non è più attiva ma il suo contenitore, con tutte le sue testimonianze, è ancora lì a raccontare una storia fatta di alpeggi, malghe, casere, latte e mungiture, burro e formaggi. Buon gusto e sana alimentazione. La Casina da Vic, come la chiama la gente, è stata infatti trasformata nel Museo Rurale Fornese, un vitale luogo della memoria locale. Perché a differenza di molte stazioni turistiche montane, gli abitanti di Forni di Sopra vivono nella valle tutto l’anno mantenendo in questo modo tradizioni e cultura locali genuine.

"Un punto di riferimento importante che fa onore alla nostra comunità, che tramanda la sua storia e qualifica il turismo" sottolinea Anna Luigia Anziutti mentre ci accompagna nella visita. I trasporti invernali o estivi, la vita in casa, il lavoro nel prato, nel campo, nella stalla, la lavorazione del latte, senza dimenticare un angolo dedicato alle fibre tessili, canapa e lino, per rendere omaggio alla grandissima tradizione della tessitura fornese: c’è tutto questo nel Museo messo in piedi grazie alle donazioni di tutte le famiglie del paese.

 

Il Museo si presenta con una scena invernale di slitte che scendono cariche dalla montagna, affiancate da vari manufatti come pale, slittini e le immancabili ciàspas, le ciaspole. Come in tutte le zone di montagna, anche qui la neve non è vissuta come un problema, ma come una diversa opportunità. La neve chiude le strade e apre altri transiti, permette l’uso di altri mezzi di trasporto.

 

E poi ancora la ricostruzione dell’atmosfera della vita familiare all’interno di una tipica cucina, per arrivare nella sala di lavorazione del latte dove si è subito colpiti dalle grandi caldaie di rame da 14 e 16 quintali, attorniate da tante attrezzature come gli stampi decorati in legno per il burro. L’ultima stanza è dedicata alla grande varietà dei lavori agricoli, dove si aprono a ventaglio gli svariati attrezzi utilizzati nella produzione foraggera, nella raccolta di fogliame, nel duro lavoro dei campi con alcuni suoi prodotti, producendo fibre tessili, lavorando in stalle e fienili. "C'è tanto da vedere e molto da capire. Non c'è fretta" chiosa Anna Luigia Anziutti.

 

 

La seconda tappa nella visita delle tradizioni di Forni di Sopra non può che essere la Ciasa dai Fornes. La secentesca casa rurale della Busa, un tempo alloggio di uomini e animali - dove accanto ai lavori agricoli non mancavano quelli legati al ferro e alle fibre tessili - grazie all’intervento del Comune è diventata al piano terra la sede dell’esposizione "Il filo dei ricordi". Il richiamo è alla grande tradizione della tessitura e dei filati in genere presente in queste terre.

 

L’epopea fornese
della tessitura

La secolare Carnia migrante risultava divisa in due entità socio-economiche ben distinte. Mentre dai Canali di Gorto e San Pietro emigravano i “cràmars”, da quello di Socchieve, o del Tagliamento, partivano i “tesseri”, i “tisidous”. La destinazione invernale dei tessitori fornesi erano le terre della Serenissima e degli Asburgo. Nei mesi dedicati ai lavori agricoli lavoravano in casa producendo tessuti per autoconsumo. La lana proveniva dalle numerose pecore, la canapa e il lino dai campi della valle. Da fusi e arcolai uscivano fili sottili, frutto delle sapienti mani delle donne. Dai vegetali si ricavavano le caratteristiche tinte gialle, verdi e rosse. L'epopea fornese (e carnica) della tessitura ebbe termine con la Grande Guerra. Fino a pochi anni prima il Canale di Socchieve abbondava di tessitori e telai e la tessitura, pur casalinga, era ancora molto diffusa.
 

Anche per allestire questo percorso espositivo, la gente di Forni di Sopra ha svuotato soffitte, riaperto armadi chiusi da tempo, rinunciato a qualcosa di molto importante: le "doti" delle ragazze di ieri sono diventati pezzi da museo. Sono esposti raffinati indumenti, strumenti di lavoro, coperte dai tipici disegni, tessuti colorati e arredi, delicati ricami ad ago ed uncinetto. Non manca un’altra importante attività paesana: la produzione familiare degli esclusivi "scarpéts", la tipica calzatura carnica di velluto che ha raggiunto a Forni di Sopra la sua più alta qualità e, unita alle floreali ciabatte, una riconosciuta bellezza. Sulle pareti è possibile apprezzare un'insolita dotazione iconografica d’epoca che lega la trama e l'ordito dei molti materiali esposti.

 

Per approfondire il tema degli "scarpéts", merita una visita anche Ciasa Bandiera, in via Fortunato De Santa. "Per queste calzature – ci spiega Delia Cella, che insieme a Silvana Casati e Maria Ghidina è tra le animatrici di questo piccolo centro che tramanda la tradizione - la lavorazione è fatta esclusivamente a mano, dalle suole trapuntate alla tomaia, al ricamo. Un prodotto da boutique. Solo per realizzare la suola servono da 2 a 3 giorni di lavoro, mentre per confezionare un paio di scarpéts occorre una settimana". Su velluto nero si ricamano la stella alpina, l’orchidea chiamata "scarpa della Madonna" o la genziana, fiori che abbondano in quota e che colorano pascoli e boschi delle Dolomiti. Queste donne sono impegnate anche a recuperare il lavoro di Valentino Comis, l’ultimo tessitore di Forni vissuto a cavallo tra Otto e Novecento, attraverso un certosino lavoro al telaio che permette di produrre e proporre ai turisti preziose sciarpe, borse, orecchini, bomboniere. Un grande artigianato che rischia di scomparire, ma che a Forni di Sopra vogliono difendere in tutti i modi.

 

 

Casina da Vic, via Madonna della Salute, 3 – frazione Vico
Ciasa dai Fornes, via Nazionale, frazione Cella
Orari: luglio e agosto tutti i giorni dalle 17 alle 19; negli altri mesi sabato e domenica e
vacanze Natale dalle 17 alle 18 anche su chiamata presso Turismo Fvg di Forni di Sopra, telefono 0433 - 886767
www.fornidisopra.org
www.comune.fornidisopra.ud.it

 

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